Non solo Theodore Roosevelt National Park: un viaggio in North Dakota.

Lo Stato delle High Plains, con le sue praterie attraversate dai bisonti e punteggiate di ranch, è uno dei più selvaggi e autentici degli USA…

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Theodore Roosevelt, il Presidente Cowboy, in abito di cacciatore

Chiunque conosca un minimo gli Stati Uniti, associa immediatamente il North Dakota al Theodore Roosvelt National Park, area protetta intitolata al 26° Presidente USA e Premio Nobel che, grande appassionato di caccia e della vita selvaggia del West, vi trascorse una stagione decisiva nel 1883, quando aveva 25 e tanta voglia di misurarsi con la potenza esplosiva dei bisonti e della propria giovinezza. Ci andremo più tardi, per visitare, oltre alla Maltese Cross Cabin (il capanno dove il leader politico soprannominato “cowboy” trascorse i momenti più liberi e memorabili della sua vita) gli spettacolari altopiani corrugati e movimentati dai profondi calanchi delle Badlands, le “male terre”, affioramenti infernali in superficie. Prima va sottolineato come il North Dakota, un rettangolo di praterie esteso circa 180 mila kmq (potrebbe contenere la Bulgaria) al confine col Canada e abitato solo da 700 mila persone, rappresenti una meta ricca di sorprese. Certo, la wilderness vuota, ventosa, tanto amata da Theodore Roosevelt, è lo sfondo costante, aperto, sconfinato, che si incontra in questa porzione di High Plains. Dove però si possono scoprire anche siti nativi, testimonianze della corsa a West dell’800, cittadine dal fascino pionieristico e eccentrici monumenti in stile on the road americano.

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Rugby, il centro geografico del Nord America

Nonostante il North Dakota possa sembrare uno degli Stati USA dalla vita sociale e culturale più monotona, priva di avvenimenti o contraddizioni degni di nota, simile sue immense pianure solitarie, un’analisi attenta dimostra il contrario. Anzi, il North Dakota sintetizza, in modo sorprendente, molte caratteristiche opposte degli States. A partire dal clima, con temperature minime e massime che passano da -50° in inverno a +50° d’estate. Un paese a vocazione principalmente agricola che vanta (con il record di produzione in varie specie), al contempo, il più alto numero di milionari pro capite. Altro primato del North Dakota consiste nel possedere la massima percentuale, 46,8 %, di abitanti di origine tedesca (contrariamente a quanto si pensa, il gruppo etnico principale degli USA con 50 milioni di cittadini, come spiega questo articolo tradotto dall’Economist) che professano in larga parte la religione luterana, col più alto numero di chiese per cittadino. Non è un caso che la capitale, adagiata sulla sponda orientale del fiume Missouri, si chiami Bismarck. Il suo avveniristico North Dakota Heritage Center and State Museum racconta l’evoluzione storica dello stato risalendo alle sue origini geologiche. Un viaggio di 600 milioni di anni impreziosito da ricostruzioni di scheletri di Tirannosauro Rex e altri animali preistorici, capolavori fittili e di gioielleria espressione dell’artigianato nativo, pannelli esplicativi e reperti che raccontano l’arrivo degli Europei.

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Un ranch fantasma nelle praterie

