I libri delle Rocky Mountains

Dal North Dakota al Colorado, gli scrittori degli USA più selvaggi raccontano l’eterna storia dell’uomo nella natura

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Le Rocky Mountains in Colorado

Le Rocky Mountains potrebbero sembrare un territorio povero di storia letteraria. Eppure gli scrittori di quest’area degli USA selvaggia, aperta, ventosa, raccontano da almeno un secolo il rapporto dei suoi abitanti con l’elemento primordiale e dominante della natura. A scaturirne è un senso della vita scabro, asciutto, che non manca di riflettersi in uno stile dall’unità riconoscibile, semplice e netto, forgiato dall’interazione dell’uomo con un ambiente difficile, anche a livello sociale e culturale, elementare come certi paesaggi delle Great Plains, disegnati da una sola linea che demarca cielo e terra. Il rapporto del singolo con l’esistenza vi è scandito dalla dialettica con il tutto del mondo e dei gruppi di appartenenza, nativi o bianchi che siano. A emergere è un assetto mai definito o univoco, bensì un assestarsi laborioso, complesso. In fondo nelle Rocky Mountains si è rimasti o indiani ebbri di prateria o pionieri in cammino, a metà strada tra la civiltà e la wilderness, in una dimensione dello spazio e del tempo inghiottita nell’avvicendarsi astorico dei cicli stagionali.

Prima delle Rocky: i Premi Nobel del Minnesota

Libri Rocky Mountains Letteratura Minneapolis
Il moderno skyline di Minneapolis

Prima di addentrarci nel territorio delle Rocky Mountains, partiamo dal Minnesota, lo stato delle Great Plains lambito a Nord dal Lago Superiore, punteggiato da 12.000 bacini minori e attraversato dalle principali direttrici fluviali degli States, Mississippi in testa. Davvero “acqua che riflette il cielo”, come vuole il significato nativo del nome. Il Minnesota ha sfornato ben due Premi Nobel per la letteratura. Al momento attuale, curiosa coincidenza, il primo e l’ultimo degli americani. Tra poco andremo a incontrarli. A Minneapolis, la massima città dello stato che forma con la contigua capitale Saint Paul una conurbazione metropolitana, quella delle Twin Cities, di 3 milioni e mezzo di persone, ci aspetta intanto una delle voci più note e sensibili della scena autoriale del cosiddetto Native American Renaissance, categoria critica, analoga a quelle del Rinascimento del New England o della letteratura southern, che indica il forte impulso artistico registratosi nella galassia etnica amerindia a partire dagli anni 60.

Letteratura Rocky Mountains Libri Birchbark Books Luoise Erdrich
La libreria nativa Birchbark Books a Minneapolis, appartenente alla scrittrice Louise Erdrichcredits by birchbarkbooks.com

Louise Erdrich è nata nel 1954 a Little Falls, Minnesota, in una tribù di Ojibway, chiamati dai bianchi Chippewa: questa popolazione, un tempo ampiamente stanziata intorno alle coste dei Great Lakes, è oggi raccolta nelle Turtle Mountain Indian Reservation del North Dakota, lo stato dove sono ambientati tutti i romanzi della scrittrice finalista del Pulitzer nel 2009 e insignita con prestigiosi riconoscimenti. Ne parleremo più tardi. Nel cuore di Minneapolis si trova la libreria di proprietà della Erdrich, Birchbark Books, negozio che propone centinaia di pubblicazioni, molte rivolte anche a un pubblico infantile, dedicate alla cultura nativa. Un ottimo punto d’inizio per avvicinarsi alle radici etniche del West.

A Saint Paul vide la luce nel 1896 uno dei massimi esponenti di sempre della letteratura americana, appartenente alla cosiddetta Lost Generation (espressione coniata da Gertrude Stein), la nidiata di scrittori attivi dopo la Prima Guerra Mondiale che annovera John Steinbeck e Ernest Hemingway.

