Un viaggio astronomico in California

Dalla seconda metà dell’800 la California ha scritto le pagine inaugurali dell’astrofisica contemporanea

I destini storici sono frutto di un incontro di variabili e circostanze. Geografiche, climatiche, etniche, economiche. Questo è anche il caso della grande stagione della scienza astronomica in California, che ci ha lasciato alcuni degli osservatori più celebri dell’età contemporanea.  Torniamo dunque a quella mitica seconda metà dell’800.

10 maggio 1869. Nasce la First Transcontinental Railrdoad, la prima linea transcontinentale degli States: in Utah fu posto il  “golden spike”, la chiavarda d’oro che sanciva l’incontro tra i due tronconi della Central Pacific, che arrivava da Sacramento, a Est, e della Union Pacific, proveniente da Council Bluffs, nello Iowa. Nasce l’America, il continente del virtuale, delle possibilità infinite.

In California arrivano migliaia di uomini e donne attratti da una terra vergine, ospitale, assolata. Molti riescono a fare fortuna. Insieme ad essi il West richiama numerosi scienziati ed astronomi: sul Pacifico trovano catene montuose a breve distanza dalla costa, propiziate da un clima per larga parte dell’anno secco, asciutto, insomma l’ideale per la contemplazione della volta celeste, cui si aggiunge la vicinanza di giovani, dinamici centri industriali e portuali indispensabili per reperire le strumentazioni.

california_astronomia_griffith_1
L’Osservatorio Griffith di Los Angeles è una delle icone dell’astronomia made in California

L’incontro è inevitabile. I nuovi ricchi si fanno magnati, spesso in nome di un evergetismo bizzarro e pittoresco, della costruzione degli osservatori che avrebbero rivoluzionato la conoscenza dell’Universo che, dalla California, diventerà molto più immenso, ricco, misterioso, spettacolare.

L’inquinamento luminoso ha ormai tolto agli osservatori californiani il ruolo di capofila nella ricerca internazionale. Però sono rimasti, e con essi microcosmi complessi, affascinanti, i loro gioielli astronomici che raccontano il passaggio dei più grandi esponenti della scienza moderna, la gloria delle loro scoperte. Andare a visitarli rappresenterà un viaggio entusiasmante all’insegna di storia, architettura, scienza, tecnologia e meraviglia al cospetto del mistero insolubile dell’esistenza. E di un romanzo di Italo Calvino.

california_astronomia_fluidtravel

Un possibile suggerimento di viaggio creato con Fluidtravel: https://fluidtravel.it/journey/5791ecd2b854f963413b4d76 

Se si atterra a San Francisco, si può rinfrescare la propria conoscenza della carta celeste con una visita al più grande planetario digitale del mondo, il Morrison Planetarium, ospitato all’interno della  California Academy of Sciences, a sua volta il principale museo di scienze naturali del pianeta, praticamente sotto le campate del Golden Bay Bridge.

A due passi da San Francisco e dalla Silicon Valley si può fare una puntata al Foothill College di Los Altos Hills, famosa per essere una delle cittadine più ricche degli Stati Uniti, dove il piccolo ma efficiente Osservatorio organizza serate e convegni aperti al pubblico.

california_astronomia_lick
La cupola del Lick Observatory

Giusto una tappa, però. Infatti a pochi chilometri si trova una delle pietre miliari nella storia dell’astronomia, il Lick Observatory, posto a quasi 1300 d’altezza metri sul monte Hamilton, nel Diablo Range di San Jose. Il copione è analogo a molti altri che vedremo. James Lick, nato in Pennsylvania nel 1796, dopo aver svolto per anni il lavoro di carpentiere e di fabbricante di pianoforti, fece fortuna durante la corsa all’oro, ritrovandosi ad essere l’uomo più ricco della California: tra  1876 e il 1887 promosse la costruzione di un grandioso edificio neoclassico, dove fu poi sepolto, che ospita ancora oggi lo spettacolare Telescopio James Lick di 91.44 cm di diametro, rimasto fino al 1897 il rifrattore più grande al mondo. La storia però non è finita. Infatti dal 2014 vi opera l’Automated Planet Finder, inaugurato nel 2014, tra i principali strumenti per la ricerca di pianeti extrasolari.

Prossima tappa Los Angeles. L’iconica struttura Art déco del Griffith Observatory, con le sue tre sontuose cupole bronzee che sovrastano il disegno simmetrico della palazzina, è una delle attrazioni più note della città. Ancora una volta la nascita di questo polo che ha rappresentato un importante centro per lo sviluppo aerospaziale statunitense si deve a un filantropo milionario, Griffith J. Griffith. Da qui si gode di una vista mozzafiato non solo sulle stelle del firmamento, ma soprattutto su quelle di Hollywood!

Al California Science Center, sito nell’Exposition Park di Los Angeles, si può visitare dall’interno lo Space Shuttle Endeavour, lanciato nel 1992 e ritirato nel 2011, l’ultima navetta di questo genere a far parte di una missione della NASA.

california_astronomia_andromeda
Da Mount Wilson sono state compiute scoperte fondamentali su Andromeda

Chi avesse voglia di passare una notte con i padri dell’astrofisica non può perdersi il Mount Wilson Obesrvatory, fondato nel 1904 su un picco di 1700 metri vicino a Los Angeles. Il suo padre ispiratore fu il grande George Ellery Hale, nato a Chicago nel 1868, astronomo solare che per primo concepì la possibilità di telescopi di grandi dimensioni, e fu attivo soprattutto in California.  Il riflettore di 1,5 metri di diametro, costruito in Francia e donato a Hale, quando divenne operativo nel 1908 era il più grande al mondo, sostituito in tale primato, tra 1917 e 1948 dal vicino Hooker, di 2,5 metri di apertura. Grazie a quest’ultimo Edwin Hubble provò che Andromeda è esterna alla Via Lattea e scoprì insieme a Milton Humason l’espansione dell’Universo descritta nella sua nota legge matematica, mentre Fritz Zwicky riscontrò evidenze a favore della materia oscura e Walter Baade, osservando le Variabili Cefeidi, raddoppiò la dimensione dell’Universo conosciuto.