Altro che periferia, il North Dakota è un punto focale d’America. Non solo simbolicamente. Infatti a Rugby si trova il centro geografico del continente nordamericano, segnalato da un cippo. Una specie di punto magnetico che risucchia tutto il superfluo in una dimensione dai rintocchi immutabili, che non sembra soggiacere alle angustie del tempo e alle dispersioni della geografia. Viaggiando lungo le scenic drives del North Dakota, territorio per eccellenza da attraversare “sulla strada”, il paesaggio si distilla, si astrae, nella forma pura dello spazio, diventa un piano euclideo marcato dalla linea dell’orizzonte. Nel quale si agita una tensione verticale, mostrando il segreto del giacere, l’ascensione. Sopra il cielo, che nubi indolenti solcano sparse, ripete pigramente l’alternarsi del giorno e della notte, come  se però non lo riguardasse. Sotto le distese di erbe punteggiate di ranch isolati (molti quelli fantasma, censiti dal sito Ghosts of North Dakota), tagliati a grandi riquadri da serpentine contorte di filo spinato. Il silenzio è ferito qua e là dal cigolio arrugginito di un camion arrancante. Rende interiore l’esterno, bagna le cose nell’acqua tersa dell’anima. Gli sbuffi neri di qualche pozzo di petrolio, mucchi di terra scavata e rifiutata, un albero che si staglia solo sul fondale piatto cui si riduce il mondo, la fronte di un contadino vasta più del cielo. Tutto, in North Dakota, dà una lezione di desolata tristezza. Dal sapore vero. Di vita vera. Capace di emozionare. Come nelle pagine di Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, capolavoro di filosofia on the road scritto da Robert M. Pirsig nel 1974. Ora e tempo di metterci in viaggio.

Wilderness

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Le Badlands del Theodore Roosevelt National Park

Inevitabile partire dal Theodore Roosevelt National Park, da cui abbiamo preso le mosse, circa 285 kmq (suddivisi in tre sezioni: North Unit, South Unit ed Elkorn Ranch Unit) che si allargano nella zona sud occidentale, non distante dal Montana. Da Medora (teatro, da giugno a settembre, di musical in stile Broadway di ambientazione western che si tiene nel Burning Hills Amphitheatre, con lo sfondo delle Badlands) si accede alla teoria di calanchi d’argilla e sabbia, lame rugginose frammiste a prati brulli e riarsi, scavata dal Little Missouri River. Tra le formazioni geologiche più notevoli compaiono hoodos, i nostri camini delle fate, e le cosiddette “cannonball concrations”, pietre levigate a forma di proiettili giganteschi. La fauna annovera, oltre agli iconici bisonti, coyote, wapiti, cavalli selvatici, i teneri roditori detti cani delle praterie, sui cui movimenti terrestri volteggiano i cerchi perfetti dell’aquila reale.

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Gli iconici bisonti delle Badlands

Non finiscono con il Theodore Roosevelt National Park le tappe di un viaggio all’insegna della wilderness in North Dakota. La sua area, d’altronde, è un’enclave posta all’interno di una più estesa zona posta sotto tutela, il Little Missouri National Grassland, oltre 480.000 ettari (per intenderci, il Molise) di praterie rase, infinite. Tra le attività sportive si possono praticare vere e proprie traversate in kayak del fiume oppure escursioni di trekking e mountain-bike lungo l’antico sentiero nativo sterrato Maah Daah Hey Trail. Un tempio dello sport acquatico è il lago Sakakawea, creato nel 1953 mediante lo sbarramento della Garrison Dam (la diga è visitabile con tour guidati) sul Missouri e intitolato alla donna indiana che accompagnò nella loro spedizione Lewis e Clark (li incontreremo tra non molto). Si tratta del terzo bacino artificiale più grande degli States, una specchiera allungata che si insinua tra le scogliere delle badlands come un miraggio improvviso e inaspettato. Le sue anse sinuose sono costeggiate dalla spettacolare  Sakakawea Byway.

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Le famose zucche del Papa’s Pumkin Patch

Il più ampio specchio d’acqua naturale, Devils Lake, è invece l’ideale per la pesca sportiva. Abbiamo parlato dell’importanza dell’agricoltura per l’economia del North Dakota. Questa attività modella, ovviamente, il paesaggio, secondo il ciclo delle stagioni, creando scorci rurali e idilli country, imbevuti di una nostalgia tenue, lieta e contenta. Ad esempio al Papa’s Pumkin Patch, fattoria alle porte di Bismarck famosa per le sue zucche e le gustosissime torte cui servono da ingrediente. L’ultimo accenno alla cucina non può che fare aprire una breve parentesi gastronomica: il North Dakota offre una ricca proposta che fonde ricette di origine europea, specie tedesca, a materie prime a chilometro zero. Consigliabili i pierogies, ravioli fritti ripieni di formaggio e patate, e la dried beef ball, una grande polpetta di formaggio, carne e cipolle. Dolce? Lo strudel di mele di germanica provenienza.

