I luoghi sacri degli indiani Dakota

Un viaggio nelle località del South Dakota che hanno legato il loro nome alla storia dei nativi americani, dal Crazy Horse Memorial fino a Wounded Knee.

Un membro della tribù degli indiani Dakota in costume tradizionale ad un Powwow

 

Il South Dakota è lo stato degli Usa dei grandi paesaggi selvaggi, dalle Badlands alle Black Hills, lo stato dove si assapora ancora il mito della frontiera, ma soprattutto è lo stato dei nativi: gli indiani Dakota, Lakota e Nakota dell’alleanza Sioux che hanno segnato così profondamente la storia, la cultura e pure la geografia di quest’angolo di States.

Sono innumerevoli i luoghi del South Dakota che rimandano alla tradizione indiana, al lungo conflitto sostenuto con l’uomo bianco e alla convivenza successiva, non sempre facile. Quello che sto per proporvi è un viaggio che permette di entrare in contatto con gli indiani Dakota e gli altri membri delle tribù Sioux, per comprenderne la vita, il folklore, la storia e la sopravvivenza fino ai giorni nostri.

SOUTH DAKOTA, TERRA DI INDIANI

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Il South Dakota è famoso anche per il Monte Rushmore.

Il South Dakota è caratterizzato da un grande territorio –è il diciassettesimo per estensione dell’Unione- ma è scarsamente popolato, non raggiungendo il milione di abitanti. Fa parte degli Stati Uniti dal 1889, quando si staccò tra l’altro dal suo “gemello”, il North Dakota.

Oggi la sua capitale è Pierre ma la meta turistica più famosa è Rapid City, la “porta” perfetta per raggiungere le straordinarie attrazioni naturalistiche dello stato, le Black Hills con il celeberrimo Monte Rushmore e le immagini dei Presidenti, il Custer National Park e le sue enormi mandrie di bisonti, il Badlands National Park con le sue suggestive formazioni calanchive.

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Una veduta delle Badlands del South Dakota

Rapid City è facilmente raggiungibile dall’Italia grazie a comodi voli con scalo a Minneapolis o Denver verso l’aeroporto regionale locale. Il periodo migliore per visitare il South Dakota è sicuramente l’estate, con i mesi più gradevoli che sono Giugno e Settembre.

Nello stato vivono ancora molti indiani, oltre ad altri discendenti di tribù di nativi Sioux. Alcuni risiedono ancora nelle molte riserve native disseminate sul territorio del South Dakota: la Pine Ridge Indian Reservation, la Cheyenne River Indian Reservation e la Crow Creek Indian Reservation sono solo alcune di esse.

RAPID CITY, PER SCOPRIRE GLI INDIANI DAKOTA

Rapid City, come abbiamo detto, è il luogo migliore per iniziare un viaggio nei territori dei nativi e per approcciarsi alla loro cultura. Essendo uno dei centri più importanti del turismo in South Dakota la città raccoglie una serie di musei ed esposizioni etnologiche sul mondo dei nativi.

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Il Prairie Edge Traiding Company&Galleries e la sua collezione di arte degli indiani Dakota.

Il Journey Learning Museum Center è sicuramente l’esposizione più importante di Rapid City. Attraverso reperti che vanno dai 100 milioni di anni fa ad oggi esso spiega in maniera chiara e interessante la storia dello stato, dinosauri compresi. Una vasta sezione del Journey Museum è dedicata agli indiani Dakota e Sioux: una esposizione di manufatti, collanine e ornamenti, armi e oggetti rituali che servono a introdurti nel mondo dei nativi.

Un altro luogo che ti permetterà di inserirti di più nella cultura Sioux è certamente il Prairie Edge Trading Company & Galleries. Più che un negozio, un atelier per artisti nativi che si cimentano nelle forme espressive della tradizione indiana: scultura su legno, lavorazione e pittura sulla pelle, creazione di strumenti musicali, confezionamento di gioielli rituali. Più che un negozio di souvenir, una vera e propria galleria d’arte indiana!

