Un viaggio negli States targato NASA

Space Shuttle, razzi propulsori, moduli e capsule di missioni, su tutte la mitica Apollo, aree di test, astronauti leggendari: i Visitors Centers dell’Agenzia Spaziale statunitense raccontano l’epopea dell’uomo contemporaneo nell’Universo. 

One small step for a man, one giant leap for mankind. Un piccolo passo per un uomo, ma un balzo enorme per l’umanità. La frase pronunciata il 21 luglio del 1969 dal primo nostro simile a mettere piede sulla Luna, l’astronauta Neil Alden Armstrong, nell’atto stesso di scendere dal LEM, il modulo della missione NASA Apollo 11 approdato sul satellite della Terra, è la migliore sintesi della grande epopea rappresentata dall’esplorazione spaziale del XX° secolo. 

Se siete avidi di curiosità, eccone subito due che qui calzano a pennello: a Wapakoneta, cittadina dell’Ohio dove Armstrong nacque nel 1930, è attiva una bella esposizione interattiva, l’Armstrong Air and Space Museum, che ospita il Douglas F5D Skylancer, aereo usato come test per le missioni NASA da Armstrong, copie delle capsule di Gemini e Apollo 11, nonché le tute spaziali usate nelle diverse spedizioni, la capsula originale di Gemini 8, una replica dello Sputnik e un’autentica roccia lunare. 

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The Dish, l’antenna australiana di 64 metri che trasmise l’atterraggio dell’Apollo 11 sulla Luna

Dall’altra parte del mondo, invece, si trova il radiotelescopio che ricevette il segnale della trasmissione televisiva della celebre passeggiata sulla Luna e lo rigirò in mondovisione: si tratta di The Dish, il piatto ,la seconda più grande antenna parabolica dell’emisfero meridionale, con i suoi 64 metri di diametro, gestita presso l’Osservatorio di Parkes, Nuovo Galles del Sud, dalla CSIRO, l’agenzia federale australiana per la ricerca scientifica.

 

Ma torniamo in America. Qui infatti è stato realizzato l’impensabile. Se per Plutarco, nel suo De facie quae in orbe lunae apparet, vale a dire “Il volto che appare nel cerchio della luna” (perché The Dark Side of the Moon, per dirla con i Pink Floyd, è il simbolo per eccellenza dell’ignoto), il satellite terrestre era una stazione intermedia dove le anime si purgavano i vista della vita ultraterrena, e Ludovico Ariosto, quando vi manda Astolfo a recuperare il senno di Orlando furioso, favoleggia che altri fiumi, altri laghi, altre campagne sono là su, che non son qui tra noi, è merito della NASA di averci fatto approdare su un archetipo della fantasia umana. E di aver ampliato, rivoluzionandola, la nostra conoscenza dell’Universo.

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La mappa dei Visitors Centers della NASA sparsi per gli Sates

Ci sono voluti decenni di studi, ricerche, lavoro intenso. La National Aeronautics and Space Administration è nata il 29 luglio del 1958, per un decreto firmato dal presidente Eisenhower, rimpiazzando e inglobando la precedente NACA, fondata nel 1915.

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Dwight D. Eisenhower, 34° Presidente U.S.A., tra 1953 e 1961

L’ex grande generale della Seconda Guerra Mondiale non poteva tollerare lo schiaffo ricevuto l’anno prima, in piena Guerra Fredda, dai Sovietici, quando riuscirono a lanciare in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, seguito un mese dopo dal lancio dello Sputnik 2 con il primo essere vivente a superare l’atmosfera terrestre, la cagnolina Laika. Era l’inizio della corsa allo spazio. I primi anni furono decisamente a favore del Roscosmos, l’Agenzia Spaziale U.R.S.S.: il razzo americano Vanguard fu un fallimento, mentre il 12 aprile 1961 Yuri Gagarin, a bordo del Vostok I, fu il primo uomo lanciato in orbita. La NASA, però, rialzò in breve la testa, favorita anche da ingenti disponibilità economiche: il 5 maggio dello stesso anno Alan Shepard su una Mercury 3 fu il primo americano a compiere un volo suborbitale, trend consolidato quando nel febbraio del 1962 John Glenn raggiunse l’orbita su una Mercury 6. Di lì a poco il Presidente J.F. Kennedy annunciò al Congresso il Programma Apollo, piano decennale per raggiungere la Luna. Nonostante nel frattempo la russa Valentina Tereskova, correva l’anno  1963, divenne la prima donna cosmonauta, proseguivano i test Gemini e le varie missioni Apollo che coronarono il sogno ancestrale dell’uomo con  3 anni di anticipo. Poi sarà il turno delle Stazioni Spaziali Internazionali, con l’epocale aggancio fra Apollo 18 e Soyuz 19 che segnò il disgelo della competizione intergalattica U.S.A. – U.R.S.S.degli Space Shuttle, la cui era durò tra 1981 e 2011, nonché delle sonde senza pilota inviate verso Marte (anticipate già dal Programma Viking), con la mappatura fotografica completa del pianeta rosso ad opera di Mars Global Surveyor (1996), e lo storico atterraggio del rover Sojourner della missione Mars Pathfinder, che raccolse dati tra il luglio e il settembre del 1997.