Francis Scott Fitzgerald i libri delle rocky mountains
Francis Scott Fitzgerald

Quest’ultimo fu lanciato proprio da Francis Scott Fitzgerald, il principale narratore della Jazz Age, l’età luccicante, spensierata, che si svegliò di colpo dal proprio sogno in musica nel 1928, col crollo di Wall Street. I suoi romanzi, soprattutto Il Grande Gatsby, scritto nel 1925, costituiscono un’analisi lucida e disincantata dell’alta borghesia statunitense, avviata, inconsapevole, al disastro. West Egg, la località fittizia di Long Island, è la quintessenza dell’esistenza frivola, mondana, dell’aristocrazia di New York. Solo un’apparenza di vita, un continuo nascondere nei fumi delle soirée, nelle avventure galanti, nel successo, l’insensatezza di un tempo privo di norma e fine. Quella che riemerge quando si sta fermi sul molo a scrutare la “luce verde” nella notte, il simbolo di un sogno perduto. Un apposito percorso conduce alla scoperta dei luoghi di Saint Paul legati a Scott Fitzgerald, dalla casa natale in poi.

Letteratura Rocky Mountains Sinclair Lewis Main Street
Il primo Premio Nobel USA, Sinclair Lewis, credits by slf.com

Proseguendo verso Nord si giunge nel villaggio natio del primo Premio Nobel statunitense, Sinclair Lewis, vincitore dell’edizione 1930. L’atmosfera di Sauk Centre non è cambiata di molto da quella descritta in Main Street, il capolavoro del 1920 intitolato alla via principale del paese, che racconta la vita sonnecchiante, pigra, inconfessabilmente priva di senso, dell’enorme provincia americana. La stessa vena satirica, precisa e veritiera, permane nei romanzi successivi, a partire da Babbit, implacabili nel fustigare la grettezza e i pregiudizi tipici dell’uomo medio americano, ridotto a una vacua ricerca di un successo privo di fine. A Sauk Centre si può visitare la dimora dell’infanzia di Sinclair Lewis,  Boyhood Home, costruita nel 1889. E, ovviamente, Main Street, che sembra uscita dalle pagine del libro omonimo, piuttosto che il contrario. Una citazione ci aiuta a calibrare il rapporto di Sinclair Lewis con le sue praterie d’origine, l’America e il mondo contemporaneo: “anche se può sembrare che io abbia criticato i villaggi della prateria, non li ho criticati più di New York, o di Parigi o delle università più illustri. Sono quasi sicuro che non sarei mai potuto nascere in nessun altro posto al mondo dove godere di più dimostrazioni di amicizia. In verità, quando guardo i figli dei ricchi del New England con le loro macchine di lusso e i loro viaggi, mi sembra che loro non abbiano provato nemmeno un decimo di quel divertimento che ho vissuto io da bambino, quando nuotavo e pescavo nel Lago Sauk, o quando facevo rafting sul Lago Fairy, fermandomi per un picnic, vagabondando per chilometri, con un fucile, ad Ottobre, rotolando verso Hoboken Hill, rubando meloni. Hanno rappresentato una bella età, un bel luogo, e un’ottima preparazione per la vita.”

Libri Rocky Mountains Duluth Bob Dylan
Duluth, città natale di Bob Dylan

Duluth, sulle sponde del Lago Superiore, ha invece dato i natali all’ultimo Premio Nobel targato USA, eletto nel 2016. Assegnazione che ha fatto discutere, dal momento che Bob Dylan (al secolo Robert Allen Zimmerman, nipote di immigrati ebrei ucraini, fino a quando non assunse lo pseudonimo definitivo in onore del poeta Dylan Thomas)  i suoi brani letterari li ha cantati, unendo folk e rock, poesia e suono graffiante della musica elettrica. Una sintesi che ha raccolto una ricchissima tradizione culturale: il retroterra familiare biblico e l’avanguardia della Beat Generation, la poesia imagista e la spiritualità cristiana, la lotta politica e l’esistenzialismo filosofico. L’arte di Dylan ha affrontato, nei corso dei decenni, nel suo never ending tour che, oltre a formula di spettacolo, ha rappresentato un’esigenza di approfondimento senza fine, i problemi capitali dell’uomo intrecciandoli nella loro specifica dimensione storica ed epocale. In primis all’anima dell’America contemporanea.

