Eclissi USA 2017: il viaggio di Alidays con Gianluca Ranzini verso il Wyoming per l’evento astronomico dell’anno

Alidays organizza Eclissi USA 2017, tour di Nevada, Arizona, Utah, Wyoming e Colorado che avrà come accompagnatore scientifico Gianluca Ranzini, vice – caporedattore di Focus, Presidente di PlanIt e autore di pubblicazioni astrofisiche con Margherita Hack

L’eclissi è un fenomeno che da sempre affascina l’essere umano, esperto o meno che sia di astronomia: abituato a guardare al cielo come a qualcosa di immutabile, perenne, rispetto all’irregolare movimento dei corpi sublunari, per dirla con la cosmologia antica, spaventato oppure meravigliato da un accadimento così inusuale.

Il tour con Ranzini è andato Sold Out. Alidays ha organizzato un secondo itinerario con Riccardo Vittorietti, Presidente di LOfficina, associazione che da luglio 2016 ha in concessione le attività pubbliche e scolastiche del Civico Planetario Hoepli di Milano. Ecco i dettagli del viaggio.

Un oggetto celeste che scompare, dando l’idea di essersi allontanato (ek-leipein, in greco classico) al punto di diventare invisibile. Se poi si tratta di un’eclissi di sole, con la sua ombra spettrale che stinge il giorno in un bagliore rarefatto e cinereo, la fantasia ne è ancora più eccitata. Nella Cina di 4000 anni fa si pensava che fosse un drago ad inghiottire la nostra stella, e si tentava di allontanarlo producendo ogni sorta di frastuono, mentre qui in Occidente, anche in epoche di relativa maturità delle scienze astronomiche, a causa di un’eclissi si traevano presagi e venivano ad esempio interrotte battaglie campali, come quella dell’Halys (nella Turchia greca), di cui ci parla Erodoto, quando gli eserciti di  Aliatte II di Lidia e Ciassare dei Medi smisero di combattere al sopraggiungere di una notte improvvisa: la NASA ha calcolato che quell’eclissi, prevista dal filosofo Talete di Mileto, avvenne il 28 maggio del 585 a.C., facendone il più remoto episodio storico di cui ci sia nota la data.

La prossima eclissi totale di sole avverrà il 21 agosto del 2017. L’allineamento di Sole, Luna e Terra creerà una striscia di ombra, la cosiddetta fascia di totalità, che attraverserà da Est a Ovest parte degli Stati Uniti, con inizio in South Carolina e fine in Oregon.

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La fascia di totalità dell’eclissi del 21 agosto del 2017. La durata dell’oscuramento totale è massima lungo linea centrale della fascia stessa.

Il fatto che l’eclissi totale si verificherà in USAsta creando un’aspettativa eccezionale da parte di astrofili e appassionati di tutto il mondo. La copertura parziale del disco solare inizierà, sulla terraferma, nella zona di Charleston, alle ore locali 12:17 circa (17:17 UTC) e raggiungerà la totalità alle ore locali 13:47 (18:47 UTC), per una durata di 1 minuto e 18 secondi circa, mentre quella massima sarà registrata tra Kentucky, Missouri e Illinois, dove la luna oscurerà del tutto il sole per circa 2 minuti e 40 secondi.

logo_astromirasoleUna delle mete migliori per recarsi ad ammirare l’eclissi è il Wyoming, sia per lo storico delle condizioni atmosferiche durante il mese di Agosto, che sembrano garantire una scarsa copertura nuvolosa (specie lontano dalle Rocky Mountains), che per le splendide attrattive naturalistiche che fanno da contorno all’evento astronomico.

E proprio in Wyoming, in particolare a Casper, eletta “best eclipse site” di tutti gli States, sarà diretto il viaggio Eclissi USA 2017 (partenza 12 Agosto, rientro in Italia il 25) che Alidays ha organizzato con la consulenza dell’Associazione Astronomica Mirasole di Opera (MI), gruppo volontario che raccoglie 70 soci, impegnato nella divulgazione scientifica, specie nelle scuole, e in frequenti conferenze ed attività osservative. Un itinerario, ad iscrizioni aperte, che si snoderà da Las Vegas, attraverso Nevada, Arizona, Utah, Wyoming, Colorado, fino a Denver, toccando parchi nazionali e storici osservatori astronomici, siti nativi e crateri meteoritici. Con una guida d’eccezione.

