In viaggio con la letteratura southern

Dalla Mitchell al Premio Nobel Faulkner, il Sud degli USA ha narrato la propria identità rurale e afroamericana: libri e luoghi da seguire “via col vento”.

 

Viaggio letteratura Southern Cotone Piantagione
Una piantagione di cotone, coltura fondamentale per il Sud degli States

La letteratura southern rappresenta uno degli episodi più compatti, per quanto complessi e variegati, nella storia culturale degli Stati Uniti. La sua identità, tematica, stilistica e di genere, affonda le proprie radici nel sostrato etnico e socioeconomico della vasta area del Sud degli USA che, durante la Guerra Civile, cadeva sotto la Confederazione. Gli States caldi, afosi, alluvionali, quelli delle piantagioni e della manodopera schiavistica, del meticciato afroamericano e della lotta per la parità dei diritti. Un’atmosfera ben diversa da quella dell’American Renaissance del New England, espressione della fiducia yankee verso la possibilità di palingenesi offerta dall’America, il continente vasto, libero, in cui rimarginare ogni senso di colpa causata dalla perdita dell’origine (l’Europa). Tutt’altro. Nelle pagine più alte e consapevoli della letteratura southern si respira un’aria densa, grave, l’aleggiare di un disincanto nihil sub sole novi che induce a una rassegnazione sottile, a una metafisica rinuncia al progresso che sgretola trame, storie, paesaggi in un’immobilità stregata. Risultato anche della sconfitta del sogno secessionista e della conseguente idea di un decadimento dall’età aurea dello schiavismo rurale.

Letteratura Southern Viaggio South Carolina
Le rovine della chiesa di Old Sheldon in South Carolina

Quella a Sud sarà una discesa, una catabasi infera, iniziatica. Il titolo di uno dei capolavori di William Faulkner, lo scrittore Premio Nobel 1950 che ambientò le sue opere nel profondo Mississippi, As I Lay DyingMentre morivo, riecheggia proprio un’espressione pronunciata dall’ombra di Agamennone nell’Ade, quando ad Odisseo, che ha evocato le anime con il rito negromantico della nekya, rievoca l’assassinio subito da parte della moglie. Il Sud degli States è duro, fatale, indifferente. E la letteratura southern non è uno specchio deformante, ma semmai il precipitato di un mondo cupo, vischioso, maglia di simbologie sibilline che gli autori provano a decifrare risalendo alle radici elementari, basilari, della tradizione e della vita, ad Omero e alla Bibbia.

Charleston, all’origine

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Una via del centro storico di Charleston, perla costiera del South Carolina

Il nostro viaggio, con l’obiettivo di seguire ambientazioni, miti e scrittori della letteratura southern, parte da Charleston, fondata sulla costa atlantica del South Carolina nel 1670 e così chiamata in onore di Re Carlo II d’Inghilterra. Questo centro portuale fu una delle realtà urbane più dinamiche e importanti nei primi decenni di vita degli Stati Uniti, come testimonia il suo centro storico coloniale, romantico e raccolto, che unisce stilemi inglesi e francesi in un risultato di impronta creola, quasi caraibica. Lo splendore di Charleston raggiunse l’acme durante la cosiddetta Antebellum Era, o Plantation Era, la stagione di massima crescita economica e politica degli States meridionali, e fu piegato, al pari di tutto il contesto agrario – padronale, dalla Guerra di Secessione. In quel tempo la città fu il salotto culturale e mondano del Sud, esprimendo anche una notevole scena letteraria. Il suo massimo esponente va rintracciato in William Gilmore Simms, capostipite degli scrittori southern, oggi pressoché sconosciuto, ma giudicato dal contemporaneo Edgar Allan Poe come il miglior romanziere nato sino ad allora in America. Oltre a una cospicua produzione poetica e storiografica, l’attività narrativa di Simms è ricordata soprattutto per uno dei primi contributi della Anti-Tom literature, un’ondata di testi sorta in opposizione al best seller di Harriet Beecher Stowe, di cui parleremo.

Letteratura Southern Viaggio Charleston Rainbow Row
Un particolare della Rainbow Row di Charleston

L’atmosfera di Charleston è rimasta la stessa, signorile e aristocratica, tremula nell’acqua dei fiumi Ashley e Cooper che confluiscono nella baia che ha fatto la sua fortuna. L’imboccatura è ancora vegliata dal Fort Sumter National Monument, dove furono sparati i colpi di cannone che annunciavano l’inizio della Guerra Civile americana (a Charleston, vera chicca, è conservato anche il primo sottomarino ad aver affondato una nave in un’azione bellica, prototipo appartenuto ai Sudisti). Il centro storico è un susseguirsi di pregevoli edifici in architettura neoclassica e georgiana, caratterizzati da facciate multicolori e giardini interni profumatissimi, come nel Rainbow Row, tavolozza di palazzotti settecenteschi. A Charleston si collega anche un romanzo recente, Le pagine della nostra vita di Nicholas Sparks (titolo originale The Notebook): la storia d’amore tra Noah ed Allie è ambientata, nella resa cinematografica, tra le vie del South Battery, toccando luoghi simbolici come King Street, Mary Street e l’American Theater e la magnifica Boone Hall Plantation, annunciata dal viale fastoso dell’Avenue of Oaks. I dintorni regalano sontuose residenze padronali inserite in piantagioni, ad esempio la Drayton Hall e la Charleston la McLeod Plantation. Chiudiamo ricordando che di Charleston era anche Alexandra Ripley, famosa soprattutto grazie a Rossella, successo mondiale del 1991 che si propone quale continuazione di Via col vento, il romanzo epico del Sud.

Savannah e il Southern Gothic

Letteratura Southern Savannah Georgia
Il centro storico di Savannah visto dal lungofiume

Seconda tappa Savannah, principale porto della Georgia, fondata nel 1733 alla foce dell’omonimo fiume. La sua evoluzione, per quanto in ritardo di circa un secolo, risulta analoga a quella di Charleston. Simile anche l’incanto di città giardino coloniale. L’Historic District presenta il tessuto urbano originale, disegnato da vie ortogonali che incorniciano ampie piazze simmetriche. Uno dei punti nevralgici è il City Market, squisita area pedonale che si estende su isolati di edifici d’epoca porticati e aree verdi, offrendo negozi, gallerie d’arti, bar e ristoranti. Non distante si trova Chippewa Square, la mitica fermata del bus di Forrest Gump, prima che noto film romanzo scritto nel 1986 da Winston Groom. Il protagonista del libro – un idiota che percorre, nella sua vita innocente e avventurosa, le pagine della storia americana degli anni 70 – non vive a Savannah, bensì a Mobile, Alabama, città adottiva dell’autore. Un altro testo pure trasposto in pellicola è Savannah, ispirato a Ward Allen: Savannah River Market Hunter, di ambientazione storica, che rievoca i torbidi della Guerra Civile. Non finiscono qui i riferimenti letterari.