Libri Rocky Mountains Bob Dylan Murales Duluth Minnesota
Un manifesto murale col volto di Bob Dylan, icona della cultura contemporanea

Pervenendo a un’espressione lirica, sofferta, meditata, né romanzo né poesia (Dylan si è però anche cimentato nella prosa, con il rapsodico Tarantula, e nell’autobiografia di Chronicles), che ha cambiato per sempre il modo di scrivere le “canzoni”: non più, banalmente, 4 o 5 minuti spensierati, ma una testimonianza precisa, difficile, concisa, che condensa in pochi accordi complessissime gamme d’esperienza e i nodi fondamentali della nostra enigmatica avventura terrestre, in modo da assume un respiro letterario di nobiltà inedita. Da Duluth parte l’Highway 61 “rivisited” nell’album miliare del 1965, quello della svolta elettrica in cui Dylan rotola “like a rolling stone” fino al Mississippi, vale a dire al rock di origine afroamericana. Al numero 519 di N. 3rd Ave sorge il villino dell’infanzia del musicista Nobel che, a sei anni, si trasferì con la famiglia Hibbing. Imperdibile il suo Bob Dylan Walking Tour che tocca luoghi e memorie dell’adolescenza del profeta di Duluth. E’ ora tempo di dirigerci alla volta del North Dakota, in compagnia di un altro romanzo di un autore del Minnesota.

In North Dakota, tra nativi e praterie

Libri Rocky Mountains North Dakota Pirsig Zen motocicletta
La copertina italiana del capolavoro di Robert M. Pirsig

“Nel vento ci sono gli odori pungenti degli acquitrini ai margini della strada. Ci troviamo nella zona delle Pianure Centrali, piena di pantani, ideali per la caccia alle anitre; veniamo da Minneapolis e andiamo verso nord-ovest, verso i due Dakota. […] Sono felice di ripercorrere questa regione. E’ un posto che non è un posto, senza nulla che lo renda famoso, ed è proprio questo il suo fascino.” Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (trad. it. Adelphi, 1981), clamoroso successo editoriale pubblicato nel 1974 dallo scrittore di Minneapolis Robert M. Pirsig, è un classico libro americano on the road che fonde romanzo di formazione e autobiografia, riflessione filosofica e ricerca di un’identità integrale del soggetto che superi l’alienazione creata dalla società e dal suo pensiero ufficiale. Un “Chautaqua”, così lo definisce l’Io narrante, cioè lo spettacolo che si spostava col suo tendone nell’America rurale anteriore all’avvento della radio e della televisione e metteva in scena spettacoli e letture rilevanti per la formazione di una coscienza collettiva. In viaggio col figlio Chris e gli amici John e Sylvia, il protagonista, nient’altro che l’autore, si domanda se sia importante conoscere i rudimenti relativi al funzionamento della motocicletta a bordo della quale attraversa l’immenso altopiano nordamericano. I monologhi interiori che espongono la metafisica della Qualità e il tentativo di superare il dissidio tra scienza razionale e visione mistica (la “cultura classica” e la “controcultura romantica”) sono turbati dal riaffiorare della figura eroica e indagatrice di Fedro, il “Lupo”, l’Io di Pirsig degli anni universitari a Bozeman, Montana, stuprato dall’elettroshock, strumento del sistema atto a cancellare ogni presunta devianza. Platone e Aristotele, il Buddha e il capitalismo tecnologico danno vita a una indagine originale sulla civiltà umana, il Bene e il Giusto. Il West, in questa caccia al fantasma di Fedro condotta da Pirsig insieme al suo figlio, così estraneo e familiare, diventa la meta e insieme il principio, prima che “ragione e Qualità si sono staccate”.

Libri Rocky Mountains Philip Roth Louis Erdrich
La copertina italiana de “Il giorno dei colombi”, a detta di Philip Roth il capolavoro della Erdrich

Dopo una sosta a Fargo, nome famoso grazie al film  (che nel 2014 ha ispirato una serie TV) del 1996 dei fratelli Coen vincitore di due Oscar, si accede alle sconfinate High Plains del North Dakota, che abbiamo raccontato in un articolo monografico. Buona parte delle storie contenute nei romanzi di Louise Erdrich si svolgono nelle riserve indiane ai confini col Canada, non distante dall’International Peace Garden, un parco botanico e artistico inaugurato nel 1932 in prossimità della frontiera. La vita degli Ojibwa, spesso proiettata nella dimensione di una narrazione storica complicata da una tecnica polifonica, è al centro di diversi libri che compongono però la saga unitaria di un heimat (dovuto a una cattività) costantemente minacciato dall’irruzione di fattori turbativi, analogo alla Yoknapatawpha di Faulkner. In italiano sono usciti La casa di betulla (2006), Passo nell’ombra (2011), La casa tonda (2013) e l’anno seguente quello che, a detta di Philip Roth, sarebbe il capolavoro della Erdrich, Il giorno dei colombi, un cupo inanellarsi di stragi e faide che lascia emergere un distillato di sapienza da praterie, “beati coloro che non leggono mai un Giornale, perché vedranno la Natura e, attraverso di lei, Dio.” In direzione Montana, prossimo stato, non mancano i punti di interesse in grado di far rivivere le ambientazioni di età pionieristica del ciclo della Erdrich, sulle orme di Lewis e Clark, nel caso dell’avamposto ligneo di Fort Mandan, e dell’American Fur Company, in quello di Fort Union, senza perdersi una puntata alla più grande prateria degli States, il Little Missouri National Grassland, e al celebre Theodore Roosevelt National Park.