 

Dai Nativi alla Guerra Fredda

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Un earth-lodge dwelling del Knife River Indian Villages National Park

Si stima che nel 1870 gli abitanti delle High Plains fossero circa 2500. Solo l’arrivo della ferrovia avrebbe impresso una svolta demografica all’allora Territorio dei Dakota, i nativi che abitavano in comunione col vento e il Grande Spirito. La principale testimonianza archeologica del sostrato etnico autoctono sono i Knife River Indian Villages, un National Park che preserva tre centri abitati degli Hidatsa, il “popolo dei salici” (appartenenti alla galassia dei Northern Plains Indians), insediatisi nel corso del 1600 lungo le rive di questo affluente del Missouri. I resti degli “earth-lodge dwellings”, le costruzioni a cupola seminterrate, sono ben visibili per le depressioni circolari dei loro perimetri.

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Statua di Clark a Fort Mandan

Ambientazioni filologicamente perfette delle antiche abitazioni e dei loro spazi domestici fanno rivivere il calore familiare che dovette aleggiarvi un tempo, mentre nel Museo si ammirano pregevoli testimonianze artigianali ed artistiche. Qui viveva la già citata Sakakawea, futura icona delle suffraggette americane. Appartenente a una tribù di Shoshoni, a 12 anni venne rapita dagli Hidatsa e condotta nel loro territorio. Si sposò poi, probabilmente acquistata, con un commerciante di pelli francesi insieme al quale, in virtù delle sue conoscenze linguistiche, accompagnò  Meriwether Lewis e William Clark nell’epica spedizione che ne porta il nome. Era il 1804, e la compagnia guidata dai due esploratori si trovava intrappolata a Fort Mandan, un’installazione costruita con pali di legno, a causa di un inverno rigidissimo: un eccellente interpretive center rievoca quell’epopea fondativa dell’identità statunitense che, qui in North Dakota, ha conosciuto alcune delle proprie pagine più importanti e sofferte. Non a caso nello stato la memoria del passaggio del  Corps of Discovery è ancora viva e rappresenta un mito popolare cui è intitolato un po’ di tutto, ad esempio una crociera sul Missouri a Bismarck.

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Fort Union

Siamo in piena corsa al West. A quest’epoca appartengono importanti siti storici. Ad esempio Fort Union, il principale trading post dell’Upper Missouri River, gestito tra 1828 e 1867 da quell’American Fur Company fondata da John Jacob Astor (un tedesco, guarda caso) che deteneva il monopolio continentale nel commercio di pellicce di bisonte. In questo maniero circondato dalle praterie, ricostruito con precisione, gli Assiniboine e altri nativi venivano a scambiare il cuoio con prodotti occidentali, in un meticciato continuo e proficuo che sta alle origini della moderna America. Un luogo davvero simbolico dell’incontro tra culture amerindie e pionieri è il Fort Abraham Lincoln, l’avamposto da cui  nel 1876 partì il 7th Cavalry Regiment verso il Little Bighorn.