Letteratura southern Savannah City Hall
La Savannah City Hall

A Savannah è nata infatti una delle massime esponenti femminili del Southern Gotich, genere sviluppatosi a partire dagli anni 20 – 30 del 900 e con il quale è coinciso il cosiddetto Southern Renaissance, equiparabile alla stagione d’oro del Rinascimento del New England. Gotica perché fosca, dominata da tonalità macabre che gettano un’aura di maledizione su storie e destini segnati dall’assurdo dell’esistere. Questa è la metafisica del Sud, approfondita con voce decisa, e insieme sensibile, gentile, da Flannery O’Connor, la sfortunata scrittrice nata a Savannah nel 1925 e destinata a morte prematura a causa della malattia ereditaria che aveva già ucciso il padre. La casa dove vide la luce, un grazioso edificio sito al 207 di E. Charlton Street, a due passi da Lafayette Square, è sede del Flannery O’Connor Childhood Home, polo museale e culturale, teatro di numerosi eventi, che racconta l’infanzia dell’autrice di capolavori come La saggezza  è nel sangue (1952) Il cielo è dei violenti (1960). La O’Connor cercava una via di Salvezza e Verità quale riscatto dal conformismo religioso della società meridionale, come in Wise Blood fa Hazel Motes, il giovane “cristiano suo malgrado”. L’accesso a una dimensione autentica dell’esistenza, cifra peculiare della letteratura americana. L’invito ad attraversare la vita con l’innocenza, quella risibile, comica (il registro che la O’Connor attribuisce alla sua arte) agli occhi del mondo, del profeta e dell’idiota.

Letteratura southern Bonaventure Cemetery Savannah
Una statua del Bonaventure Cemetery di Savannah

Uno degli ultimi romanzi appartenenti alla tradizione southern è Midnight in the Garden of Good and Evil , pubblicato nel 1994 da John Berendt e completamente ambientato a Savannah. Il titolo è emblematico della presenza della ritualità Voodoo in molti dei libri scritti a Sud: lo sciamanesimo tribale, di origine africana, rappresenta un ingrediente costante che determina un sincretismo macabro, ulteriore conferma della sostanza nera, notturna, di questa parte d’America. La trama si svolge per buona parte all’interno del Bonaventure Cemetery, camposanto stregato, serra lussureggiante ma tetra dove, sotto le arcate ampie, sbiadite, delle querce della Virginia, i sepolcri vegliati dalle statue tacciono in un grigiore smorto. A causa della notorietà seguita alla foto di copertina del libro e dalla successiva trasposizione cinematografica con Clint Eastwood, la scultura bronzea Bird Girl, a rischio per l’afflusso di visitatori, è stata trasferita nel cittadino Telfair Museum. Da segnalare, infine, il Savannah Book Festival, kermesse che ogni mese di febbraio, dal 2007, attrae in South Carolina notissimi scrittori. Stephen King, ad esempio.

Verso Atlanta, le donne del Sud

Letteratura Southern Andalusia Farm
Andalusia Farm, la dimora di campagna di Flannery O’Connor

Prossima tappa Atlanta. Lungo il tragitto si impongono soste legate ad altrettante autrici femminili. La prima, a Midgeville, “The first lady of Georgia”, è Andalusia Farm, dimora definitiva della O’Connor, nella quale compose le sue opere fondamentali. Poco distante, a Eatonton, si visitano i luoghi di Alice Walker, scrittrice di colore che ha tratto dalla sua esperienza biografica, fatta di militanza e lotta per i diritti, un’attenzione costante alle minacce  e discriminazioni di genere cui sono sottoposte le minoranze, specie quelle più silenziose, quali le donne di colore e le lesbiche. Il suo libro principale, The Color Purple, edito nel 1983, vincitore del Pulitzer, è la summa perfetta della ricerca attuata dalla Walker. Sfondo costante il Sud, nei suoi retaggi primitivi, violenti. Tematiche analoghe, sensibili alle istanze del mondo LGBT intrecciate alla segregazione razziale, si trovano in un’altra esponente donna, e omosessuale, della letteratura southern, Fannie Flagg, nata a Birmingham, in Alabama. Il suo bestseller mondiale Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, uscito nel 1987 e divenuto film quattro anni dopo (la Flagg stessa ne curò la sceneggiatura, ottenendo una candidatura all’Oscar), è ambientato proprio sulla strada verso Atlanta, nel bar di Juliette che vide sbocciare l’amore saffico di Ruth e Idgie, inaccettabile per la società conservatrice degli anni 30 e 40.

Letteratura southern Joel Chandler Harris Uncle Remus
Joel Chandler Harris, l’autore delle storie di Uncle Remus

Sempre ad Eatonton va ricordato l’Uncle Remus Museum, installato nella casupola di metà 800 in cui trascorse l’infanzia l’autore di una raccolta di racconti celebre grazie a un film Disney vincitore di due Premi Oscar, Song of the South, distribuito in Italia come I racconti dello zio Tom. Joel Chandler Harris trasse dal crogiolo di tradizioni orali composto dall’incontro tra etnie africane e indigeni Cherooke una serie di favole morali, analoghe a quelle di Esopo e La Fontaine. Lo zio Remus, un nero impiegato nelle piantagioni, racconta storie di animali parlanti, tratte da una ricognizione etnografica e folklorica precisa, tra i quali si ricorda soprattutto Br’er Rabbit, Fratel Coniglietto, furbo e astuto.

