Le migliori Little Italy d’America

Manhattan, Philadelphia, San Francisco: dall’East al West gli immigrati italiani hanno portato negli States i colori e la luce della loro terra…

Gli USA sono essenzialmente melting pot, incrocio di culture tradizioni, una fisionomia ibrida, meticcia. L’Ottocento è stato il secolo delle grandi migrazioni dall’Europa che andavano ad aggiungersi alle presenze coloniali inglesi, spagnole, francesi. Non si attraversava più l’Atlantico per motivi di conquista, ma per sfuggire alla povertà e alla fame, stipati sulle terze classi dei transatlantici, dalla Germania e dalla Boemia, dall’Irlanda e dall’Italia. Prima, strano a dirsi, da Veneto, Friuli e Piemonte, poi dal Sud, Napoli e Sicilia in testa.

Anarchici, malavitosi, socialisti, garibaldini, sovversivi. Facce abbronzate, baffi e pagliette. Per i nostri connazionali si apriva un difficile percorso di integrazione che, grazie al sacrificio di molti, ha vinto stereotipi e pregiudizi e coronato le generazioni successive, oggi circa il 6 % della popolazione complessiva, a protagoniste della vita culturale, economica e politica degli Stati Uniti.

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In fila a Ellis Island

Non è passato molto tempo da quando i nonni di un Bill de Blasio, il major di New York, dovevano stazionare in quarantena ad Ellis Island, oggi interessantissimo percorso museale, di fronte alla Statua della Libertà, la mother of exilescome la chiamava Emma Lazarus nel poemetto “The New Colossus”: nuovo perché disancorato da ogni classicismo celebrativo, ma volto con la sua fiaccola al Vecchio Mondo dicendogli che è lì ad accogliere your tired, your poor, your huddled masses yearning to breathe free, vale a dire  le masse antiche e povere e assetate di libertà.

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Gita in Water Taxi

Per loro si apriva un cammino irto di difficoltà, nel continente del virtuale, del possibile, perciò anche violento, spietato: l’America di Franz Kafka, selvaggia, aperta, libera, che accolse il fochista praghese Karl Rossman (si, potrebbe essere quello dell’abbigliamento di De Gregori), protagonista del romanzo giovanile, il cui titolo doveva essere Il disperso, rimasto incompiuto. Non a caso. Perché l’America è incompiutezza, cioè avvenire, brivido del futuro.

Il modo migliore per ripercorrere le orme degli Italoamericani sarà una gita in Water Taxi sulle acque della Upper Bay di New York. Rivivrai le stesse emozioni del loro arrivo e poi inizierai la tua esplorazione di Little Italy, probabilmente il più famoso quartiere italiano del mondo. Oggi il distretto della Lower Manhattan, compreso tra SoHo e Chinatown, in case basse di mattoncini con le tipiche scale antincendio che corrono sulle facciate, non è più il vociante crogiolo di mercati, commerci, panni stesi alle finestre, rivalità tra bande, ma una zona residenziale in ascesa.

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La pasticceria “made in Italy” di Ferrara Bakery

Gli Italiani sono rimasti pochi, trasferitisi anni fa, una volta fatta fortuna, in altre aree della Grande Mela, soprattutto a Bensonhurst e a Brooklyn. I luoghi iconici però resistono: ad esempio Ferrara Bakery, il bar aperto nel 1892 da un immigrato lucano che ha servito il primo caffè espresso d’America. La selezione di pasticcini e leccornie (vi assicuro, deliziosi) è coloratissima, ricorda i dolci di certe feste patronali del Meridione. Poco a nord di Little Italy un’altra tappa d’obbligo sarà Lombardi’s, la pizzeria più antica degli States: ad assaggiare le specialità del fondatore Gennaro Lombardi, napoletano verace, si recavano tanto i garzoni in pausa pranzo quanto celebrità del livello di Enrico Caruso. E dato che una faccia una razza, come recita un famoso proverbio risalente alla Seconda Guerra Mondiale, perché non fare tappa in un angolo davvero squisito di Astoria, a Little Greece, questa volta per un caffè al cardamomo e un pita gyros?