Quali sono le nuove frontiere? Il modo migliore per scoprirlo è visitare i vari NASA Visitors Center delle varie basi sparse per gli Stati Uniti.

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Un tipico paesaggio dell’Eastern Shore della Virgina, con le isole banco di sabbia dove sorge il centro missilistico Wallops

Partiamo dalla East Coast. Lungo le sottili isole di sabbia dell’Eastern Shore della Virginia sorge una delle prime basi di lancio di razzi al mondo: gestito dal Goddard Space Flight Center, il Wallops Flight Facility, fondato nel 1945 sulla penisola Delmarva per supportare ricerche aeronautiche mediante mezzi con propulsione a razzo, ti farà scoprire l’importanza di questi progetti per la ricerca scientifica… e se sarai fortunato potrai anche assistere a un lancio in diretta!

Poco distante troverai altri due centri NASA. Sempre in Virginia, ad Hampton, sorge il  primo tra i field center dell’Agenzia Spaziale Statunitense, nato addirittura nel 1917, quando si chiamava ancora NACA: da allora il Langley Research Center svolge un ruolo centrale per l’aviazione americana, sia quella aerea che quella spaziale. Per sapere tutto su questo polo scientifico-tecnologico che dispone di oltre 40 gallerie del vento in cui si effettuano test sui velivoli al fine di migliorarne le prestazioni in termini di sicurezza ed efficienza, e dove per altro fu compiuta la prima verifica del modulo lunare Apollo, non potrai perderti il Virginia Air and Space Center, attiguo alla base, con vari cimeli (tra cui il modulo originale di Apollo 12) e divertentissime esperienze interattive.

Steven F. Udvar-Hazy Center
La Donal G. Engen Observation Tower, visitabile per una panoramica a 360° sul Washington Dulles

Presso l’Aeroporto Internazionale  Washington Dulles di Chantilly si trova invece dal 2011 un distaccamento del Smithsonian National Air and Space Museum di Washington D.C.la più grande collezione aerospaziale del mondo (milioni di visitatori ogni anno che, tra i 200 aeroplani e le 135 astronavi, possono ammirare il SR-71 Blackbird,il jet più veloce del mondo, lo Space Shuttle ‘Enterprise’ il Flyer dei fratelli Wright, lo Spirit of St Louis di Charles Lindbergh e il modulo di comando dell’Apollo 11): lo Steven F. Udvar-Hazy Center vanta l’imponente Space Shuttle Discovery, protagonista di decine di missioni NASA, che lo ha donato all’esposizione. 

Sempre nei paraggi di Washington, ma nel Maryland, a Greenbelt, si trova il grande cervello astronomico della NASA. Forse non bastano i numeri per spiegare l’importanza del Goddard Space Flight Center, inaugurato nel 1959 e intitolato al grande scienziato statunitense Robert Goddard, padre della missilistica a propulsione: la più grande organizzazione di scienziati e ingegneri degli Stati Uniti, impegnata nell’incremento della conoscenza astronomica di Sole, Terra e pianeti mediante le sonde spaziali, consta di un totale di circa 10000 addetti.

James Webb Space Telescope Goddard
Il The James Webb Space Telescope, in costruzione al Goddard, sostituirà l’Hubble

Una fabbrica del sapere che ha sfornato anche un Premio Nobel per la fisica, John Cromwell Mather, vincitore nel 2006 grazie a risultati ottenuti con il satellite COBE. Nel Visitor Center, tra l’altro, scoprirai in anteprima il The James Webb Space Telescope, il prossimo telescopio spaziale NASA, qui in costruzione, che verrà completato nel 2018.

 “Rimanendo in zona”, presso l’Intrepid Sea-Air-Space Museum di Manhattan, New York City, si arriva al primo Space Shuttle della NASA, realizzato tra 1972 e 1976, prototipo del successivo programma.  La sua storia merita due righe. Infatti doveva chiamarsi Constitution, per il bicentenario della Carta americana (1776), ma i fan di Star Trek promossero una campagna di firme per farlo chiamare Enterprise, come la navicella USS Enterprise (NCC-1701) del film. All’inaugurazione era presente gran parte del cast, il produttore e fu eseguita la colonna sonora della serie TV. La fantascienza che contamina e influenza la realtà.