Letteratura Southern Road to Tara Jonesboro
Il museo ROAD TO TARA di Jonesboro, dedicato a Via col Vento

E’ giunta l’ora di incontrare la cantrice dell’epos arcaico del Sud (arcaico come ogni epos, fabula degli inizi), il mondo antico, paradigma della perfezione, perduto a causa dell’irruzione catastrofica della guerra. Il mito che decade nella storia e lascia nei cuori la nostalgia, alla lettera il dolore causato dall’impossibilità di ritornare all’origine, di sanare la frattura. L’eterna vicenda della cacciata. Gone with the Wind, spersa nel vento, come recita un verso tenuemente elegiaco preso a prestito dal poeta Ernest Dowson per esprimere il sentimento del rimpianto. Margaret Munnerlyn Mitchell nacque ad Atlanta nel 1900. Quando nel 1936 pubblicò il suo capolavoro non immaginava che avrebbe venduto in pochi giorni decine di migliaia di copie e che l’anno seguente Victor Fleming avrebbe iniziato a lavorare al colossal, uscito nel 1939, vincitore di 8 Premi Oscar. Memorabile fu la prima, ad Atlanta, che si trovò ad accogliere un milione di persone accorse a celebrare il simbolo dell’affresco epico-mitologico in cinematografia. La “Story of the Old South” è ambientata nella Contea di Clayton, il cui capoluogo Jonesboro ospita il Museo Road To Tara, ricchissimo di cimeli che vanno dalla ricostruzione della battaglia avvenuta nel 1864, descritta dal romanzo, fino a splendidi abiti d’epoca delle Southern belle, le giovani, aristocratiche Rossella O’Hara.

Letteratura Southern Stately Oaks Planation
Stately Oaks Plantation, la casa di Via col Vento

A pochi minuti dal polo espositivo, raggiungibile anche mediante un tour unico, sorge Stately Oaks Plantation, identificata solitamente con Tara, la residenza della famiglia protagonista di Via col vento. La residenza padronale bianca, eretta nel 1834 in stile Greek Revival, ha in effetti un’aura rétro da gran dama, riservata e splendida. Ad Atlanta la casa della Mitchell,  villino vittoriano sito al 990 di Peachtree Street, Midtown, dove nel 1925 iniziò a scrivere Gone with the Wind (la stesura sarebbe stata decennale), ospita oggi il Margaret Mitchell House & Museum, mentre presso l’Oakland Cemetery si trova la sua tomba. Una ricostruzione iper-realistica degli accadimenti bellici del periodo storico di ambientazione del romanzo è offerta dal Cyclorama, stanza circolare, completamente affrescata, in modo da fare sentire lo spettatore al centro della scena, raffigurante la Battaglia di Atlanta, vinta dalle truppe unioniste del Generale Sherman. Non ci si può perdere, sempre nell’area metropolitana della capitale georgiana, il National Center for Civil and Human Rights, dedicato all’opera di Martin Luther King, nato proprio ad Atlanta nel 1929. Proseguendo verso Nord si incontra, a Rosetta, un’altra interessantissima esposizione incentrata sul romanzo della Mitchell, il  Gone with the Wind Museum. Adesso è tempo di proseguire in direzione North Carolina.

Ashville… Look Homeward, Angel

Letteratura southern Nacoochee Mound Georgia
Nacoochee Mound, dove i Nativi incontrano Shakespeare

Prima di lasciare la Georgia, però, ci imbattiamo in un ultimo riferimento letterario. Di certo un po’ vago, ma commuovente. Vicino ad Helen sorge il Nacoochee Mound, tipica piramide precolombiana risalente a una fase di espansione dell’insediamento, tra il 1350 e il 1600. In questo caso le evidenze archeologiche hanno reso manifesto che l’utilizzo del mound presentasse una finalità funebre, come testimoniato da numerose tombe presenti. Una leggenda nativa vuole che nel tumulo sarebbero inumati proprio due giovani amanti che, a causa dell’appartenenza a tribù rivali, non poterono vivere felicemente il loro rapporto. Lui si chiamava Sautee, nato tra i Chicksaw, lei Nacoochee, figlia del capo Cherokee, alla quale fu intitolato il sepolcro. Immediato, per noi, è il collegamento a Romeo e Giulietta di Shakespeare.

Letteratura southern Biltmore Estate Versailles
Biltmore Estate, la Versailles d’America

Eccoci ad Asheville, North Carolina, una delle stazioni di turismo montano più longeve degli States, grazie a una posizione privilegiata alle falde delle pendici morbide, boscose, dei Blue Ridge, la sezione sommitale degli Appalachi. Località di villeggiatura particolarmente amata dall’alta borghesia, fino dall’800: basti pensare alla cosiddetta Versailles d’America, la più grande residenza privata in USA: Biltmore Estate fu costruita tra 1889 e 1895 per volere di George Washington Vanderbilt II, rampollo della celebre dinastia di industriali (attuale proprietaria) che incontreremo di nuovo in relazione alla letteratura southern.

Letteratura southern Asheville North Carolina
Veduta aerea di Asheville

Ad Asheville e al suo contorno paesaggistico è legata una delle istituzioni educative maggiormente innovative e interessanti nella storia della pedagogia contemporanea. Il Black Mountain College fu fondato nel 1933 da un gruppo di intellettuali e artisti in rotta con l’impostazione scolastica ufficiale. L’idea era di progettare un curriculum basato sui principi dell’educazione progressiva di John Dewey. Non un semplice centro didattico, ma un vero e proprio cenacolo in cui insegnanti e allievi, impegnati anche nelle attività pratiche quotidiane, perseguivano una formazione umana integrale, incentrata intorno alle discipline umanistiche. Ciò che contribuì a fare di questo college innovativo un epicentro delle punte avanzate della cultura internazionale fu la concomitamnte chiusura, in Germania, della Bauhaus, decisa da Adolf Hitler. Numerosi esponenti delle avanguardie in diaspora approdarono così al Black Mountain che, da allora, si impose quale comunità creativa destinata a segnare tappe cruciali in diversi ambiti, dall’architettura alla danza, dalla scienza alla letteratura. Si parla addirittura del cenacolo dei Black Mountain Poets: Charles Olson, il poeta di Gloucester (vedi l’articolo dedicato) che ne ricoperse anche la carica di rettore, Robert Duncan, Denise Levertov ed altri. Se Robert Creeley collegò Asheville alla scena artistica della San Francisco Renaissance, Allen Ginsberg la rese fondamentale per la Beat Generation.

