Tahiti e Hiva Oa: la Polinesia di Paul Gauguin

Le isole del Pacifico ammaliarono il pittore postimpressionista, che qui visse fino alla sua scomparsa nel 1903. Un viaggio per scoprire le sue amate Tahiti e Hiva Oa, i luoghi più affascinanti che stregarono Gauguin e che lasciano a bocca aperta i turisti ancora oggi.

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In riva al Mare, 1892, Paul Gauguin, National Gallery of Art, Washington DC

Tra il 1891 e il 1903, anno della sua morte, Paul Gauguin trascorse buona parte della sua vita in Polinesia, prima sull’isola di Tahiti poi in quella di Hiva Oa, nell’arcipelago delle Marchesi. Era arrivato per fuggire dalla vita mondana e complicata che conduceva in una Francia, quella della fine del XIX secolo, che era un calderone di esperienze artistiche, culturali e politiche. La sua ricerca di uno stile di vita semplice, lontano dalle contraddizioni del suo tempo, lo portò quindi in Polinesia, dove poté permeare sé stesso e la sua arte con la cultura tradizionale del Pacifico.

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Una veduta di Tahiti

Una fuga da tutto, esattamente come quei turisti che, oggi, si godono un viaggio nelle meravigliose isole della Polinesia. Patria di vacanze rilassanti, romantiche e sportive, Tahiti e le sue sorelle svelano quindi un lato di loro completamente diverso e, forse, inaspettato: una Polinesia fatta di paesaggi e, soprattutto, di volti inconfondibili di donne espressi dalla mano di Paul Gauguin.

Avendo vissuto per quasi nove anni a Tahiti e per quasi quattro nella spettacolare Hiva Oa, sono molti i luoghi che hanno ispirato il pittore postimpressionista. Per quanto non sempre siano facilmente identificabili nei suoi quadri, gli scorci della Polinesia sono parte integrante della pittura di Gauguin.

TAHITI

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Una veduta di Papeete

Un primo luogo dove vivere un assaggio della Tahiti di Gauguin lo si può trovare comodamente a Papeete, capitale della Polinesia Francese. Quando sbarcò in questa cittadina, il 28 giugno 1891, l’artista francese venne investito dai profumi e dai colori dell’isola. Questo per Gauguin fu un benefico shock: il pittore negli anni precedenti aveva scelto di abbandonare l’arte impressionista per cercare il suo posto in altre avanguardie. Le correnti del Sintetismo e del Simbolismo avevano avuto un ascendente su Gauguin, affascinato soprattutto dalle teorie dell’uso del colore. E dopo aver visto i colori di Tahiti, i quadri di Gauguin non saranno più gli stessi.

 

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Due donne tahitiane, 1891, Paul gauguin, Musee d’Orsay, Parigi

Un luogo perfetto per avere un primo impatto sull’isola, per coglierne le mille sfumature, i gusti e gli odori è recarsi al Papeete Market: i banchi di questo mercato ospitano ogni genere di frutta, verdura, pesci, oli profumati, artigianato locale e souvenir. Un buon modo per entrare in contatto con il mondo della Polinesia.

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Il Grande Buddha, 1899, Puskin Museum, Mosca

Gauguin era profondamente interessato alla cultura del Pacifico, agli idoli e alle religioni tradizionali dei popoli dell’oceano. Il pittore francese girovagò nell’arcipelago alla ricerca di ispirazione per la sua arte Simbolista. Tutto il fascino e l’ascendente che ebbero su Gauguin i tiki e la religione polinesiana si ritrovano in molte delle sue tele, dove il pittore sovrappone in maniera sincretica i culti locali con elementi del cristianesimo. Bellissimo esempio di questa commistione è il quadro del 1896 chiamato Te Tamari no Atua, ovvero La nascita di Cristo, ma sicuramente il quadro più famoso di questo sincretismo è la Orana Maria, o La Santa Maria.

