Viaggio nel Brasile coloniale

Un tour alla scoperta di splendide città coloniali, capolavori barocchi e di un’atmosfera di saudade dolce, indimenticabile… in una sola parola, di Brasile.

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Una donna bahiana: il meticciato è il sangue del Brasile, descritto dai romanzi di Amado

Il Brasile è meticciato, “mestiço“, incontro, melting pot, fusione di etnie e culture lontane che, nel suo immenso territorio, hanno trovato l’humus fertile per dare vita a un risultato unico, irripetibile. Indigeni, Portoghesi, schiavi africani, ma anche, seppure a tratti, Olandesi e Francesi. Nessuno meglio di Jorge Amado, lo scrittore di Bahia che è stato il massimo autore della letteratura brasiliana, può aiutare a comprendere il ricco sostrato culturale del suo paese. In un’intervista definì il Brasile come “la somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione”, un quasi continente dal sangue ibrido  “così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro, violento, e tuttavia così impossibile da dimenticare”.

Fu senz’altro l’avventura coloniale del Portogallo ha dare l’impronta più profonda a questa grandiosa nazione che va dalla costa atlantica ai recessi impenetrabili della foresta amazzonica. 

Era la Pasqua del 1500, quattro anni dopo la stipula del Trattato di Tordesillas, allorché l’esploratore lusitano Pedro Álvares Cabral avvistò, primo tra gli Europei, una collina che ribattezzò, in onore della rinascita del Signore, Monte Pascoal, oggi un Parco Nazionale che tutela un ecosistema intatto e la comunità superstite di indigeni Pataxò, che qui vivono da tempo immemorabile.

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Le ampie spiagge di Porto Seguro, primo insediamento coloniale portoghese in Brasile

La flotta stabilì, poco lontano da Pascoal, lo scalo di Porto Seguro, primo insediamento colonialeideale per una vacanza di relax balneare e divertimento notturno. La sua affollata Passarela do Álcool è già un ottimo assaggio dello spirito del Brasile…Di lì iniziò una dominazione durata fino al 1821, quando l’erede alla corona portoghese Pietro si proclamò primo imperatore del Brasile indipendente. In mezzo qualche tentativo di penetrazione da parte di Francia e Olanda.

Il Portogallo ha portato in Brasile la sua architettura manuelina, la saudade del fado che, incontrando lo spirito nero degli Africani impiegati nelle piantagioni e nelle miniere, ha partorito la tenue nostalgia della bossa nova. Il Portogallo, in Brasile, ha approfondito se stesso, è esploso in una fioritura lussureggiante, rinvigorito, per una sorta di fotosintesi tropicale.

Partendo da Nord, la prima tappa è São Luís, la città delle maioliche celebre per il suo centro storico con i palazzi rivestiti delle piastrelle lucide di azulejos dichiarato Patrimonio dell’Unesco. Il nome è emblematico: a fondarla furono nel 1613 i Francesi come Saint Louis, sede della cosiddetta Francia Equinoziale, passata poi a Portoghesi, Olandesi e definitivamente ai Portoghesi nel 1645.

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Il centro coloniale di Alcantara rimpiange, in silenzio, i secoli trascorsi

Dall’altra parte della laguna una perla straordinaria è la cittadina di Alcantara che conserva la sua ordinata scacchiera secentesca formata da chiese barocche e palazzi signorili, i “sobrados”, un miraggio silenzioso.

La penetrazione coloniale ha lasciato tracce anche nei luoghi più remoti e vergini. Ad esempio nel paradisiaco arcipelago vulcanico Fernando de Noronha  celebre per un Parco Nazionale Marino inserito dall’Unesco nei patrimoni mondiali della Biodiversità.

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Dalla settecentesca fortezza di Fernando de Noronha dominerai un paradiso selvaggio

Dalla settecentesca fortezza  de Nossa Senhora dos Remédios (dal nome di una vicina, incantevole chiesetta bianca), eretta su un’ impervia costiera per sorvegliare il passaggio delle navi dirette in Europa cariche di legname pregiato e canna da zucchero, ammirerai un incanto di acque trasparenti e vegetazione tropicale.

L’autentica capitale del Brasile coloniale, quella che conserva con maggiore evidenza le tracce del proprio passato, rimane Salvador de Bahia, a dispetto, o forse proprio in virtù, del declassamento a favore di Rio de Janeiro avvenuto nel 1763. Fondata nel 1549 dai Portoghesi col nome di Bahia de todos los santos sulla profonda insenatura scoperta da Amerigo Vespucci all’inizio del secolo, Salvador è un discorso a parte in Brasile.