Cleveland, Ohio, sulle rive del Lago Eire, la NASA ha invece installato una cittadella scientifica  ideale per i bambiniNel Great Lakes Science Center il visitatore è protagonista attivo di un itinerario cognitivo e sperimentale che gli fa scoprire il segreto dei fenomeni naturali, con tanto di modello di navetta spaziale,  roccia lunare portata da Apollo 15 e autentiche chicche sulla vita dell’astronauta dell’Ohio John Glenn.

Andiamo ora verso Sud. Prima tappa Huntville, Alabama. Qui è sito l’ U.S. Space & Rocket Center, considerato il più grande museo astronautico al mondo, il NASA Visitor Center del George C. Marshall Space Flight Center, campus di ricerca sulla propulsione la cui fama è legata soprattutto al lavoro svolto da Wernher von Braun, lo scienziato che concepì i missili V2 per la Germania nazista e fu poi “assunto”, a guerra vinta, dall’esercito americano: qui infatti fu progettata e costruita la famiglia di razzi Saturn V che trasportò l’Apollo 11 nell’orbita lunare.

U.S. Space & Rocket Center Alabama
L’U.S. Space & Rocket Center della NASA in Alabama

Lo spazioporto principale della NASA, vale a dire il luogo da cui vengono lanciati i velivoli spaziali, si trova invece più a Sud, in Florida: benvenuto al John F. Kennedy Space Center di Cape Canaveral, eretto il più vicino possibile, per gli Stati Uniti, all’Equatore, in modo da sfruttare la spinta centrifuga dovuta alla moto di rotazione del pianeta. I numerosi tour guidati, che ne fanno l’attrattiva turistica principale della Florida, ti offriranno un percorso di apprendimento, conoscenza, divertimento e adrenalina, adatto tanto ai grandi quanto ai piccini, tutti ugualmente pronti a entusiasmarsi grazie a dispositivi tecnologici e ingegneristici che sarebbe riduttivo definire d’avanguardia. Scoprirai la storia dello Shuttle Program della NASA, anche grazie a stupefacenti simulazioni, passerai sotto l’Atlantis, ammirerai i razzi d’ultima generazione, pronti al lancio, scruterai la nascita delle galassie grazie allo spettacolo 3D “Eyes on the Universe” e potrai addirittura parlare con astronauti professionisti del centro.. senz’altro il più ricco Visitor Center della NASA, forse la migliore esperienza astronautica del pianeta.

Cape Canaveral NASA
Cape Canaveral… il luogo da dove gli Stati Uniti raggiungono l’Universo

Se al George C. Marshall Space Flight Center vengono prodotti i razzi che poi partono da Cape Canaveral, i controlli sui motori sono invece eseguiti al John C. Stennis Space Center di Hancock County, tra Mississippi e Louisiana: dal 1961 è stato protagonista delle principali missioni aeronautiche della storia, su tutte l’Apollo, con i relativi collaudi del Saturno V. Dall’Infinity Science Center, il gate della NASA dedicato ai visitatori, è disponibile un tour in bus attraverso i 5000 ettari dello Stennis Space Center, inclusi al centro di un’area protetta cuscinetto di oltre 50000 ettari, dominati dalla tipica vegetazione palustre.

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Vicino Houston sorge il Lyndon B. Johnson Space Center, voluto nel 1963 da Jhon F. Kennedy

Manca un altro tassello. Il centro di controllo. Andiamo allora a Houston, Texas. Si, proprio quella di “Houston, we’ve had a problem here”, la richiesta d’aiuto lanciata 13 aprile del 1970 dall’Apollo 13, partito 55 ore prima da Cape Canaveral. Il segnale era diretto al Mission Control Center del Lyndon B. Johnson Space Center, responsabile del monitoraggio di tutti i voli extraterrestri con equipaggio umano: durante il tour guidato ammirerai gli shuttle Boeing 747 nell’Independence Plaza, ti godrai un pasto insieme a un pilota NASA, scoprirai cimeli e memorabilia all’interno delle diverse gallerie espositive dedicate a episodi salienti dell’aeronautica, proverai la sensazione adrenalinica di un lancio seduto nel Blast-Off Theatre… dappertutto si respira ancora il mito del difficilissimo rientro di Lovell, Swigert e Haise raccontato anche dal film Apollo 13 con Tom Hanks.

Rimane la California, protagonista di un altro nostro articolo dedicato alle sue eccellenze astronomiche in cui già si era parlato del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, fondato negli anni 30 dal grande Theodore von Kármán, e gestito in sinergia dal California Institute of Technology e dalla NASA, nonché del California Science Center di Los Angeles, dove è ospitato l’ultimo Shuttle, l’Endeavour, in attività tra 1992 e 2011.

Siamo arrivati alle soglie del presente. Di un presente che, data l’accoppiata States e NASA, ha un fortissimo sapore di futuro.


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