Letteratura southern Asheville Thomas Wolfe Look Angel
La statua di un angelo davanti alla Pack Memorial Library di Asheville

Un’influenza a dir poco decisiva sul movimento controculturale degli anni 50 la ebbe il figlio più celebre di Asheville, Thomas Clayton Wolfe, nato nel 1900 e scomparso nel 1938 dopo una vita trascorsa all’insegna dell’estraneità e della fuga. Animata, al contempo, dalla tensione verso la patria, l’infanzia perduta tra gli Appalachi, ad Altamont, come ribattezzò la città natia in uno dei suoi primi drammi, Welcome to our City. Ancora la nostalgia, e ancora più straziante, irrisolvibile, perché, a differenza che nell’Odissea, tutto è cambiato nell’Itaca di Wolfe. You Can’t Go Home Again. Il titolo iniziale del suo capolavoro, a testimonianza di tale implicazione in-quieta tra smarrimento e identità, era O Lost, il perduto, divenuto, a seguito delle profonde modifiche editoriali apportate da Charles Perkins, il famoso scout di Hemingway e Fitzgerald,  Look Homeward, Angel, lo sguardo gettato su un passato sprofondato e rievocato mediante una scrittura autobiografia convulsa, rapsodica, lirica che, sullo sfondo dell’America di provincia, descritta nel rapporto con l’Io, narra “il brancolare selvaggio e ignorante, l’inseguimento alla cieca, il desiderio disperato e sempre beffato”.

Letteratura southern Asheville downtown Wolfe
Uno scorcio del downtown di Asheville

Purtroppo in Italia Wolfe è poco noto e tradotto. Può aiutare a conoscerlo meglio questo articolo occasionato dalla edizione nostrana di O Lost, condotta sul manoscritto originale del 1929, nonché il film Genius di Michael Grandage, uscito in Italia il 10 novembre scorso, dedicato al controverso rapporto tra Perkins e Wolfe, causa di tante frustrazioni per lo scrittore. Asheville tiene molto a commemorare il suo gigante (in tutti sensi, dato che era alto 2 metri): il Thomas Wolfe Memorial  prevede un itinerario  che si snoda dalla casa dove trascorse l’infanzia, che ti verrà raccontata mediante recite dei brani in cui era famosa come “Old Kentucky Home” o “Dixieland”, alla sua tomba, passando attraverso vari luoghi toccati dai suoi romanzi. Divertente il modello bronzeo delle scarpe di Wolfe, proporzionate alla statura imponente. Le attrattive di Asheville non finiscono qui. Al Lex 18, locale in stile vintage nel quale si respira l’atmosfera della Gilded Age, stando all’espressione coniata da Mark Twain in un suo racconto dai toni satirici e sferzanti, passata poi nel linguaggio comune per indicare i decenni compresi tra 1870 e 1900: età caratterizzata da una forte crescita economica degli Stati Uniti che si espresse, da un punto di vista estetico, in uno sfarzo talora di dubbio gusto di cui la “doratura”, quella di cornici e stucchi, era per lo scrittore l’immagine più adatta.

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L’ottocentesca Basilica di St. Lawrence ad Asheville

Un delizioso gioiello architettonico, che rende legittimo l’epiteto di “The Paris of The South”, è la Basilica of St. Lawrence, capolavoro disegnato dall’architetto spagnolo Rafael Gustavino, già progettista di importanti edifici in giro per gli States, che concepì questo maestoso tempio in revival barocco, una ventata di Andalusia o Sudamerica costruito dalle maestranze già impiegate al Biltmore Estate. E nella Parigi del Sud non sarebbe potuta mancare una Montmartre con negozi e laboratori di artisti – pittori, scultori, maestri d’oreficeria, tessitura e falegnameria, oltre 185 artefici di capolavori più o meno piccoli – il River Arts District. Una gita nella natura degli Appalachi, magari nel Great Smoky Mountains National Park, ed arriva l’ora di sconfinare in Tennessee. Sempre sulle tracce della letteratura southern.

Tennessee e Kentucky: in visita allo zio Tom

Letteratura southern Fort Loudoun Tennessee
L’avamposto britannico di Fort Loudoun, nel cuore del Tennessee

Prossima meta Nashville, la capitale del Tennessee, al cui settore occidentale, quello che stiamo attraversando, abbiamo dedicato un articolo monografico. Lungo il tragitto una sosta degna di nota è Fort Loudoun, avamposto britannico costruito nel 1756 (ricostruito nel 900) su un’isola del Little Tennessee River, durante il conflitto franco indiano, il fronte della Guerra dei Sette Anni esteso al Nuovo Mondo, combattuto tra 1754 e 1763: al termine degli scontri gli Inglesi, alleati con poche tribù, tra cui Cherokee e Mohawk, espulsero definitivamente i Transalpini, che invece avevano goduto di un ben più largo appoggio nativo. Nei dintorni si incontra un personaggio storico notevole, dotato di un rilievo pre-letterario,  George Gist detto Sequoyah: nato nel 1776, figlio di un pellicciaio della Virginia e di una nativa, questo Cherokee era analfabeta, come tutti i membri del suo popolo, dal momento che le lingue irochesi non prevedevano sistemi di scrittura.

Letteratura southern George Sequoyah Tennessee
George Sequoyah, l’inventore dell’alfabeto irochese

Il giovane, arruolato dall’esercito statunitense, entrò in contatto con l’alfabeto inglese ed ebbe l’idea di crearne uno anche per la propria gente. George elaborò un sillabario che riproduceva tutti i suoni dell’irochese, conseguendo il primato di essere stato il primo membro di un popolo pre-letterato a riuscire, autonomamente, in un’impresa di questa portata, durata ben 12 anni. Il Sequoyah Birthplace Museum di Vonore raccoglie ogni dettaglio sulla sua straordinaria creazione.

Nashville – l’Atene del Sud, la City Music, la patria del country dove le più grandi star artistiche degli anni 50 e 60 hanno mosso i primi passi (e nella sua arte anche un Johnny Cash, “The Man in Black”, il cantastorie rude e dolce dello spirito on the road degli States, l’artista perseguitato dall’amore e dalla vita, perso e redento, ha fatto letteratura) – ha avuto un importante cenacolo di scrittori. Riuniti intorno all’Università fondata nel 1873 Cornelius Vanderbilt, magnate della cantieristica nautica e della siderurgia ferroviaria, uno dei migliori 20 atenei della nazione, dove hanno studiato due Vicepresidenti U.S.A, cinque Premi Nobel, vari Pulitzer,  per citare solo i riconoscimenti più prestigiosi.

