L’unico vero mito Blues del Mississippi

Il blues di Robert Johnson. Un incontro che si ricorda per tutta la vita.

Questa volta nessuna scena da film tra gli scaffali di un triste supermercato o appena svoltato l’angolo della strada. Il mio è stato un incontro platonico, nella confusione di una cesta di vecchi cd buttati lì alla rinfusa , dimenticati tra le offerte imperdibili del mese  o, forse, di chissà quando.

Spulciando nell’ammasso di quelle copertine demodé in un qualunque negozio di dischi, l’ho incontrato. E, come i migliori incontri, ancora lo ricordo. Robert Johnson, musicista nonché leggenda blues sorto come tanti dalle acque fonde del grande Mississippi. Non so dirvi cosa in quel momento mi abbia colpito e spinto ad acquistarlo, so solo che da quel momento non ho più potuto fare a meno di ascoltarlo.

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Quel suo genere unico, graffiante e deciso appartenente alla scuola Delta Blues, la voce calda accompagnata da quel suo toccare le corde di una chitarra scalcinata, capace di riempire le stanze di vecchi honky tonks con note calde e vibranti,  un uomo imparagonabile ed inarrivabile.  Un genio invidiato da figure del calibro di Muddy Waters, Bob Dylan, persino lo straordinario Jimi Hendrix provò a prendere ispirazione dalle sue tecniche sonore. Nato ad Hazlehurst, passò i suoi primi anni tra i nostalgici paesaggi dell’Abbay & Leatherman Plantation, vivendo poi ai bordi delle strade tra Greenwood, Memphis e Robinsonville, e cibandosi solo di ciò che più amava, la semplice musica. Un’esistenza tormentata, vissuta e consumata da eccessi, peccati o fortune che lo portarono ad improvvisare pezzi stupefacenti, ormai persi, sfuggiti nel vento caldo del Sud nelle notti di luna piena.

Solo 29 furono le sue registrazioni ufficiali tra il 1936 e 1937, ognuna testimonianza unica di quanto davvero il suo personaggio si avvicinasse più alla mitologia che alla realtà. Divino o umano, tutta la sua vita gravitò attorno a misteri e leggende.  Come quella di Zinneman, l’uomo oscuro che si diceva gli avesse insegnato a suonare; invece lingue più maldicenti insinuavano avesse fatto un patto con il diavolo. Che la sua anima fosse stata barattata con un talento eccezionale, non potremo mai saperlo. Certo è che quell’uomo dal timbro inconfondibile fu un miracolo sceso in terra, solo per diffondere l’arte blues e regalare inaspettati incontri, di quelli che si ricordano per una vita intera.

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Ora, prova a chiudere gli occhi, a immaginare la vastità dei paesaggi del Mississippi, percorrendo la lunga Highway 61, lo troverai lì al “The Crossroad” a suonare il blues, quello vero, quello dell’America.


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