Il Montana dei fiumi e dei cavalli

Libri Rocky Mountains Gardiner River Montana In mezzo scorre il fiume Norman Maclean
Il Gardiner River nel Montana occidentale, dove si svolge “In mezzo scorre il fiume”

Il paesaggio, in Montana, rimane inizialmente altrettanto grandioso, vuoto, monotono, per innalzarsi mano a mano che si procede verso West nei contrafforti imponenti delle Rocciose, che formano il Continental Divide, lo spartiacque del Nord America. I canyon, usati dagli indiani per un’antica forma di caccia al bisonte, come documentato nel sito archeologico First Peoples Buffalo Jump State Park, prendono a incidere con violenza le pianure. A Missoula, nella selvaggia sezione occidentale, incontriamo la prima delle due glorie letterarie del  Big Sky Country. Infatti in questa graziosa cittadina universitaria, famosa grazie a un fiabesco campus neorinascimentale, si trasferì all’età di sette anni, nel 1909, dal vicino Iowa, Norman Fitzroy Maclean, il cui libro più importante, A River Runs Through It (1976), è stato tradotto in Italia col titolo di In mezzo scorre il fiume, reso celebre dalla versione cinematografica del 1992 di Robert Redford, vincitrice di un Premio Oscar alla fotografia, con Craig Sheffer e Brad Pitt a impersonare i due fratelli che nel romanzo attraversano tutti le vallate accidentate del West Montana, nel cuore del Glacier National Park, per praticare la pesca alla mosca.

Libri Rocky Mountains Norman Maclean
La copertina dell’edizione italiana del capolavoro di Norman Maclean

Ancora una volta una storia familiare sullo sfondo della wilderness, magistra vitae: due consanguinei che, durante le peregrinazioni tra scenari maestosi, imparano le reciproche differenze e giungono alla conclusione, però, che “alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume la attraversa”, rendendole une e plurime nello stesso atto. Il museo storico del Fort Missoula, presidio installato nel 1877, raccoglie materiale su Maclean insieme a quello di altre personalità del Montana. Un altro importante scrittore legato a Missoula è stato James Crumley, texano di nascita, rappresentante di spicco del poliziesco hard boiled inaugurato dalle lezione di Chanlder. I suoi investigatori malandati, Milo Milodragovitch e C. W. Sughrue, protagonisti di veri e propri cult tradotti anche in Italiano (Il caso sbagliato, L’ultimo vero bacio, La terra della menzogna, Una vera follia e La cattiva strada), si muovono il più delle volte nelle regioni aspre del Montana, salvo ritrovarsi, sulle tracce delle loro indagine, a percorrere mezza America on the road. I loschi figuri che popolano le pagine che odorano di fumo, whiskey e sgommate erano rielaborazioni dei rudi avventori che vedeva appoggiati sul bancone del Charlie’s Bar di Missoula, in questa terra che, sebbene remota dal cliché noir delle città californiane, offre un repertorio ben osservabile di tipi caratteriali, ceffi temprati dalla vita all’aria aperta.

Libri Rocky Mountains L'uomo che sussurrava ai cavalli Evans
A cavallo in un ranch del Montana, al cospetto delle Rocciose

Il solito Robert Redford ha tradotto in pellicola The Horse Whisperer (1995), subito uscito anche in Italia col titolo di L’uomo che sussurrava ai cavalli, uno dei successi editoriali più imponenti nella storia della letteratura mondiale, considerando le 15 milioni di copie vendute. Nicholas Evans, l’autore inglese del best seller, ha ambientato la commuovente storia di amore universale, che coinvolge uomini e animali nella comunione dolorosa della vita, tra gli altopiani del Montana, dove si trova il ranch del “sussurratore”, Tom Brooker. Sempre il Montana fa da sfondo ad altri due romanzi di notevole successo di Evans, Insieme con i lupi Nel fuoco. Ancora una volta l’uomo, denudato di fronte alla natura, impara a mettersi in contatto con ciò che rende fraterni tutti gli esseri.