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La Vanderbilt University di Nashville, culla del Southern Renaissance

La Vanderbilt University, nota anche grazie al National Arboretum del campus, circa 6000 alberi e oltre 50 sculture, funse durante gli anni 20 del 900 da fucina del Southern Renaissance. La sua genesi si deve infatti al circolo poetico dei Fugitives, così chiamati dal loro periodico, The Fugitive, pubblicato tra 1922 e 1925 e destinato a dominare, con la teoria letteraria del New Criticism, la scena critica statunitense fino alla metà del secolo. I principali “fuggiaschi” – John Crowe Ransom, Allen Tate, Merrill Moore, Donald Davidson, William Ridley Wills e Robert Penn Warren (tre volte Premio Pulitzer e primo poeta laureato degli USA) – avrebbero fornito l’impulso decisivo anche al movimento dei Southern Agrarians che, nel 1930, produsse il manifesto ruralista  I’ll Take My Stand: The South and the Agrarian Tradition, apologia idealizzata e conservatrice dei valori del vecchio Sud agrario, religioso e tradizionalista, proposta nostalgica ricollegabile al filone della Lost Cause of the Confederacy. Citiamo un ultimo autore di cui scegliere qualche libro da portare in valigia in Tennessee. Cormac McCarthy, nato nel 1933 e cresciuto tra Knoxville e Louisville, vi ha ambientato molte opere che descrivono la violenza degradante che allignava nel mondo depresso del Sud. Al centro dei capolavori che si rifanno alla lezione di Faulkner, come  II guardiano del frutteto (1965) e Figlio di Dio (1974), compare il contadino bianco e povero, regredito a uno stato ferino. Non a caso il Klu Klux Klan è nato proprio da queste parti.

Letteratura southern Harriet Beecher Stowe zio Tom
Harriet Beecher Stowe, autrice de La capanna dello zio Tom

Proseguendo a Nord, in Kentucky, ci avviciniamo a un’opera letteraria la cui ideologia risulta senz’altro opposta a quella che sorreggeva il programma intellettuale dei Southern Agrarians. Il più fortunato bestseller americano del XIX° secolo, l’Uncle Tom’s Cabin or Life Among the Lowly, sebbene racconti la condizione degli schiavi neri nella realtà socio-economica delle piantagioni e abbia fornito un impulso decisivo alla lotta abolizionista, non è stato scritto a Sud. La sua autrice, Harriet Beecher Stowe, nacque nel 1811 a Litchfield, in Connecticut, e trascorse buona parte della vita a Cincinnati, Ohio, dove è visitabile la casaLa capanna dello zio Tom espresse con forza programmatica il punto di vista del Nord, illuminista e progressista, sull’annosa questione dei diritti umani, scatenando la reazione virulenta della letteratura anti-Tom. Le peripezie dei protagonisti iniziano in Kentucky per un preciso motivo. Infatti la fonte principale che la Stowe utilizzò per intrecciare la fictio narrativa fu l’autobiografia di Josiah Henson (The Life of Josiah Henson, Formerly a Slave, Now an Inhabitant of Canada, as Narrated by Himself, 1849), uno schiavo nato in Maryland che riuscì a scappare in Canada e a fondare una comunità, il Dawn Settlement, aperta agli altri profughi duramente colpiti dalla Fugitive Slave Law del 1850. Se vicino a Dresden, in Ontario, si trova l’Uncle Tom’s Cabin Historic Site, interessante polo museale che include la casa di Henson, la tomba e i resti dell’insediamento, l’origine della straordinaria esperienza umana di Henson va invece rintracciata nella Daviess County, vicino a Owensboro: qui infatti, come adeguatamente segnalato, si estendevano i  terreni della famiglia Riley, proprietaria del futuro ribelle.

Letteratura southern Plantation Slavery
Un manifesto abolizionista che celebra il successo degli schiavi affrancati

Insomma, lo zio Tom è vissuto in Kentucky. Il Bluegrass State sa regalare, lungo il tragitto, sorprese gradevoli, ad esempio il National Corvette Museum, vetrina storica del mito su quattro ruote, e la casa natia di Bill Monroe, il dio codificatore del Bluegrass e delle sfrenate ballate giocate sullo scambio improvviso di assolo tra i vari strumenti, chitarra, mandolino, violino, basso e banjo a cinque corde, congiunti ai vocalizzi intensi e acuti del cantante. Prima di chiudere questa sezione del viaggio all’insegna della letteratura southern con un meritato stop a Memphis (su tutto ciò che c’è da vedere, ed ascoltare, nella capitale di blues e rock, leggi questo articolo) vale la pena di compiere una deviazione verso Piggot, villaggio dell’Arkansas famoso grazie alla frequentazione illustre di Ernest Hemingway, iniziata da quando nel 1928 sposò in seconde nozze la figlia di un ricco latifondista locale, Pauline Pfeiffer. L’Hemingway-Pfeiffer Museum preserva le proprietà domestiche e fondiarie che fecero da rifugio a tante passeggiate amorose e fornirono allo scrittore l’ozio propizio alla stesura di buona parte di Addio alle Armi. Il Mississippi scorre, in apparenza immobile, non molto distante. Il colon afoso d’America. Dobbiamo ora discenderlo e accedere al profondo Sud, ancestrale, basso e folto, nelle sue paludi stregate.

Lungo il Mississippi: verso la Yoknapatawpha di Faulkner

Letteratura southern Mark Twain Mississippi Huckleberry Finn
Mark Twain, il padre della letteratura southern

Il Mississippi, “padre delle acque”, è protagonista di un romanzo, Adventures of Huckleberry Finn, considerato comunemente il testo padre della letteratura southern. E non solo. Nell’autobiografico Verdi colline d’Africa Ernest Hemingway appuntò che “tutta la letteratura americana moderna viene fuori da un libro di Mark Twain: Huckleberry Finn. […] E’ il nostro libro più bello, e tutto quanto è stato scritto in America viene di lì: prima non c’è niente e dopo niente che lo valga.” Il capolavoro, edito nel 1884, riassume tensioni profonde della cultura statunitense: l’avventura affrontata a bordo di una zattera dal giovane io narrante e dallo schiavo nero Jim per 1800 km è solo superficialmente rivolta a un pubblico di ragazzi, trattandosi semmai di un complesso romanzo di formazione nel quale convergono la fuga dalla civiltà e la ricerca della wilderness, la critica dei meccanismi sociali, l’universale fraternità umana incompatibile con i pregiudizi razziali, la spinta pionieristica che, nelle peripezie dei protagonisti, si addentra a Sud e rovescia la direttrice East-West. Si annuncia la catabasi nel ventre folto del continente, in cui la Natura è si una maestra di vita, ma dura, selvaggia, ostile, popolata di personaggi metafora del male.