Non è finita qui. Andando verso Sud, a San Diego, un’interessantissima esposizione racconta l’epopea dell’aeronautica dai suoi primi sviluppi all’esplorazione spaziale targata NASA: il San Diego Air & Space Museum, ospitato nel Ford Building, elegante struttura eretta nel 1935 come padiglione automobilistico all’interno del Balboa Park, è una collezione entusiasmante di pezzi che culmina davanti al Grum Drop, ovvero “caramella gommosa”, uno dei moduli di comando dell’Apollo IX, missione della NASA lanciata nel marzo del 1969, prova fondamentale per la successiva impresa dell’atterraggio del primo uomo sulla Luna.

Ma è vicino a Pasadena, sede del California Institute of Technology (che qui possiede anche il Jet Propulsion Laboratory, fondato negli anni 30 dal grande Theodore von Kármán: le sue sonde senza equipaggio hanno raggiunto tutti i pianeti del sistema solare), che si trova uno dei simboli degli osservatori astronomici d’America, quello del Monte Palomar, gestito proprio dal Caltech.

california_astronomia_palomar
Il grande occhio di Mount Palomar

Fu sempre  George Ellery Hale a idearlo nel 1928, senza avere però la fortuna di vedere in opera il telescopio intitolatogli (la prima luce fu nel 1948, dieci anni dopo la morte dello scienziato) che, con i suoi 5 metri di diametro, è stato il più grande riflettore del mondo fino al 1976, contribuendo a scrivere pagine epocali nella storia dell’astrofisica Il Samuel Oschin Telescope di 1.2 metri, fu invece protagonista, tra 1948 e 1958, dell’ambizioso progetto Palomar Sky Survey, vale a dire la mappatura fotografica, mediante la potente camera Schmidt, dell’intero emisfero celeste settentrionale.

L’importanza di Palomar non è circoscritta solo alla scienza. Infatti il grande occhio della California ha ispirato l’omonimo romanzo del 1983 di Italo Calvino, il cui protagonista, l’introverso Signor Palomar in cerca di un’armonia nel mondo dilaniato e stridente (e soprattutto affollato di voci), è sia un io che un occhio, “un pezzo di mondo che guarda un altro pezzo di mondo”, inseguendo l’ ossessione della completezza descrittiva (per dirla con Calvino stesso, che in questa intervista racconta in prima persona il significato del romanzo): un’onda, le costellazioni, il fischio del merlo, un chilo e mezzo di grasso d’oca, tutto l’apparire delle cose senza linguaggio letto e rendicontato con minuzia, precisione, nel tentativo incolmabile di seguire l’apparire del reale. “Un libro sul silenzio e su quante parole possono nascere dal silenzio”.

california_astronomia_bigbearsolar
La cupola del Big Bear Solar Observatory

Dopo la pausa letteraria, ripartiamo. Tornando verso Nord e salendo di quota, a oltre 2000 metri tra le vette boscose dei monti San Bernardino, si trova il Big Bear Solar Observatory, affacciato sulle sponde dell’omonimo lago artificiale:  l’effetto refrigerante della massa d’acqua che annulla le radiazioni di calore emanate dal suolo, specie durante le ore diurne, responsabili di gravi distorsioni ottiche, consente agli strumenti del centro, su tutti lo straordinario New Solar Telescope di 1,6 metri di diametro, di ottenere risultati fedelissimi.

Una notte in un ranch per godersi l’immensa notte della Death Valley, dove anche a occhio nudo ci si sente inghiottiti dalla meraviglia brutale, primordiale dell’Universo, potrebbe essere la tappa perfetta per avviarsi alle due esperienze finali di questo viaggio astronomico in California.

Si tratta di di due array di radiotelescopi (prima della Death Valley, nel Mojave, ci si può fermare in un centro analogo gestito dalla NASA, il Goldstone Deep Space Communications Complex), le grandi antenne paraboliche con cui si captano le onde elettromagnetiche non visibili che giungono da varie radiostazioni sparse nell’Universo. Dagli occhi alle orecchie.

Il primo, ai piedi della Serra Nevada, si chiama Owens Valley Radio Observatory, più grande centro mondiale nel suo genere gestito da una Università (ancora il Caltech): gli abitanti del posto, però, l’hanno ribattezzato The Big Ears, con la sua maestosa antenna principale di 40 metri di diametro. 

california_astronomia_arrayradiotelescopi
I radiotelescopi “ascoltano” i suoni dell’Universo captando le onde elettromagnetiche dello spettro non visibile

Se state sentendo aria di contatti radio con forme di intelligenza in giro per lo spazio non siete fuori strada. Infatti presso l’Hat Creek Radio Observatory, all’interno della Lassen National Forest, è attivo dal 2007 l’ATA, un array di 42 radiotelescopi in grado di operare congiuntamente, come una snapshot camera, costruito dal SETI Institute, vale a dire il “Search for Extra-Terrestrial Intelligence” impegnato a indagare la presenza di vita  cosciente nell’Universo…

Dal visibile all’invisibile, dall’umano all’extraterrestre, dalla dimensione del limite spaziotemporale a mondi infiniti, fluidi… sempre attraverso la California che, anche vista dal satellite, è una meraviglia commuovente.


One thought on “Un viaggio astronomico in California

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...