La letteratura della Route 66

Un viaggio nel Midwest degli USA, fino al Texas, seguendo la strada madre sulle orme di Twain e Steinbeck

In questo viaggio attraverso la letteratura della Route 66 avremo numerosi compagni che ci condurranno alla scoperta degli States rimasti indietro, superati, tagliati fuori. Quelli che da un po’ di decenni procedono a velocità ridotta. Il limbo in cui il sogno americano si è tramutato, talora, specie verso Sud, in incubo, per assestarsi generalmente in una monotonia priva di accadimenti. Il Midwest da molti definito maledetto, né East né West, né tradizione né slancio al futuro, il tavolato piatto, sospeso a metà strada tra le catene montuose e le fertili vallate alluvionali, stagnante, lento, come i fiumi immensi che lo lambiscono tenendosene ai confini.

Letteratura Route 66 Midwest Steinbeck
Il Midwest è la fascia centrale degli USA

Le “lowlands” che non possono avere che una regina “Sed eyed”, con gli occhi tristi, così la descrive in un potente brano, un salmo, Bob Dylan, anche lui figlio delle pianure.  Eppure la cerniera fondamentale senza la quale gli USA non avrebbero raggiunto la propria unità storica, il territorio di passaggio nel quale si è costruito l’epos pionieristico, l’origine della nazione. Dove sono rimasti, come nomadi accampati, tutti coloro che non si sarebbero mai accontentati di un epilogo, i veri seguaci del miraggio, non a caso i più simili, tra gli Americani d’oggi, ai loro progenitori, quelli che si fermarono, decisi a far si ché l’altro lato del continente, l’Oceano Pacifico, rimanesse una fantasia, destinata magari a un’altra vita, intenzionati a vigilare la via d’accesso, la possibilità di un sogno. La stessa Route 66, la strada madre (il soprannome, vedremo, è di Steinbeck), è il simbolo del territorio che taglia in diagonale: in declino a partire dall’implementazione del sistema autostradale voluto da Eisenhower, oggi praticamente dismessa, un lungo tronco morto, ancora impolverato dalle bufere del dust bowl, assiepato di spettri condannati a inscenare la caricatura di se stessi, memorie sbiadite, tristi epifanie del kitsh, ma, e forse a maggior ragione, l’anima degli States, aspra e inconsolabile, il loro volto più duro, affascinante, da eroe mitico.

Da Chicago a Spoon River

Letteratura Route 66 Chicago Midwest
Il centro di Chicago

Partiamo da Chicago, la fucina di musica bebop e blues, regina nell’immaginario americano degli anni 20, la metropoli bohémien e criminale, prospera e poliedrica, la Windy City dei primi grattacieli della storia, La giungla sottoproletaria raccontata nel 1906 dal primo, clamoroso successo di Upton Sinclair, un romanzo d’inchiesta che si ricollega alla grande tradizione del realismo europeo – Zola e Dickens su tutti – nel descrivere la condizione sociale dei lavoratori del macello. Il volto brutale del capitalismo, il retrogusto amaro della favola. L’ideale per la malavita organizzata, che vi trovò un terreno fertile: il regno di Al Capone, delle bische clandestine e dei bordelli, è raccontato da un piccolo capolavoro noir, Chicago 1946, di Steve Monroe. Anche il viaggio On the Road del giovane Kerouac, negli anni del dopoguerra, inizia tra i locali fumosi del Loop, risuonanti delle stanche esibizioni che denotavano il periodo di transizione tra l’Ornitologia di Charlie Parker, il genio dolente che sarebbe stato icona e mito dell’intera Beat Generation.