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Gianluca Ranzini

Gianluca Ranzini è vice – caporedattore di Focus, Presidente di PlanIt, l’Associazione dei Planetari Italiani, membro dell’I.P.S. (International Planetarium Society) e della Società Italiana di Scienze Naturali (SISN), dove è stato fondatore del Centro Studi di Esobiologia. Laureato in astrofisica all’Università Statale di Milano e giornalista professionista, ha negli anni svolto un’intensa attività editoriale e di conferenziere, vantando articoli per le principali riviste italiane di settore e circa una decina di libri per prestigiose case editrici nazionali, di cui due scritti in tandem con Margherita Hack.

Accompagnati, oltreché da Ranzini, da due tour leaders esperti del territorio, i partecipanti scopriranno alcuni tra i paesaggi più iconici e spettacolari degli States, con tappe che si accordano alla tematica di fondo dell’Eclissi Wyoming 2017 (clicca qui per il trailer esperienziale del viaggio su Fluidtravel).

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La cupola del rifrattore Lark da 61 cm con cui nel 1930 fu scoperto Plutone

Così durante la prima giornata (13 agosto), da Las Vegas al Grand Canyon, dopo una puntata a una grandiosa opera ingegneristica, la Hoover Dam, diga simbolo del New Deal, si avrà modo di visitare il Lowell Observatory di Flagstaff, Arizona, inserito dal Time nella lista dei 100 luoghi più importanti al mondo: qui d’altronde sono state scritte alcune delle pagine più importanti nella storia della scienza contemporanea, su tutte la scoperta del pianeta nano Plutone (allora considerato un “pianeta” a tutti gli effetti), osservato per la prima volta nel 1930 da Clyde William Tombaugh dopo che proprio il fondatore ne aveva già postulato l’esistenza. Le conquiste non si limitano a questa, ma includono gli anelli di Urano, le tre più grandi stelle conosciute, la presenze di acqua su un satellite di Giove, Ganimede, complessi calcoli sulla velocità delle galassie che hanno aperto la strada alle teorie sull’espansione dell’universo. Non solo gloria trascorsa. Infatti il futuro del Lowell è il moderno Discovery Channel Telescope, gigante da 4,3 metri di diametro, inaugurato nel 2012 poco lontano da Flagstaff, su un altopiano a oltre 2300 metri d’altezza.

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Meteor Crater, formato 50.000 anni fa da un meteorite che ebbe una forza di impatto pari a quella di 600 bombe atomiche

Dopo essersi riempiti gli occhi della meraviglia di fronte a due miliardi di anni della storia della Terra che affiorano dalla formazione geologica più famosa del pianeta, il Grand Canyon, magari con un volo in elicottero, il secondo giorno (14 agosto), nel corso del tragitto verso Pagesi farà un “balzo in avanti” a 50.000 anni fa, al cospetto dell’impressionate Meteor Crater, avvallamento profondo oltre 170 metri e largo più di 1200 formato  dallo schianto di una massa di ferro e nichel di una ventina di metri di diametro, lanciata a una velocità di circa 70.000 km/h, che scatenò un’energia pari a quella che si sarebbe sprigionata da 600 bombe atomiche di Hiroshima. Nel proseguo, passando nel vasto altopiano desertico ancora popolato da Hopi eNavajos, non sarà difficile imbattersi in un’altra eccezionale attrazione, a metà strada tra geologia e paleontologia: vicino a Tuba City si incontrano le Dinosaur Footprints, impresse ben 193 milioni di anni fa da esemplari del temibile dilofosauro, reso celebre dal film Jurassic Park, quando questo deserto era una rigogliosa zona umida.