Ma oltre agli aspetti più puramente religiosi, Gauguin –come molti altri simbolisti prima di lui- rimase ammaliato dalla bellezza e dalla forza artistica degli idoli e dei santuari polinesiani. A Tahiti ve ne sono alcuni, e quasi sicuramente il pittore francese visitò il marae di Arahurahu. Questo recinto sacro, o marae in lingua polinesiana, si affaccia direttamente sul mare di Tahiti, è immerso in una fitta foresta di palme ed è un luogo suggestivo, che affascina i turisti esattamente come al tempo di Gauguin.

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Il Marae di Arahurahu, Tahiti

Quando Gauguin abbandonò la capitale dell’isola, Papeete, cercò un luogo più isolato e “meno civilizzato”. Dopo diverse peregrinazioni, nelle quali l’artista scoprì i luoghi più incantevoli di Tahiti, si stabilì in un piccolo villaggio del Sud, immerso nella vegetazione e a breve distanza dalla spiaggia, un luogo dove, come dice Gauguin stesso, “la civiltà mi sta lentamente abbandonando”.

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Te Tamari no Atua (La nascita di Cristo), 1895, N. Pinakothek, Monaco di Baviera

Il villaggio dove si trasferisce esiste ancora oggi e si chiama Mataiea. Poco distante, a Papeari, si trova il Paul Gauguin Museum: una piccola ma interessantissima raccolta, piena di schizzi artistici e studi per opere divenute in seguito decisamente celebri. In questo villaggio Gauguin inizia a ritrarre le donne di Tahiti, inebriato dalla loro bellezza semplice e lontana dagli stereotipi della moda francese del tempo. Il museo è una tappa fondamentale per tutti coloro che vogliono apprezzare l’amore incondizionato che Gauguin provò per l’isola di Tahiti e di come egli rimase affascinato dalla luce e dai colori polinesiani.

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Le selvagge isole Marchesi

Dopo oltre un anno in cui non aveva prodotto nemmeno una tela, nel 1901 Gauguin decise di abbandonare Tahiti per cercare una nuova ispirazione. Per quanto sia difficile pensare di disinnamorarsi dell’isola polinesiana, il pittore cambiò aria e approdò nelle Isole Marchesi, a Hiva Oa.

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Un’altra veduta delle Marchesi

Quello che trovò qui fu una Polinesia diversa: i panorami più selvaggi, il mare più profondo, gli idoli tiki più misteriosi. Le Marchesi sono dominate da alte scogliere, rimanenza dell’origine vulcanica dell’arcipelago. I turisti che arrivano qui rimangono di certo entusiasti ed estasiati.

Anche Gauguin era decisamente soddisfatto di questo suo nuovo rifugio. Nel villaggio di Atuona costruì la sua abitazione-atelier, la Maison du Jouir, una piccola palafitta dove visse i suoi ultimi anni. Arredata con una serie di pannelli di legno incisi dall’artista francese stesso, la Maison doveva colpire, se non sconvolgere, il senso del pudore dei visitatori dell’epoca sia per la licenziosità delle sue decorazioni sia per l’atmosfera frivola che vi si respirava. Nonostante i pannelli originali siano oggi al Musee d’Orsay di Parigi, a Hiva Oa è stato ricostruita la casa, esattamente come doveva essere al tempo di Gauguin, nello spettacolare ambiente delle Marchesi. Anche qui nella Maison du Jouir si trovano una lunga serie di cimeli appartenuti a Gauguin che ne illustrano la vita e l’attività artistica.

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La tomba di Gauguin ad Atuoma

Nel 1903, mentre si trovava in prigione per la sua attività anticolonialista contro i francesi sull’isola, Paul Gauguin morì nel carcere di Hiva Oa. Venne sepolto in una tomba senza nome, che solo alcuni anni dopo venne riconosciuta e opportunamente sistemata. Oggi, nel Calvary Cemetery di Atuoma si trova il tumulo di Paul Gauguin, luogo di pellegrinaggio di tutti coloro che ne hanno apprezzato l’arte innovativa ed espressiva. Dal cimitero, posto su un’alta collina, si può vedere il mare e tutta Hiva Oa, mentre 1500 chilometri a Sud-Ovest c’è Tahiti, l’altra isola tanto amata da Gauguin.

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La Orana Maria (Santa Maria), 1891, Metropolitan Museum, New York

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