Letteratura Route 66 Chicago Zadoorian
L’inizio della Route 66 a Chicago

All’incrocio tra Michigan Avenue e Adams Street si trova il cippo che segna il chilometro zero della Route 66, oggi Historic Highway. La imbocchiamo con due personaggi letterari diversi dai prototipi di avventurieri a bordo di Cadillac lanciate a tutta velocità, o centauri abbronzati che sfrecciano su rombanti Harley Davidson per coprire i 4000 km di mito tra il Midwest e la costa della California. No, partiremo con i due teneri coniugi Ella e John Robina, protagonisti di In viaggio contromano di Michael Zadoorian, Ella e John, due ottuagenari minati dalla vecchiaia e dalla malattia. Classe media di Detroit, una vita ordinaria, trascorsa insieme e ormai al crepuscolo. A dispetto di figli e medici, intraprendono un’ultima avventura on the road a bordo del loro vecchio camper Leisure Seeker, da Chicago a San Diego, lungo la mitica Route 66, come loro defilata e obliata, ma carica di storia.

Letteratura Route 66 Zadoorian Leisure Seeker
La copertina della traduzione italiana del romanzo di Zadoorian

Un percorso nella memoria, commuovente e lirico, in cui tutto – paesaggi, motel, città ed epopee – assume il bagliore soffuso dell’addio. Un canto d’amore e strazio per la vita che, attraverso quest’America poco cantata e tanto straziante, si dilata in un respiro universale e riguarda ognuno di noi. Prima di partire da Chicago è inevitabile il pellegrinaggio presso uno dei miti indiscussi del pantheon artistico americano, tra i principali esponenti della Lost Generation, Ernest Heminghway, nato nel 1899 nel quartiere di Oak Park: qui, tra le celebri abitazioni signorili disegnate da Lloyd Wright, si visita il Birthplace  del premio Nobel 1954, autore di capolavori in cui la riflessione autobiografica è espressione di una vita intensa, virile, avventurosa, generosa e ancorata a una fedeltà ferrea agli ideali. Sempre a Oak Park vide la luce, nel 1875, un altro importante scrittore, Edgar Rice Burroughs, l’inventore di Tarzan. Non distante da Chicago, nel morbido cuore rurale dell’Illinois, si incontra un vero classico della letteratura made in USA. A Lewiston, infatti, s’innalza la collina di Oak Hill, sui cui fianchi riposano i protagonisti dell’Antologia di Spoon River, la raccolta di epitaffi in stile alessandrino pubblicata da Edgar Lee Masters nel 1915, uno dei capolavori più celebri della poesia contemporanea. In Italia la tradusse, sotto il fascismo, Fernanda Pivano, e Fabrizio De André ne trasse ispirazione per il concept album Non al denaro, non all’amore né al cielo (1971). Una corona che emana uno struggimento inguaribile e in fondo compiaciuto per le miserie quotidiane di noi mortali, la volontà di braccare mediante mille accorgimenti la felicità che fugge sempre e si gira a guardarti col suo volto obliquo di cerbiatta. All’Oak Hill Cemetery acacie e viti, riuscì a baciare Mary.

Letteratura route 66 Edgar Lee Masters Oak Hill Spoon River
Il cimitero di Oak Hill da cui trasse ispirazione Edgar Lee Masters, credits by lewistownillinois.org

L’emozione fu così intensa che l’anima gli volò sulle labbra, mentre il suo corpo finì nel camposanto, insieme a quelli del suonatore di fiddle Jones – che arrivò a novanta anni drinking, rioting, thinking neither of wife nor kin / nor gold, nor love, nor heaven– del giudice, del matto, dell’ottico e di tutti gli altri protagonisti della raccolta di Lee Masters. E’ tempo di rimettersi in viaggio, approfittandone magari per una deviazione a Springfield, la cittadina di Abraham Lincoln, ricchissima di memorie presidenziali, dalla biblioteca personale alla tomba.