Letteratura southern Rowan Oak Faulkner Oxford
Rowan Oak, la dimora coloniale di Faulkner ad Oxford. Credits by rowanoak.com

Anche William Faulkner, il Premio Nobel che abbiamo citato all’inizio dell’articolo, comprese la centralità di Twain, arrivando a definirlo “il primo grande scrittore che l’America abbia prodotto.” In Faulkner, senza dubbio il massimo autore della letteratura southern, si accentua e diviene definitiva l’immagine del paesaggio meridionale presente embrionalmente, e con forza primitiva, in Huckleberry Finn: paesaggio che emana un senso di cupo miasma, di nera scalogna, di morte pastosa, frammista alle cose, un senso di stanchezza, di abbandono guardato da occhi spenti, cavi, che attendono la pioggia sul cotone sbiadito salvo doverla poi maledire, ché quando inizia si tramuta in un diluvio torrenziale che affonda tutto nel fango. Gli abitanti della contea “apocrifa” di Yoknapatawpha (identificabile con quella natale di Lafayette) costituiscono una schiera di allucinati, manichini intontiti, indolenti, comici, straziati, resi esausti dalla condanna di vivere.

Letteratura southern Lafayette Faulkner Yoknapatawpha
La sede della conte di Lafayette, rielaborata da Faulkner nella sua Yoknapatawpha

Scrive il critico Alfredo Giuliani, in un saggio su As I Lay Dying, che nel Sud di Faulkner “bisogna cogliere insieme l’assurdo, il comico, il simbolico, l’inconcluso, la ridicolaggine che incombe sulla tragedia, l’enigma, che non si risolve.” Si può citare a riconferma quanto dice un personaggio del libro, il medico Peabody che, più colto, riesce a esprimere il fato di creta che gli altri sommersi patiscono, e basta: “Ecco qual è il guaio di questo paese: tutto, il tempo, ogni cosa, dura troppo. Come i nostri fiumi, la nostra terra: opaca, lenta, violenta; che forma e crea la vita dell’uomo nella propria immagine implacabile e pensosa.” La polifonia, o meglio, la cacofonia di Mentre morivo, nel frantumare la trama e la sequenza del racconto in una serie di resoconti soggettivi, monologanti, rapsodici, distrugge l’unità presunta del mondo, fa affiorare lo smarrimento ontologico espresso dall’impossibilità di dire le cose ricorrendo alla struttura predicativa del linguaggio, anch’esso ridotto a un flusso di coscienza che fa propria la grande lezione europea di Joyce. Il folle Darl – pazzo per la società, ma più vicino degli altri al vero – così osserva, in una prosa fatta di negazioni che sole sembrano avere il potere di determinare il positivo: “le nostre vite, come si dipanano nel non-vento, non-suono, gli stanchi gesti stancamente ricapitolanti: echi di antiche compulsioni, come non-mani su non-fili: al tramonto cadiamo in posizioni furiose, gesti morti di fantocci.”

Letteratura southern Rowan Oak Faulkner Mississippi
Particolare della tenuta di Rowan Oak. Credits by rowanoak.com

Oppure, per dirla con il piccolo Vardarman, “mia mamma è un pesce”. Contraddizione che è una forma suprema di identità, immersa nel dolore. A Oxford Faulkner, nato nella non distante New Albany, acquistò nel 1930 una dimora colonica ottocentesca. Riuscì a completarne il restauro dopo la pubblicazione di Santuario, romanzo che fonde poliziesco, southern gothic e spirito dionisiaco, scritto per fare un po’ di soldi. Rowan Oak ha conservato la stessa quieta amenità degli anni in cui Faulkner vi trascorreva pause di concentrazione e riflessione staccando dai numerosi viaggi di lavoro che lo portavano da Hollywood all’Europa. Dagli alberi della tenuta fanno ombra le fronde folte di “foglie rosse”, “Red leaves”, dal titolo di una raccolta di racconti pubblicata nel 1930, che concentrano tutto l’umore del Sud.

Letteratura southern Tennessee Williams Columbus
La casa di Tennessee Williams a Columbus. Credits by visitcolumbus.org

A Columbus, vicino al confine con l’Alabama, ci attende un altro esponente di spicco della letteratura southern. Prima di andare a incontrarlo si può fare una puntata a Tupelo, birthplace del mitico Elvis, un’altra icona del Sud. Giunti nella cittadina bagnata dal Tombigbee River è dunque il momento del pellegrinaggio al  Tennessee Williams Home and Welcome Center, ospitato nel bel villino vittoriano dove il più grande drammaturgo statunitense, vincitore di due Premi Pulitzer, nato a Columbus nel 1911, trascorse i primi anni. Thomas Lanier Williams, questo era il suo vero nome, ha scandagliato con sensibilità versatile e raffinata, in grado di passare dalla denuncia realistica al registro lirico e intimista, l’inferno morale del Sud, i valori paternalistici e maschilisti che egli, omosessuale, sentiva estranei. Concentrandosi sulla sorte di individui che, nel degrado, si prefiggono il compito immane di giungere a un equilibrio che plachi la loro lacerazione interiore. La maggior parte delle volte si tratta di donne fragili, schiacciate dalla violenza di una società chiusa, probabili proiezioni della sorella chiusa in manicomio e lobotomizzata. Lo stesso Williams sarebbe rimasto ossessionato a vita dall’incubo della malattia mentale. Da Lo Zoo di Vetro (The Glass Menagerie, 1944) a Un tram chiamato desiderio (A Streetcar named Desire, 1947) e La gatta sul tetto che scotta (Cat on a Hot Tin Roof, 1955), per citare solo alcuni dei suoi enormi successi teatrali, e poi cinematografici, troviamo protagoniste femminili che conducono con coraggio e sofferenza la lotta per la sopravvivenza all’interno di un sistema ipocrita più brutale di qualsiasi stato di natura. Amanda, Stella, Maggie, eroine deboli e disperate.

Letteratura Southern Jackson Mississippi Eudora Welty
Veduta aerea di Jackson, capitale del Mississippi

Donna è anche la prossima scrittrice. La troviamo a Jackson, città molto importante nella storia della musica blues, dove nacque nel 1909 e trascorse l’intera esistenza Eudora Welty, vincitrice di un Pulitzer nel 1973 con The Optimist’s Daughter. Al numero 1119 di Pinehurst Steet è visitiabile, appartata dentro un giardino discreto, l’elegante villa in stile alsaziano in cui ha vissuto e lavorato per 76 anni, sede dell’Eudora Welty House and Garden. La pregevole architettura della casa crea, congiuntamente ai giardini curati per decenni dalla stessa scrittrice, un’atmosfera romantica e riservata, e offre un interessante percorso museale che documenta l’altra branca artistica coltivata dalla Welty, la fotografia.