BEAR BUTTE, LA COLLINA SACRA DEL SOUTH DAKOTA

Il territorio del South Dakota è disseminato di una serie di butte, ovvero di colline isolate, peculiari formazioni geologiche dai lati inclinati e dalla cima pressoché piatta. La più famosa di queste alture, sia per la sua conformazione panoramica che per l’importanza che riveste nella cultura nativa è il Bear Butte.

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Una veduta del Bear Butte, luogo sacro per gli indiani Dakota, Lakota e Nakota

Il Bear Butte o Mato Paha (letteralmente: “la montagna dell’orso”) era ed è il centro della religione degli indiani Dakota e Lakota, oltre che un punto di riferimento vitale per gli altri nativi della regione, come i Cheyenne. Capi indiani famosissimi, come Nuvola Rossa, Cavallo Pazzo e Toro Seduto erano soliti visitare la Bear Butte in pellegrinaggio prima di prendere decisioni importanti o iniziare una guerra.

Bear Butte ancora oggi è sede di devozione: è ritenuto il luogo dove il creatore comunica con gli uomini tramite visioni. Gli alberi intorno alla collina sono adornati con panni colorati che contengono tabacco, e testimoniano le preghiere dei fedeli. Una visita a questo luogo sacro che si trova poco a Nord di Sturgis e delle Black Hills, compiuta nel massimo rispetto per le credenze native, è qualcosa di assolutamente da non perdere.

SPEARFISH CANYON, GLI INDIANI DEL DAKOTA AL CINEMA

Fin dagli esordi della cinematografia a stelle e strisce, il tema del Western ha spopolato nella produzione di film americani. Da Ombre Rosse del 1939, pellicola che segna l’esordio della pluridecennale collaborazione tra il regista John Ford e l’attore John Wayne, il cinema Western esplose, acquisì una sua narrativa e una sua epica, includendo attori del calibro di Gary Cooper, Henry Fonda, Kirk Douglas e Glenn Ford.

E gli indiani? Per tutto questo periodo, come disse il critico Raymond Bellour, il Pelle-Rossa è “in margine alle leggi e alla società bianca, è l’uomo da abbattere, in nome del risanamento del paese e della civilizzazione”. Le cose cambiano negli anni sessanta, quando il tema degli indiani e del quasi totale genocidio del loro popolo diventa sempre più preponderante nel cinema Western: pellicole come Ucciderò Willie Kid (1969) di A. Polonsky, Corvo Rosso non avrai il mio scalpo (1972) di Sydney Pollack e soprattutto Soldato Blu (1970) di Ralph Nelson e Il Piccolo Grande Uomo (1970) di Arthur Penn inizieranno a cambiare l’immagine dei nativi. Mutamento di narrazione che avrà il suo culmine con il capolavoro di Kevin Costner Balla coi Lupi del 1990, girato proprio in South Dakota.

Le ultime scene di Balla Coi Lupi vennero girate nel meraviglioso Spearfish Canyon.
Le ultime scene di Balla Coi Lupi vennero girate nel meraviglioso Spearfish Canyon.

La struggente scena finale di questa pellicola è stata filmata nel meraviglioso Spearfish Canyon. Questa magnifica gola, che si trova poco a Nord della cittadina di Deadwood, si estende per 30 chilometri, ricoperta da una rigogliosa boscaglia. I suoi panorami sono uno dei must see del South Dakota e fra le montagne boscose è possibile scegliere uno degli innumerevoli, entusiasmanti, percorsi di trekking rivivendo le magnifiche ambientazioni di Balla coi Lupi.

CRAZY HORSE MEMORIAL, UN MONUMENTO ALLA STORIA DEGLI INDIANI DEL DAKOTA DEL SUD

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Il Crazy Horse Memorial com’è oggi.

Non meno famosa della scultura dei quattro Presidenti del Monte Rushmore è l’enorme opera, ancora in costruzione, dedicato al grande capo Sioux Cavallo Pazzo. Il Crazy Horse Memorial sarà, una volta completata, la scultura di roccia più grande del mondo, alta 195 metri e lunga 172, e occuperà tutta una montagna delle Black Hills.