L’amore tra i monti del Wyoming

Libri Rocky Mountains E. Annie Proulx Brokeback Mountain
Lo storico Mint Bar di Sheridan ha fornito ispirazione a E. Annie Proulx per il suo “Brokeback Mountain”credits by http://www.mintbarwyo.com

E’ noto che alcuni dei luoghi prediletti dagli scrittori per concepire e dare materia narrativa e linguistica ai loro libri, sono i bar. Porti di mare in cui gli avventori vanno a deporre carichi di stanchezza, disillusioni, a rinfocolare speranze, a cercarne di nuove o a tentare di estirparle del tutto. E quel vocio di sottofondo simile a una musica che sostanzia l’intonazione di uno stato d’animo, lo culla e lo espande, arrivando a formare una sinfonia inafferrabile. Così il Mint Bar di Sheridan, nel Wyoming più Old Wild West immaginabile è, rimasto lo stesso covo di pionieri del 1907, un saloon che conserva il fascino scanzonato dell’America di frontiera grazie alla vasta selezioni di bevande e liquori disposte sulle mensole in legno massiccio, i trofei con teste di cervo e bisonte, memorabilia e foto della grande epopea western, tavoli da biliardo. Non a caso ha dato lo spunto alla scrittrice locale E. Annie Proulx, vincitrice di un Pulitzer, per il suo romanzo di maggior successo. Brokeback Mountain (1997), tradotto in italiano con il titolo Gente del Wyoming, non è soltanto il racconto dell’amore omosessuale nato tra due mandriani, Jack e Ennis, durante un’estate in alpeggio. Il testo, breve e denso, affronta soprattutto il tema dei pregiudizi culturali della società dell’America rurale degli anni 60, omofoba e insofferente a qualsiasi espressione difforme dai propri canoni, che reprime e rende impossibile il rapporto dei protagonisti.

Libri Rocky Mountains Grand Teton National Park Proulx
Bisonti e il profilo maestoso del Grand Teton

Costretti alla finzione e all’evasione furtiva dalle loro normali apparenze familiari, oggetto di un’adesione esteriore. Condannati alla frustrazione profonda e alla disperazione. Il film del 2005 con  Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, vincitore di tre Oscar, presenta un finale più roseo del libro, non condiviso appieno dalla Proulx (come si evince da questa intervista). Un’altra sua opera legata al Cowboy State è Ho sempre amato questo posto. Storie del Wyoming, l’epos frammentario, antieroico, di un paese di eterni pionieri, sferzati dalle intemperie, lanciati all’inseguimento di bisonti, ogni tanto strappati dalla storia alla loro vita perennemente ciclica.

Libri Rocky Mountains C.J. Box Wyoming
C.J. Box, lo scrittore cowboy del Wyomingcredits by http://www.cjbox.net

Un autore del Wyoming i cui libri sono stati tradotti in Italia è C.J. Box, lo scrittore cowboy ideatore di Joe Pickett, protagonista di una fortunatissima serie di romanzi: il guardiacaccia detective impegnato a svelare i misteri che turbano la pace delle Rocciose, Un angolo di paradiso, per citare il titolo di uno degli episodi più noti della sua produzione, è alter ego del suo creatore, cresciuto nei ranch, pescatore e cacciatore amante della wilderness.

Finora abbiamo percorso grosso modo  il cammino di un modello archetipico di tutto il successivo immaginario western, Hugh Glass, l’esploratore – cacciatore attivo in una vasta aera compresa tra i due Dakota, il Montana e il Wyoming. Nato a Philadelphia nel 1783, fu artefice di un’impresa leggendaria: gravemente ferito da un grizzly durante una spedizione già tormentata da continui attacchi dei nativi Arikara, e abbandonato in fin di vita dai compagni “traditori”, riuscì a coprire una distanza di oltre 300 km, dai monti dello Yellowstone  a Fort Kiowa, in South Dakota. Quando vi arrivò dovettero scambiarlo per un fantasma. Un Revenant, come si intitola la versione romanzata de La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta (2002) di Michael Punke, base nel 2015 per l’omonimo colossal diretto da Alejandro González Iñárritu, vincitore di 3 Premi Oscar, compreso il riconoscimento di miglior attore protagonista tanto agognato da Di Caprio. Dirigiamoci anche noi in direzione South Dakota. Senza tralasciare qualche sosta in tema western: a Cody una visita a Buffalo Bill, a Casper il National Historic Trails Interpretive Center e il vecchio Fort Caspar.