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Le Dionsaur Footprints nel deserto di Tuba City

Raggiunto il Lake Powell, invaso artificiale lungo 300 km posto a metà tra Arizona e Utah, circondato da scenografiche quinte di arenaria, da dove si può raggiungere facilmente l’Antelope Canyon per un tour notturno sotto uno cielo terso e pulitissimo, palpitante di stelle, ci si dirigerà, nel terzo giorno (15 agosto), verso la Monument Valley, altra meraviglia geologica del West: la sconfinata pianura color ruggine per la presenza di estesi accumuli di ossido di ferro, formata dall’antico tracciato del fiume Colorado, è punteggiata dai massicci monoliti, detti butte o mesas e in gergo scientifico testimoni di erosione, che compaiono sullo sfondo di tante scene di cow boys e carovane. Tra queste vallate dall’aspetto apocalittico e marziano al contempo, esplorabili anche a cavallo, resistono residui delle popolazioni autoctone, da petroglifi millenari agli hogan, le abitazioni a forma di tholos dove ancora oggi vivono i Navajo, edificate secondo precisi riferimenti astronomici. Ultima visita della terza giornata sarà il Canyon de Chelly, ricco di testimonianze archeologiche risalenti fino al 2500 a.C.

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Monument Valley, l’icona del West

Eccoci al quarto giorno (16 agosto)da Canyon de Chelly a Moab. Sarà il turno del Canyonlands National Park, quasi 1400 kmq di area protetta che tutela una mesa di arenaria incisa da profonde fenditure scavate, nel corso dei millenni, dai fiumi Colorado, Green e da tutti i loro affluenti: dalla sommità dei tavolati più alti, piatti ed erosi, si godono vedute mozzafiato su un reticolo di gole tortuose, pinnacoli rocciosi, distese di vegetazione arbustiva sbiadita, fitta. Il quinto giorno (17 agosto) sarà dedicato interamente a Moab per un’escursione alla scoperta dell’Arches National Park, uno dei luoghi del pianeta dove l’interazione tra i diversi elementi naturali ha raggiunto una delle massime vette di spontanea creatività: l’azione dell’acqua e del vento ha ricavato, da questo enorme affioramento pietrificato, oltre 2000 archi di arenaria, levigati e fragili, snelli e aerei, tra i quali è molto famoso il Delicate Arche. Uno scenario che non sembra appartenere a questa terra, reso ancora più suggestivo dai giochi che le diverse situazione di luce creano su pareti e gole, tingendole e striandole.

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Delicate Arche, all’interno dell’Arches National Park

Il sesto giorno (18 agosto) la meta sarà VernalAnche qui l’immensa spina dorsale degli States, da cui emerge il loro sottofondo corrugato, duro, osseo, continuamente rimodellato, reca traccia di vita ormai fossile, intrappolata nella roccia.

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I resti paleontologici del Dinosaur National Monument

Il Dinosaur National Monument, alla confluenza dei fiumi Green e Yampa, che solcano un profondo canyon biforcuto, preserva ben 800 siti paleontologici con resti di dinosauri datati a circa 150 milioni di anni fa. All’interno di pareti di arenaria e conglomerato sono ammassati reperti scheletrici di allosauri, deinonici, abydosauri, mentre gli appartenenti alla cultura di Fremont, sviluppatasi tra 700 e 1300 d.C., lasciarono delle enigmatiche incisioni rupestri che paiono alludere a sapienze cosmologiche e astronomiche. Un altro accenno di mistero ancestrale in questa parte d’America che mette in contatto con le sorgenti prime della vita.

Durante la settima tappa (19 agosto) in direzione Laramie, si farà ingresso in Wyoming. Attraverso le regioni boschive del Medicine Bow – Routt National Forest, si raggiungerà questa cittadina che ha mantenuto intatto il proprio fascino da centro pionieristico del Far West e di importante snodo della Union Pacific.