Attenzione, poco fuori da New York City, a Hoboken, New Jersey, ti attende un’altra tappa imperdibile: qui, nella patria di uno dei più grandi italoamericani di sempre, Frank Sinatra, cinque anni prima della nascita  dell’immortale The Voice, venuto alla luce nel 1915 da padre siciliano e madre ligure, era già attivo Carlo’s Bakery, il cosiddetto “boss delle torte”, epiteto che sintetizza i due campi rimasti a lungo appannaggio per antonomasia dei nostri connazionali.

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North End, la Little Italy di Boston

Non solo New York. Se ti spingerai a Boston, in Massachusetts, la città che conserva orgogliosa la memoria di madrina della Rivoluzione iniziata col suo Tea Party del 1773, visiterai il quartiere di North End che ospita, da quando tra 800 e 900 giunsero 200 genovesi, una delle più grandi Little Italy degli States. L’atmosfera è rimasta intatta e ti ricorderà il triste episodio di Sacco e Vanzetti, immolati nel 1927 durante una caccia alle streghe che fondeva razzismo e persecuzione politica. La loro storia è tramandata da una preziosa raccolta di materiali e documenti custodita tra i grandiosi ambienti neorinascimentali della Boston Public Library, la più grande degli Stati Uniti.

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La scalinata di Rocky al Philadelphia Art Museum

Sempre sulla East Cost, ma più a sud, Philadelphia, Pennsylvania, troverai altri miti figli dello stivLale. Se è vero che non ci saranno stati Italiani tra i cittadini chiamati a raduno l’8 luglio del 1776 dalla Liberty Bell per la pubblica lettura della Dichiarazione d’Indipendenza, salirai di corsa i 72 gradini della scalinata del Museum of Art fino alla statua di Rocky Balboa, alias Silvester Stallone, la cui figura era ispirata da quella del pugile di origine abruzzese Rocky Marciano. Il campione inserito al 7° posto nella lista dei 50 eroi di tutti i tempi inizia i suoi passi, in una delle saghe più note della storia del cinema, dall’Italian Market sulla 9th Street, un dedalo di viuzze dipinte a vivaci murales con cui rivaleggiano i colori invitanti delle famose bancarelle di ortaggi freschi.

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Veduta di North Beach, la Little Italy di San Francisco

Cambiando costa, sul Pacifico, s’impone North Beach a San Francisco, un calderone ribollente dove si mischiano sacro e profano, spirituale e carnale, cielo e dannazione, in perfetto stile italiano. Partirai dalla chiesa cattolica dei Santi Pietro e Paolo, nota come the Italian Cathedral of the Westcostruita a inizio 900 in forme neogotiche, vero fulcro identitario della Little Italy californiana. Nel 1954 Joe DiMaggio, il big del baseball cresciuto a North Beach, venne a farsi immortalare davanti all’ingresso in occasione del matrimonio con Marilyn Monroe. Dopo una focaccia da Liguria Bakery, aperto nel 1911 da tre fratelli di Genova che hanno esportato oltreoceano la specialità più deliziosa della loro terra, partirai alla scoperta del quartiere che è stato culla della Beat Generation che qui ha avuto anche il suo cantore di origini italiane, nato da genitori siciliani, Philip Lamantia. Probabilmente nella rosa che cresce nella torre degli esuli di una delle sue poesie più famose trasfigurava la Coit Tower, svettante sulla baia da Telegraph Hill, ennesimo folle simbolo della città delle follie. Per chiudere non ci si può perdere un giro su un autentico tram milanese, della mitica serie ATM 1500, in servizio sulla linea F.

Si, anche negli States ti sentirai a casa, perché in fondo sono la casa comune del mondo contemporaneo.

 


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