Il Missouri di Mark Twain

Letteratura Route 66 Hannibal Mark Twain House Boyhood
Mark Twain di fronte alla sua casa di Hannibal

Il confine tra Illinois e Missouri è segnato dal Mississippi. Hannibal, un sonnecchiante centro urbano è una griglia ordinate di casette basse che sorge sulla riva meridionale del grande fiume. La casa dove trascorse l’infanzia Mark Twain, nato a Florida, sempre in Missouri, nel 1835, è a due passi dall’argine: il piccolo, futuro scrittore, quando nei luonghi pomeriggi ammirava l’incedere vischioso, lento, delle acque verdastre, doveva immaginarsi i mondi ignoti verso cui defluivano, attraversando città diverse e terre desolate, infestate da pericolosi briganti. Il Mississippi rimase l’archetipo fantastico del suo capolavoro, la saga composta da Le avventure di Tom Sawyer e dal successivo, definitivo Le avventure di Huckleberry Finn (1884), considerato testo inaugurale della letteratura southern. Nell’autobiografico Verdi colline d’Africa Ernest Hemingway appuntò, a proposito dell’avventura iniziatica affrontata a bordo di una zattera dal giovane io narrante e dallo schiavo nero Jim per 1800 km, che “tutta la letteratura americana moderna viene fuori da un libro di Mark Twain: Huckleberry Finn. […] E’ il nostro libro più bello, e tutto quanto è stato scritto in America viene di lì: prima non c’è niente e dopo niente che lo valga.” Dopo aver visitato la Boyhood House & Museum, una miniera di cimeli, comprese 15 illustrazioni originali di Norman Rockwell al Tom Sawyer, si può optare per una puntata a Columbia, col suo rasserenante fascino vittoriano, per poi virare ancora in direzione Sud Est, verso il Mississippi.

Letteratura Route 66 Mark Twain National Forest
I monti della Mark Twain National Forest

Qui si estende il plateau dei Monti Saint Francois, caratterizzato da rilievi smussati, boschi, sorgenti e fiumi, grotte e coni vulcanici spenti, incluso nella Mark Twain National Forest. Questa regione selvaggia rappresenta l’ambientazione ricorrente dei romanzi “country noir” (etichetta coniata dall’autore) di Daniel Woodrell: nato a Springfield e residente a West Plains, un villaggio dell’altopiano d’Ozark che, nella sua versione innevata, fa da sfondo alla tetra storia familiare di Un gelido inverno, da cui è stata tratta l’omonimo film del 2010 di Debra Granik. Da segnalare, sempre nella zona dell’Ozark, la Laura Ingalls Wilder Historic Home & Museum, storica dimora dell’autrice di Little House on the Prairie, di cui abbiamo parlato nell’articolo sulla letteratura delle Rocky Mountains. E’ venuto il momento di entrare nel Midwest più arido, piatto, polveroso. Siamo alle porte dell’Oklahoma.

In Oklahoma con Furore

Okies, espressione gergale con la quale si indicano gli abitanti dell’Oklahoma, sinonimo di bifolco, o cafone, riecheggiando il coevo Silone, era il titolo che apriva le bozze iniziali del capolavoro indiscusso di John Steinbeck, premio Nobel 1962.

Letteratura Route 66 Dust Bowl Midwest Steinbeck Furore Oklahoma
Una foto d’epoca del dust bowl, le tempeste di polvere che flagellarono il Midwest tra il 1931 e il 1939

Quello finale, The Grapes of Wrath, in italiano “i grappoli dell’ira”, citava invece un verso del The Battle Hymn of the Republic, a sua volta tratto dall’Apocalisse giovanneo: “l’angelo lanciò la sua falce sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio” (XIV, 20). E in effetti il romanzo noto nel nostro paese come Furore “racconta una storia di biblica intensità in cui si susseguono le vicende della famiglia Joad dell’Oklahoma, lungo la Route 66, fino alla California. [. . .] Sono il coraggio e la determinazione a trasfigurare questi diseredati negli eredi del popolo dell’Esodo, così come lo erano stati i pionieri del West, nonché gli emigranti sbarcati a Castle Garden ed Ellis Island; e, prima ancora, quei dissidenti che, nel Seicento, avevano traversato l’Atlantico per realizzare il regno di Dio sulla Terra.” (dalla prefazione di Luigi Sampietro a questa edizione). La vicenda raccontata dallo scrittore di Salinas, California, è nota, grazie anche alla fortunata trasposizione cinematografica del 1940 di John Ford: in piena Grande Depressione, una serie di tempeste di polvere simili a flagelli divini devastano ininterrottamente, tra 1931 e 1939, le colture di tutto il Midwest, ricoprendole di un velo cinereo, da fine dei tempi. La causa va ricercata nello sfruttamento intensivo che ha eroso gli strati fertili della terra, esausta, scarnificata.