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Fort Laramie, stazione di posta sulla via del vecchio West

Alle porte dell’area urbana si può visitare il Fort Laramie National Historic Site, vale a dire le strutture superstiti di un’importante stazione di posta fortificata, eretta nel 1830, e definita il “the Crossroads of a Nation Moving West.” Il profumo di vecchia America si avverte anche nel centro di Laramie, dove sorge la Wyoming Territorial Prison State Historic Site, carcere che ebbe l’onore di ospitare uno dei banditi più celebri della storia, Butch Cassidy, capo insieme a Sundance Kid del “Wild Bunch”, il “mucchio selvaggio” immortalato anche nel film del 1969 con Paul Newman e Robert Redford.

Il 20 agosto, ottavo giorno e vigilia di eclissi, il gruppo arriverà a Buffalo, migliore porta d’accesso alla Bighorn National Forest, polmone verde esteso su un catena montuosa che supera i 4000 metri d’altezza e rappresenta un paradiso floro-faunistico ideale per percorsi di hiking, trekking, bicicletta e numerose altre attività outdoor. La  Bighorn Scenic Byway (US 14) e la Cloud Peak Skyway (US 16) consentono di attraversare su mezzi a motore questi rilievi livellati e selvaggi.

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Bighorn National Forest, vicino a Buffalo

Il 21 agosto sarà il grande giorno. A Casper, verso cui si partirà la mattina presto, la luna inizierà a sovrapporsi al disco solare alle 10:22 circa e lo oscurerà del tutto alle 11:43 ca, per una durata totale di 2 minuti e 26 secondi (tra i massimi dell’intero “path of totality”), mentre ne uscirà completamente alle ore 13:09 ca. Dopo la fine delle operazioni si può approfittare per una visita ad alcune delle attrazioni di questo tranquillo centro urbano, come il Fort Caspar, fortino in legno installato dall’U.S. Army nel 1859 durante le campagne militari contro Lakota e Cheyenne, anche per difendere dai loro assalti i passeggeri dell’Oregon Trail, oppure il moderno National Historic Trails Interpretive Center, polo museale che racconta l’esplorazione del West e la vita quotidiana dei pionieri.

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Lo State Capitol di Cheyenne, importante monumento neoclassico costruito nel 1886

Non è ancora finita. Il 22 agosto sarà la volta di Cheyenne, capitale del Wyoming. Come dire cow boys (ma non solo, qui c’è un interessantissimo museo sulle cowgirls), rodei (a fine luglio si tiene una delle più note kermesse al mondo, la dieci giorni dei Cheyenne Frontier Days, descritta anche in intense pagine di On the Road di Jack Kerouac), ferrovie. Qui ci si può sbizzarrire con acquisti in negozi di stivali e abbigliamento western, assistere a uno show di pistoleri in  piazza Gunslinger, ammirare da fuori il Campidoglio dello Stato, importante monumento neoclassico costruito nel 1886 (è chiuso per ristrutturazione fino al 2019) e, in generale, immergersi in una magia d’altri tempi. L’ultimo giorno, 23 agosto, si partirà alla volta di Denver, con una tappa intermedia a Estes Parks, quartier generale del Rocky Mountains National Park a quasi 2300 metri d’altezza, ideale per passeggiate nella natura  lungo il Continental Divide, lo spartiacque del Nord America raggiungibile mediante il Milner Pass. Giunti nella capitale del Colorado, famosa per un vivace panorama culturale che non teme paragoni con le più grosse metropoli, ci sarà la possibilità di chiudere con un’ultima nota astronomica grazie a un’osservazione notturna presso l’Osservatorio Chamberlin, storica specola dell’Università di Denver: fondato nel 1890 grazie al finanziamento del benefattore da cui prende il nome e rinnovato nel 2008, è un pregevole edificio, sormontato dalla classica cupola, disegnato in stile neoromanico dall’architetto Robert S. Roeschlaub, molto attivo all’epoca in Colorado, al cui interno è custodito un rifrattore Saegmuller di 0.5 metri di diametro costruito nel 1894 dalla famosa azienda ottica americana Alvan Clark & Sons.

Eclissi USA 2017, un viaggio dalla Terra all’Universo, all’insegna della meraviglia verso la bellezza miracolosa e precaria del nostro pianeta.

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