South Dakota e Colorado, da Cavallo Pazzo alla Beat Generation

Libri Rocky Mountains Buffalo Bill Lakota Pine Ridge Indian Reservation
Capi Lakota e ufficiali americani nella Pine Ridge Indian Reservation. Al centro è riconoscibile Buffalo Bill.

Il South Dakota è ancora una terra sacra all’etnia Sioux che gli dà il nome. Numerosi libri raccontano dell’impatto disastroso dei “visi pallidi” sulla millenaria civiltà nativa. La regione di badlands e praterie della Pine Ridge Indian Reservation è la più ricca di echi letterari, che perpetuano la memoria di un’epoca mitica. Il saggio storico di Dee Brown, così avvincente da essere equiparabile a un testo di fiction, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee (titolo di un poema di Stephen Vincent Benét), si incentra sul terribile massacro perpetrato nel 1890 dall’esercito statunitense a danno dei Lakota di Big Foot nella valle omonima. Contro la sottomissione delle popolazioni autoctone lottò fieramente, per tutta la vita,  Tashunka Uitko, noto da parte degli invasori come Crazy Horse, il condottiero Oglala nato nelle Black Hills. Il giornalista italiano Vittorio Zucconi ha scritto un libro coinvolgente ed evocativo su Cavallo Pazzo, Gli spiriti non dimenticano, reportage di viaggio nella Riserva Pine Ridge (tra le aree degli USA più depresse da un punto di vista socio-economico) che si intreccia alla ricostruzione biografica dell’eroe indomabile, consegnatosi dopo il Little Bighorn per salvare la sua gente da ulteriori ripercussioni. A breve distanza da Wounded Knee, di fronte ai volti dei vincitori di Mt. Rushmore, sta delineandosi con lentezza (i lavori iniziarono negli anni 40 sotto la direzione del polacco Korczak Ziolkowski)  il profilo mastodontico del Crazy Horse Memorial, destinato ad essere la scultura più grande del mondo.

Libri Rocky Mountains Crazy Horse Memorial Zucconi
La magnifica scultura di Crazy Horse, in fase di realizzazione dagli anni 40

La sua testa sarà di 27 metri, contro i 18 di Washington & C., per un complesso monumentale di oltre 190 metri d’altezza. Il punto di vista dei coloni bianchi compare invece in un classico della letteratura americana, La piccola casa nella prateria, raccolta per ragazzi pubblicata a partire dal 1932 da Laura Ingalls Wilder, la “pioneer girl” che abitò a lungo a De Smet, in South Dakota: famoso anche in ragione della serie televisiva uscita tra 1974 e 1983, l’opera descrive minuziosamente l’esistenza di una tipica famiglia country.

Denver, meta finale del nostro viaggio tra i libri delle Rocky Mountains. Una città che conobbe particolare fermento letterario e intellettuale al tempo della Beat Generation, forse grazie alla sua posizione di snodo intermedio nel cuore del Nord America, una porta d’accesso al West e alle sue promesse di libertà. Stazione di sosta per un popolo in continuo cammino, specie quando si esprime in slanci vitali e di ricerca.

Libri Rocky Mountains skyline Denver
Lo skyline notturno di Denver

Non a caso parecchie pagine di On the Road di Kerouac sono ambientate nella Denver frequentata da Neal Cassady e Ginsberg, animata dal jazz di Five Points (Billie Holiday, Duke Ellington, Miles Davis e Nat King Cole si esibivano in club che hanno fatto la storia del jazz, come il “Rossonian” e il “Rainbow Room”, storia gloriosa storia ti sarà raccontata al The Black American West Museum), con tanto di notte brava a Central City. Non manca un Kerouac tour che tocca i luoghi del romanzo simbolo di una generazione. A Denver nacque, nel 1909, un altro grande di quell’epoca letteraria, John Fante. Astro di una galassia di giovani anime dirette in California, la Terra Promessa, con nel cuore la libertà ventosa delle Rocky Mountains.

Questo il trailer esperienziale del viaggio.


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