Il ciclopico monumento nasce dalla mente dello scultore di Boston Korczak Ziolkowski, che già aveva lavorato al Monte Rushmore. I lavori al Crazy Horse Memorial vanno avanti a rilento, dopo la morte di Ziolkowski e della moglie Ruth, ma grazie alla fondazione da loro creata e all’afflusso di turisti un giorno l’immane statua sarà completa.

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Il Crazy Horse Memorial come sarà una volta terminato.

Cavallo Pazzo fu scelto in quanto era “l’ultimo dei Sioux”. Capo carismatico della tribù Oglala Lakota fu uno dei condottieri nativi della battaglia di Little Big Horn, combattuta nella vicina Montana. Quello scontro, che fu la più grande vittoria degli indiani ma anche la loro più grande delle sconfitte, è ormai un evento leggendario. Della pazzia del generale George Armstrong Custer, già autore di innumerevoli crimini contro le popolazioni indiane, del genio e del coraggio dell’alleanza fra Sioux e Cheyenne hanno scritto in molti. Quello che resta oggi a ricordare il valore dei nativi sono memoriali, come il Crazy Horse Memorial delle Black Hills.

FRA POWWOW E TRADIZIONI

La catena montuosa delle Black Hills era il fulcro della cultura e della religione degli Indiani Dakota e Lakota. Dalle alture del Custer State Park alle Badlands del Sud si svilupparono tutto quell’insieme di leggende, tradizioni e usanze che formano la cultura Sioux.

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Un gruppo di indiani con i costumi tradizionali ad un Powwow in South Dakota.

Una delle consuetudini più interessanti che si possono incontrare in questa zona sono i Powwow, chiamati anche wacipi dagli indiani Dakota, Lakota e Nakota. Sono principalmente delle danze, che si tengono un po’ ovunque in periodo estivo: da Rapid City a Pine Ridge, da Eagle Butte a Sioux Falls.

Il Powwow o wacipi, come si pratica nella regione delle Grandi Pianure, è un evento sociale che può durare da uno a diversi giorni. In questo periodo le tribù si uniscono per celebrazioni religiose e per incontrare parenti e amici. Un evento essenzialmente di danza, con coreografie fatte da uomini e donne: i ballerini in costume tipico si muovono in cerchio emulando la ciclicità della vita. Le danze sono accompagnate dai canti tradizionali e rituali, oltre che dal ritmo incessante dei tamburi che scandiscono il ritmo. Le canzoni parlano di guerra e amore, di famiglia e di onore, ma soprattutto sono un incoraggiamento ad andare avanti e a non interrompere il ciclo della vita.

Assistere ad un Powwow è emozionante e toccante, ma bisogna sempre ricordarsi che per gli indiani questi sono riti sacri, non coreografie turistiche. Il rispetto viene prima di tutto, per una usanza decisamente vera e sincera.

WOUNDED KNEE, L’EPILOGO DELL’EPOPEA INDIANA

Dopo anni di fiera resistenza nativa le truppe statunitense ebbero la meglio e iniziarono a confinare sempre di più gli indiani nelle riserve a loro assegnate. In quei torbidi anni numerosi furono gli eccidi compiuti dai governativi ai danni delle indifese popolazioni native. Il più tristemente famoso fu il massacro di Wounded Knee.

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Una immagine d’epoca di indiani Dakota Sioux e pionieri, circa 1890.

Il 29 dicembre 1890 300 fra uomini, donne e bambini della tribù di Miniconjou di capo Piede Grosso, furono massacrati dai soldati del Settimo Reggimento Cavalleria del colonnello Samuel Whitside. Solo 51 individui si salvarono dal tiro di fucili e mitragliatrici. Fu l’ultimo episodio di resistenza: le altre tribù indiane, davanti alla spietatezza dell’azione, si arresero in breve tempo.

Oggi a Wall, piccola cittadina del South Dakota al limitare delle Badlands e molto vicina al luogo del massacro, sorge il Wounded Knee Museum. Una piccola ma molto nutrita esposizione che illustra la fine dell’epopea indiana, della vita nelle riserve e di come, nonostante le vessazioni, la cultura nativa sia sopravvissuta e anzi oggi sia apprezzata anche da quelli che un tempo erano i “nemici” e che sia un bellissimo collante nella storia condivisa degli Stati Uniti.


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