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Fort Abraham Lincoln, una rievocazione storica

La ricostruzione della dimora del Tenente Colonnello Custer e di altri edifici si affianca alle cupole del On-A-Slant Indian Village. Interessanti, anche se non paragonabili per importanza storica e dimensioni, il Fort Buford, oppure il Chateau de Mores, dimora di 26 stanze edificata nel 1883 da  Antoine de Vallombrosa, Marquis de Mores, ranchman, avventuriero e fondatore della vicina Medora. Proprio nel villaggio al centro del Theodore Roosevelt National Park si può visitare un’esposizione interamente dedicata al personaggio simbolo di quel tempo di frontiere insicure e in continuo movimento: la North Dakota Cowboy Hall of Fame svela ogni dettaglio sulla vita dei mandriani e le abitudini di quei coraggiosi coloni. Anche il Frontier Village di Jamestown è rimasto fuori del tempo, col suo viale polveroso attorniato dalle facciate in assi screpolate di saloon e negozietti di souvenir western, mentre Bonanzaville custodisce 43 edifici storici e oltre 400 mila reperti d’antiquariato raccolti in vari musei, come le collezioni dell’automobile, dei trattori e degli aeroplani.

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The Skyscraper on the Pairie di Bismarck

Passando al XX° secolo, uno dei monumenti principali del North Dakota è senz’altro il Campidoglio di Bismarck, famoso con l’epiteto di Grattacielo della Prateria, edificato nel 1934 secondo l’allora imperante stile Art Déco: se è vero che i suoi 74 metri d’altezza impallidiscono rispetto alla statura dei grattacieli delle grandi metropoli statunitensi, il profilo bianco e sobrio acquista uno spicco imperioso circondato dalla monotonia orizzontale della prateria. All’interno dello State Capitol ricche esposizioni museali ne raccontano la vicenda costruttiva  e l’evoluzione storica del North Dakota. Dagli anni 30 alla Guerra Fredda il passo è breve. Bene, quest’area remota degli USA fu scelta dalle autorità militari come luogo congeniale per lo sviluppo del programma Minuteman, i micidiali missili balistici intercontinentali che potevano trasportare le testate nucleari a migliaia di chilometri di distanza. Migliaia ne furono collocati  all’interno di basi di lancio ricavate nel sottosuolo di queste pianure, in modo da renderli immuni da eventuali attacchi sovietici. Ad esempio presso il Ronald Reagan Minuteman Missile State Historic Site, dove ci si muove attraverso le sale di controllo con tutte le strumentazioni, le pulsantiere per ricevere da Washington l’eventuale ordine che, da questo bunker celato sotto il grembo piatto delle Pianure, avrebbe trasformato il nostro pianeta in un inferno.

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Un B-52 Stratofortress della Minot Air Force Base

Le installazioni Minuteman erano inoltre difese dalla cintura di missili anti balistici del Safeguard Program che, in North Dakota, ha lasciato una testimonianza enigmatica e magnetica, la massiccia piramide dello Stanley R. Mickelsen Safeguard Complex Missile Site Radar, simile al megalite di una civiltà oscura. Rimaniamo sempre nel clima del bipolarismo USA-URSS nella Minot Air Force Base, l’hub del 5th Bomb Wing, stormo composto dai bombardieri  B-52 Stratofortress che impiega quasi 3500 militari. Allargato anche all’aeronautica civile è invece il Fargo Air Museum che vanta numerosi velivoli ancora utilizzabili raccolti nell’aeroporto internazionale della più grande città del North Dakota, posta sul confine col Minnesota. Fargo, un nome famoso. Infatti la cosiddetta “Gateway to the West”, un centro dalla rudezza un po’ trasandata dovuta a un’anima pionieristica rimasta viva, appena ingentilita, ma in fondo acuita, dalla facciata liberty del Fargo Theatre, ha dato il titolo e lo spunto al film (ispiratore nel 2014 di una serie TV) del 1996 dei fratelli Coen vincitore di due Oscar.