Letteratura southern Eudora Welty Jackson Mississippi
La casa di Eudora Welty a Jackson. Credits by The Eudora Welty Foundation

La Virginia Woolf d’America, come era nota per la sua precisa ricognizione dei moti psicologici dei suoi personaggi, specie femminili, ha disegnato vicende minime, microcosmi drammatici, sullo sfondo della provincia del Sud. Lungo la pista di Natchez, nell’immaginaria Morgana o a New Orleans. Le numerose pubblicazioni dell’autrice sono reperibili presso l’Eudora Welty Library, all’interno della Mississippi Writers Room and Collection, istituzione libraria che Jackson ha tributato a tutti i narratori, più o meno noti, del Sud e della regione del Delta.

Letteratura southern Tennessee Williams French Quarter
Il French Quarter di New Orleans, dove visse Tennessee Williams

Siamo arrivati a New Orleans. L’abbiamo più volte incontrata come ambientazione delle opere di vari autori della letteratura southern. A tal proposito ricordiamo subito che la Crescent City, creola e bohémien, conserva il più grande archivio al mondo di materiali riguardanti Tennessee Williams. D’altronde il drammaturgo, oltre ad usare New Orleans quale set di Un tram chiamato desiderio, abitò nel 1939 in un poetico attico sito al numero 722 Toulouse Street del Vieux Carré, in pieno French Quarter. La Tennessee Williams Collection, parte del circuito espositivo del The Historic New Orleans Collection, merita davvero una visita. A New Orleans è nato  nel 1924 anche uno degli scrittori più importanti e fortunati nella storia della letteratura americana, Truman Capote, che conosceremo meglio a Monroeville, in Alabama.

Letteratura southern New Orleans voodoo
Uno dei noti cimiteri voodoo di New Orleans

La magia deltizia, anfibia di New Orleans, è descritta in alcune vibranti pagine di On the Road, il testo inaugurale della Beat Generation. Durante le sue peripezie giovanili, infatti, era inevitabile che Kerouac, Cassady e compagni si fermassero in una delle città più caotiche e ribelli degli States. Ad ospitarli li attendeva un altro guru del movimento controculturale dell’epoca, William Burroughs, uno dei più notevoli scrittori dell’era contemporanea, indagatore lucido, nel suo capolavoro Pasto Nudo, del mondo mostruoso della droga, volto buio della società americana capitalistica. Burroughs ospitò la brigata malandata nel suo villino di legno di Algiers Point  in cui viveva con la moglie, lui omosessuale, e due figli, in un disordine ascetico e visionario. Descrivendo il viaggio in ferry-boat che solca il Mississippi da New Orleans a Algiers, Kerouac evoca un’aria morbida come seta, tiepida di esalazioni di fango, di melassa, di pelle, in una luce densa, sonnolenta. E’ la rivelazione di un alveo primordiale, pastoso. D’altronde i fiumi hanno sempre avuto un ruolo eccezionale nella storia della civiltà. Nei loro limacci, quelli dell’Eufrate e del Nilo, si è vista la materia dell’uomo, cioè “humus”, terra. La stessa antica verità riviveva in questi entusiasti ragazzi della Beat Generation, desiderosi di tornare ad affondare le mani nella melma delle cose, nella loro radice torbida e pura insieme.

Letteratura southern Voodoo New Orleans
La tomba di Marie Laveau a New Orleans, meta di pellegrinaggi magici

New Orleans è famosa per la cultura magico-stregonica, frutto del sincretismo creolo che costituisce il suo tessuto connettivo basilare. L’insuperabile “voodoo queen” rispondeva al nome di Marie Laveau, figlia di un possidente bianco e di una ex schiava nera, personalità prestigiosa nell’aristocrazia cittadina ottocentesca, particolarmente interessata alle sue abilità occultistiche. Alla regina della mantica nera, fattucchiera astuta, pantera seducente, la cui figura magnetica è scopribile attraverso un apposito tour che conduce presso la tomba (più visitata di quella di Elvis), è anche attribuito un testo teorico, Black and White Magick, uscito postumo nel 1925, molto letto tra i cultori del paranormale. Questa New Orleans primordiale, attraversata da fermenti spiritistici, impulsi tribali, è la location della saga horror Cronache dei Vampiri di Anne Rice, originaria proprio della città, il cui episodio iniziale, Intervista col vampiro (1976), già un enorme bestseller, è stato reso ulteriormente celebre dalla trasposizione cinematografica del 1994, con un super cast formato da attori del calibro di Tom Cruise, Brad Pitt, Antonio Banderas e Christian Slater nei panni degli aristocratici francesi, creature immortali avvinte alla loro inestinguibile sete di sangue. Una nuova variante della letteratura southern gothic. Alla linfa creola di New Orleans si alimentò anche l’ispirazione di Kate Chopin, potente voce femminista, che a vent’anni, nel 1871, vi si trasferì dalla natale St. Louis, per poi recarsi fuori dall’area urbana, a Natchitoches, villaggio che fino a poco tempo fa conservava il cottage della scrittrice, andato sfortunatamente distrutto. I titoli delle sue raccolte di racconti,  Bayou Folk A Night in Acadie, sono indicativi del sostrato etnico-culturale al quale attingeva l’autrice, famosa soprattutto per il romanzo The Awakening, tradotto in italiano come Il risveglio, un “lessico familiare” del Sud nel quale la protagonista Edna Pontellier figlia di contadini del Kentucky si sposa con un affarista borghese di New Orleans.

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Un tram di New Orleans

La metropoli appare trasfigurata in uno dei libri più imbevuti della sua folle anima jazz, caratterizzato da una vicenda editoriale straordinaria, che ne riflette la sostanza picaresca. John Kennedy Toole, natovi nel 1937 e suicidatosi nel 1969, non pubblicò nessuna opera durante la sua vita fiaccata da una profonda frustrazione esistenziale, costellata di delusioni. Solo undici anni dopo la scomparsa uscì Una banda di idioti, che gli valse il Pulitzer postumo. Il protagonista Ignatius J. Reilly, un pingue coacervo di Don Chisciotte, Oliver Hardy, Tommaso d’Aquino, idealista vocato alla sconfitta, cultore di Boezio e filosofia medievale, è l’alter ego di Toole. Gli idioti sono proprio gli abitanti stralunati, allo sbando, della New Orleans anni 60, di cui il romanzo riproduce, con perizia mimetica, il vernacolo underground che Toole ebbe modo di approfondire per via dei numerosi lavoretti di fortuna nei bassifondi del French Quarter. A Confederacy of Dunces rappresenta il migliore viatico per avvicinarsi al caos interiore di Nola e avvertire il vociante fluire che, a sera, spiove in tramonti umidi. Ripartiamo. Verso Nord. Nel cuore la tiepida febbre del Delta.