Letteratura Historic Route 66 Oklahoma Steinbeck Furore
L’Historic Route 66 in Oklahoma

I possidenti dei latifondi, o meglio le lobby capitalistiche, impersonali e piramidali, il “Mostro”, sloggiano le famiglie di mezzadri ormai impossibilitati a corrispondere i canoni d’affitto. Il sistema devasta, con il suo volto meccanizzato (tractors don’t love the land), qualsiasi ostacolo, tutti invero molto fragili e inerti, si frapponga a un incedere marziale. Casupole, memorie, vite. La marcia dei disperati non approderà a Canaan, ma all’inferno di una diseguaglianza sempre più profonda, un baratro tremendo al quale il New Deal di Roosevelt, condiviso da Steinbeck, tentò faticosamente di dare risposte. La marcia malandata dei Joad narrata nel maestoso murale di Furore, che fonde realismo e denuncia, ha come punto iniziale un piccolo villaggio dell’Oklahoma orientale, non lontano dal confine col Missouri e l’Arkansas, Sallisaw. Poi ci si immette sulla 66, “il sentiero di un popolo in fuga, di chi scappa dalla polvere e dal rattrappirsi delle campagne, dal tuono dei trattori e dal rattrappirsi delle proprietà, dalla lenta invasione del deserto verso il Nord, dai turbinosi venti che arrivano ululando dal Texas, dalle inondazioni che non portano ricchezza alla terra e la depredano di ogni ricchezza residua. Da tutto ciò la gente è in fuga, e si riversa sulla 66 dagli affluenti di strade secondarie, piste di carri e miseri sentieri di campagna. La 66 è la strada madre, la strada della fuga. (cap. 12)” Lungo la direttrice, in direzione Tulsa, la più grande città dell’Oklahoma dal pregevole centro storico in stile art déco, si incontrano altri personaggi mitici del Midwest. Il primo è un attore di etnia cherokee noto anche come “Oklahoma’s Favorite Son”.

Letteratura Route 66 Will Rogers Oklahoma
Statua equestre di Will Rogers, il cowboy mito dell’Oklahoma

La sua figura, da queste parti, è ancora venerata, come si evince all’interno dell’installazione espositiva, ospitata nella sua dimora rurale, che possiede la grandiosità solenne di un mausoleo, il Will Rogers Memorial Museum & Birthplace Ranch.  Fotografie, memorabilia, cimeli, documenti, testimoniano la sua vita avventurosa: cresciuto nel Territorio Indiano, era così abile a lanciare il lazo e in altri virtuosismi da cow boy da divenire una delle star più amate e pagate di Hollywood, con oltre 70 film all’attivo che lo resero noto in tutto il mondo. Al punto che la Route 66 è nota anche con il soprannome di Will Rogers Highway. Nel centro di Tulsa è la volta del Woody Guthrie Center, polo espositivo multimediale dedicato al Dio del Folk, nato nel 1912 a Okemah (villaggio, non lontano dalla città, villaggio sorto dal nulla per ragioni petrolifere e ripiombato nel nulla dopo l’esaurimento dei pozzi, se si eccettua un festival a luglio), che denunciò gli anni dolorosi di un paese soffocato dal Dust Bowl, piegato dalla grande depressione, sconvolto dalla guerra e da uno sviluppo forsennato, quella “terra che è la tua terra”, come recita il suo più noto brano. Uno Steinbeck con la chitarra, anarchico e comunista, autore anche peraltro di un’autobiografia molto vicina alla poetica dello scrittore californiano,  Bound of Glory, del 1943 (trad. it. Questa terra è la mia terra).