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Il Pelourinho di Salvador de Bahia, Patrimono Unesco e cuore del Brasile coloniale

Il quartiere barocco del Pelourinho, dal nome del palo su cui venivano fustigati gli schiavi, è un frammento di Lisbona ben più colorato, carnale, un intrico di salite che odorano di vita dove a sontuose chiese  si alternano testimonianze dei culti animistici di origine africana della Candomblé, ad esempio sui banchetti dove donne creole dalle fattezze eterne ti faranno assaggiare lo squisito acarajé, cibo votivo preparato per ingraziarsi gli spiriti.

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Lo street food sacro dell’acarajé

Nella piazza centrale sorge, in un edificio signorile d’epoca, la Fundação Casa de Jorge Amado, lo scrittore che ha tratto linfa e stile proprio dal Pelourinho, dove è ambientato in larga parte già il suo romanzo d’esordio Il Paese del Carnevale.  Tra i must di Bahia c’è l’Elevador Lacerda, il primo ascensore del Brasile costruito nel 1873 in stile déco per collegare la Cidaide Alta, il Pelourinho, a destinazione amministrativa, con quella Baixa, deputata alle funzioni portuali. Pochi secondi e si raggiunge l’Oceano, dove si possono fare compere di prodotti artigianali al Mercado Modelo e raggiungere, all’estremo promontorio del golfo, il faro fortezza del Farol da Barra, edificato nel 1698, il più antico delle Americhe.

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Rio de Janeiro… una metropoli da sogno, ricca di testimonianze del passato coloniale

Prossima tappa Rio de Janeiro, la carioca, la folle, una metropoli benedetta dal cielo e dall’azzurro, il “fiume di gennaio” esplorato il primo giorno del 1502 dal solito Vespucci. Ai piedi della scenografia da sogno dei picchi verdeggianti, tra cui l’iconico Pan di Zucchero col simbolo della città, il Cristo Redentore, s’adagiano i quartieri coloniali, travolgenti, variopinti, sensuali. Dal rifugio degli artisti di Santa Teresa, con il tipico tram in stile Lisbona, ai bar e negozietti tradizionali della Rua fatta aprire nel 1711 dal Marchese do Lavadrio, è ben difficile che Rio non faccia innamorare. A farti toccare l’anima della capitale del Vicereame prima e dell’Impero indipendente poi non ci saranno solo il rinascimentale Palazzo Imperiale, già sede dell’amministrazione coloniale o le scalinate rivestite di ceramiche sfavillanti di Lapa de Rio, ma anche il capolavoro della Bossa Nova, incontro di saudade portoghese e jazz afroamericano, Garota de Ipamena, scritta nei primi anni 60 dal poeta Vinícius de Moraes e dal musicista Antonio Carlos Jobim che, seduti sul lungomare che le dà il titolo, vedevano passare ogni giorno quella ragazza incredibile, lo stesso Brasile ancheggiante, snello, che fa disperare di passione i cuori…

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Il Barocco Miniero, il più spettacolare, teatrale del mondo, Patrimonio dell’Unesco

Una svolta decisiva alla storia coloniale del Brasile si ebbe quando a fine del 1600 i bandeirantes, gli esploratori portoghesi delle regioni interne (alle cui grandi marce per inciso, è dedicato un imponente gruppo scultoreo a Sao Paulo) trovarono l’oro nella regione di Minas Geirais, le miniere generali.

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I profeti di Alejadinho, il Dedalo del Nuovo Mondo

Qui fiorì il barocco mineiro, considerato il più spettacolare del mondo, che ha punteggiato questi colli selvosi di magnifiche chiese rococò soprattutto grazie all’opera geniale di Alejadinho, il Dedalo del Nuovo Mondo, guarda caso figlio di un portoghese e di una schiava nera: egli iniettò linfa nuova nei canoni pesanti della Controriforma.Il suo mito dice che, perse le dita per una malattia, lavorasse di nascosto applicandosi alle braccia gli attrezzi del mestiere. Congonhas, Tiradentes, Diamantina, Mariana e l’eccezionale Ouro Petro, paesini simili a galeoni gonfi di volute, in mezzo a giungle umide.

Per chiudere c’è un must imperdibile, nel Rio Grande do Sul, ai confini con Paraguay ed Argentina. In questa remota regione si installarono le riduzioni gesuitiche, modelli comunitari ispirati al Vangelo che Voltaire, tutto fuorché tenero con le religioni, definì “trionfi dell’Umanità”, per l’aspirazione a un modello di società eguale e giusta che si contrapponeva alla barbarie del colonialismo più brutale, raccontata nel film capolavoro Mission di  Roland Joffé con colonna sonora di Ennio Morricone. Le rovine di São Miguel das Missões ti parleranno di una parabola finita presto a causa della soppressione dell’Ordine di Sant’Ignazio ma che forse ha molto da dire, soprattutto al mondo di oggi. Nel melting pot della società globale. Un Brasile all’ennesima potenza…

 


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