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Fargo, la più grande città del North Dakota, in una giornata invernale

Nessuna scena di Fargo è stata girata effettivamente a Fargo, dato che la maggior parte delle riprese ha avuto set dislocati tra Minnesota e North Dakota. L’episodio di volta della trama, quando il protagonista Jerry ingaggia due sicari da coinvolgere nel finto rapimento della moglie, è ambientato in bar di Fargo e un giro tra le sue vie in cui si intrufola il vento delle praterie, mettendo la sua ansia di movimento e aperture. Altro record da Guinness del North Dakota: vicino a Fargo svetta la seconda costruzione umana più alta della Terra, l’antenna televisiva KVLY-TV mast, 628.8 metri, superata solo dal Burj Khalifa e, tra 1963 e 1974 e 1991-2010, primatista assoluta.

Arte e best kept secrets

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Il World’s Largest Buffalo

Anche l’arte ha il suo spazio in North Dakota. Le principali collezioni sono il Plains Art Museum di Fargo e il North Dakota Art Museum di Grand Forks. Sono però le installazioni monumentali che sorgono ai bordi delle strade, nel vuoto del paesaggio, a costituire la cifra più peculiare del North Dakota. Autentici best kept secrets insospettabili, eccentrici, kitsch, che danno l’impressione che tutto questo spazio debba dare un po’ alla testa, stimolando la fantasia. Simboli malinconici dello spirito americano avvezzo al silenzio, alla solitudine, infantile e spaesato. Non si contano le bizzarrie che si incontrano durante un viaggio on the road in North Dakota. Nel 1991 l’artista locale Gary Greff  ha addirittura inaugurato una Enchanted Highway: si tratta di un’autostrada “incantata” per la presenza lungo il suo tragitto, ogni 50 km, delle più grandi sculture al mondo realizzate mediante cascame metallico di discarica. Al momento sono 7, in continua crescita, tutte giganti, come una cavalletta, uno stormo di fagiani, contadini di latta, e via dicendo. Intorno la pianura con la sua luce che allunga le ombre delle statue, all’infinito, nella dolcezza del tramonto. Notevole il più grande bisonte del pianeta: dopo l’immancabile foto sotto la sua imponente figura di 8 metri d’altezza, il vicino National Buffalo Museum di Jamestown svela ogni segreto sull’animale per antonomasia del West e sul sacro Bisonte Bianco.

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L’International Peace Garden al confine tra USA e Canada

Luogo iconico, rimanendo in materia di strutture monumentali en-plen-air, è l’International Peace Garden, un parco botanico e artistico inaugurato nel 1932 sul confine tra USA e Canada per celebrare le loro relazioni pacifiche. Data l’importanza simbolica di questo percorso allietato da 150000 fiori e vari gruppi scultorei (come la torre del carillon e The Peace Towers, 4 steli in cemento alte 37 metri, due in Canada due negli States), il soprannome ufficiale del North Dakota è  Peace Garden State. E ancora statue di cowboy o tartarughe che sovrastano stazioni di servizio sperdute nel cielo. Una sosta la merita senz’altro un pezzo di Nord Europa giunto chissà come nelle High Plains, tutelato dallo Scandinavian Heritage Park di Minot, l’unico al mondo che preserva le tradizioni culturali di tutti i paesi scandinavi: solo qui, in America, potrai ammirare un mulino a vento danese, una replica della Stavkirke di Gol, chiesa medievale norvegese, un cavallo di Dala, tipico giocattolo svedese alto 10 metri, una sauna finlandese e una statua di bronzo dell’esploratore islandese Leif Erickson, per non andare oltre. Tutto ciò, in fondo, è North Dakota.

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In bicicletta lungo il Maah Daah Hey Trail

La tagline del film Fargo recitava “a lot can happen in the middle of nowhere”, possono accadere molte cose nel bel mezzo del nulla. Forse la più importante. Tornare in contatto con l’apparire delle cose, l’aprirsi di un mondo. Assistere, lontano dalle sirene caotiche della civiltà, allo spettacolo dello spazio e delle cose. Questo è il dono del North Dakota.

Per maggiori informazioni e consigli pratici visita il sito di The Real America.


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