Letteratura Route 66 Woody Guthrie Center Tulsa World
Una delle sale del Woody Guthrie Center di Tulsa, credits by tulsaworld.com

L’album miliare di Guthrie, Dust Bowl Ballads (1940), fa rivivere in musica le atmosfere di vuota disperazione dei mezzadri di Furore, mediante le canzoni che suonavano nelle verande delle loro catapecchie di legno, di fronte ai campi di cotone. L’azzurro e il bianco, una chitarra e un’armonica, una voce graffiata dall’alcool. Guthrie veniva da lì. Procedendo nel “Sooner State” non ci si può perdere una sosta a un Coney Island locale, dove l’hot dog di origine greca è impreziosito da una variante rispetto alla ricetta tradizionale del quartiere di New York, i crauti, e all’Oklahoma Route 66 Museum di Clinton (visitato dagli anziani Ella e John del Leisure Seeker), un raccolta kitsch di auto d’epoca, motociclette, gigantografie, targhe e insegne arrugginite, pompe di benzina, insegne al neon di motel, un furgone Volkswagen dipinto a spry, il tutto raccolto secondo una precisa ricostruzione filologica, con corredi musicali della Big Band Era. Stiamo per arrivare in Texas, parte finale del nostro viaggio nella letteratura della Route 66.

In Texas, il Sud western

Letteratura Route 66 Texas Cormac McCarthy Non è un paese per vecchi
La copertina italiana del romanzo Premio Pulitzer 2005

Uscendo verso Sud dalla “strada madre”, che punta dritta in direzione Pacifico, si arriva in Texas, uno degli stati americani dotati di un’identità più robusta, orgogliosa. Dove le Great Plains si inaridiscono progressivamente nelle sabbie del deserto, e gli States diventano Messico. Ai contadini delle piantagioni subentrano i cowboy degli altopiani stepposi, duri e virili al pari degli sceriffi le cui gesta costituiscono, nelle oasi d’ombra dei bar, il principale soggetto di conversazione. Insieme a quelle dei banditi. Non è dunque casuale se il romanzo più famoso ambientato in Texas, sebbene in tutt’altra epoca storica e dimensione socioculturale, tragga linfa dall’humus così caratteristico. Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy (tit. or. No Country for Old Men, da cui il film dei Coen vincitore di 4 Oscar)  è un western postmoderno, un truce intreccio di violenza e narcotraffico a due passi dal Rio Grande, nella conte di Terrel, segnata dal tramonto di qualsivoglia codice cavalleresco, seppure residuale nel mondo senza legge della frontiera ottocentesca, presente in altri lavori “texani” dello scrittore del Tennessee, come Meridiano di Sangue. Un vero e proprio classico western è Un volo di colombe (1985), che valse a Larry McMurtry, originario di Archer City, figlio verace del Lone Star State. Notevole voce femminile del Texas fu Katherine Anne Porter, nata nel 1890 ad Archer City ma cresciuta a Kyle, nell’abitazione signorile, oggi sede di un Literary Center dedicato alla sua personalità artistica e intellettuale poliedrica a cui si devono La nave dei folli (da cui il film di Stanley Kramer vincitore di due Oscar) e la raccolta Bianco cavallo, bianco cavaliere. Ogni aspetto del Texas sembra il parto di una mente creatrice, disillusa e paga di sé. D’altronde l’aveva già scritto il solito Steinbeck in Travels with Charley: In Search of America (trad. it. Viaggio con Charley), resoconto di un vagabondaggio condotto in furgone attraverso gli States, in compagnia di un cagnolino. L’ennesima espressione dell’anima americana che non può trovarsi se non in movimento: “il Texas è uno stato d’animo. Il Texas è un’ossessione. Ma soprattutto, il Texas è una nazione in ogni senso della parola.” La conclusione migliore per il nostro viaggio nella letteratura della Route 66 (qui il trailer esperienziale).


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