L’Alabama e Il buio oltre la siepe

Letteratura southern Jefferson Davis Biloxi
Beauvoir, la residenza di Biloxi dove si ritirò Jefferson Davis

Prima di arrivare a Monroeville, la capitale letteraria dell’Alabama, non mancano divagazioni degne di nota. A Biloxi, sulla costa del Mississippi, si trova Beauvoir Estate, la splendida dimora con annessa piantagione dove nel 1875 si ritirò Jefferson Davis, lo sconfitto Presidente della Confederazione, ospite della proprietaria Sarah Dorsey, ricca scrittrice di novelle storiche sudiste. Qui l’ex eroe dell’ideologia schiavista e ruralista meridionale compose, aiutato dalla quiete aristocratica del luogo, Rise and Fall of the Confederate Government. Non distante, il porticciolo di Bayou La Batre compare quale base della Bubba Gump Shrimp Company in alcune delle pagine più toccanti di Forrest Gump.

Letteratura southern To Kill a Mockingbird Il buio oltre la siepe
La copertina dell’edizione originale de “Il buio oltre la siepe”

Monroeville. O sarebbe meglio dire Maycomb, la località fittizia presente nella trama di uno dei romanzi che più di altri svolsero un ruolo dirompente nella letteratura southern e americana in genere. Uscito nel 1960, subito Premio Pulitzer, To Kill a Mockingbird, alla lettera “uccidere un usignolo”, ha venduto oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo, compresa l’Italia, dove è stato tradotto col titolo di Il buio oltre la siepe. Alla consacrazione contribuì anche la versione cinematografica diretta da Mulligan nel 1962, vincitrice di due Premi Oscar. L’autrice, Harper Lee, trasse ispirazione dalla società razzista e segregazionista del piccolo villaggio in cui nacque nel 1926. Tornano il vecchio Sud, la crisi di valori e le tensioni acuite dalla Grande Depressione. L’usignolo ucciso è Tom Robinson, il nero accusato di violenza sessuale pur in assenza di prove concrete. Nient’altro che l’eterna sopraffazione del forte sul debole, il dominio del male in terra, già descritto dal noto Apologo di Esiodo. Il vigore del pregiudizio, di ciò che stando al di là di una siepe non si vede, celato dall’oscurità che spesso non è nelle cose, ma nei nostri occhi. La Old Courthouse, sul cui modello la Lee concepì il tribunale del romanzo, ospita due mostre permanenti, una dedicata alla scrittrice e al suo capolavoro, l’altra al suo grande compagno d’infanzia e successivamente collega, Truman Capote, il vicino di casa che le ispirò il personaggio di Dill: la mostra racconta i primi anni di questo altro grandissimo artista omosessuale, reso intramontabile da veri e propri classici contemporanei del calibro di A sangue freddo Colazione da Tiffany. Diversi tour letterari conducono tra le vie di Monroeville alla scoperta di luoghi legati a Il buio oltre la siepe, che peraltro viene rappresentato annualmente nella Courthouse: il monumento ad Atticus Finch, l’ufficio del padre della Lee, nonché il Birdhouse Trail, allietato da variopinte casette per gli uccellini.

Letteratura southern Carson McCullers Columbus
La casa di Carson McCullers a Columbus. Credits to Carson McCullers Center

Proseguiamo con altre tre donne. Vicino a Monroeville, a Thomasville, visse Kathryn Tucker Windham, autrice di vari racconti horror come 13 Alabama Ghosts and Jeffrey, una delle sue più note opere insieme a Jeffrey’s Favorite 13 Ghost Stories. Il grazioso museo ospitato nell’Alabama Southern Community College documenta la sua parabola artistica e professionale. A Columbus, già in Georgia, nacque un’altra esponente del Rinascimento southern, minata, al pari delle sue compagne, da una fragilità, insieme fisica e psicologica, che costituiva però un osservatorio privilegiato dal quale scrutare, con una delicatezza miracolosa, il mondo crudo del Sud. A 23 anni, nel 1940, terminò il suo capolavoro definitivo, The Heart Is a Lonely Hunter, in italiano Il cuore è un cacciatore solitario, ambientato in una piccola, opprimente cittadina del meridione statunitense. Qui il peso dell’ingiustizia, sovrana nel mondo, è aggravato dalla sensazione di non potere evadere. La villetta dell’autrice ospita l’interessante Carson McCullers Center, istituito a memoria del suo notevole contributo, soprattutto al fine di supportare nuove generazioni di scrittori.

Letteratura southern the little mansion Erskine Caldwell
The Little Mansion, casa museo di Erskine Caldwell. Credits by http://www.theclio.com

Chiudiamo, ormai in prossimità di Atlanta, con la casa museo di uno degli scrittori più intensi e potenti della letteratura southern. Erskine Caldwell nacque a Moreland nel 1902, nel cuore della Virginia. La sua opera è giocata sugli elementi ricorrenti nei principali scrittori contemporanei, specie Steinbeck, per quanto riguarda la descrizione realistica della miseria dei ceti subalterni, e Faulkner, per il senso di disfacimento inesorabile che consuma da dentro il Sud: sfruttamento dei mezzadri, Grande Depressione, degrado morale, deformazione grottesca e surreale dell’umano, sotto la condanna di un’America fiaccata, piagata, implacabile. Il romanzo che ne offre un quadro vasto, allucinante, è La via del tabacco, edito nel 1932, in qualche modo l’antesignano georgiano di Furore di Steinbeck. Manoscritti, filmati e documentazioni varie, conservate presso l’Erskine Caldwell Museum, all’interno di The Little Mansionpiccolo edificio coloniale in legno che fu sua dimora, delineano l’enorme apporto di Caldwell alla letteratura southern.

Abbiamo terminato la nostra discesa a Sud, nell’anima profonda degli States. Questo il trailer esperienziale del viaggio. Il pacchetto è consultabile su http://www.alidays.it


2 thoughts on “In viaggio con la letteratura southern

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