L’Alaska in tre libri… e un film

L’Alaska non è solo natura selvaggia, ma un mito che esercita sin da Jack London un fascino magnetico sulla letteratura americana e la sua voglia di spingersi “Into the Wild”…

Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau, Mark Twain, Jack London: i padri della letteratura americana espressero una passione per la wilderness che ha emanato un’influenza duratura, oltre i semplici confini artistici, sull’immaginario culturale degli States, figli dell’innesto di genti europee in un continente largamente vergine e inesplorato. Natura come possibilità di  palingenesi esistenziale, dimensione originaria e perduta da recuperare, in cui scoprire, secondo un eclettismo tra cosmologie filosofiche, teorie scientifiche e sapienze orientali, armonie nascoste e, in quelle, se stessi, all’alba dell’età industriale. Solitudine, ricerca, bildung. Per dirla con una massima di Thoreau che campeggia all’ingresso dei Walden Woods, in Massachussets, descritti nel suo capolavoro, “andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.”

Era inevitabile che l’Alaska, acquistata dai Russi nel 1867, rappresentasse la Terra Promessa di quest’ansia di evasione, avventura, libertàTemi letterari che hanno prodotto tentativi di traduzione pratica spesso tragici, a loro volta recuperati in chiave narrativa. Quindi prima di un viaggio tra ghiacciai, fiordi, boschi, fiumi impetuosi, orsi e salmoni, sarebbe bene lasciare in valigia un posto per tre libri.

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Dawson City, dove London ambientò Zanna Bianca

Zanna Bianca, Jack London (1906)Non solo uno dei classici della letteratura per ragazzi di tutti i tempi, ma un romanzo avvincente che mette a confronto, dal punto di vista degli animali, la lotta per la sopravvivenza nel mondo della natura e quella, sotto molti aspetti più spietata, che si svolge nella civiltà umana, capace di violentare e distruggere equilibri immemorabili. Un’opera avvincente e fruibile che unisce riflessioni su darwinismo sociale, utopia politica, ecologia. Partendo dal Klondikenel territorio canadese dello Yukon, scoprirai l’epopea della Golden Rush cui partecipò, in queste regioni vergini, lo stesso London, che vi ambientò oltre a Zanna Bianca anche Il richiamo della foresta.

Durante il mese di luglio a Dawson City, villaggio di pionieri, un festival ti farà rivivere, setaccio alla mano, quell’atmosfera di loschi cercatori di fortuna, banditi e saloon, mentre ammirerai il paesaggio ameno dei suoi fiumi auriferi. I più intrepidi potranno spingersi, come il lupo protagonista del romanzo, verso l’interno dell’Alaska… ma attenzione, la mitica Dalton Highway ha un’unica destinazione, il nulla artico.

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Il Denali National Park, cuore selvaggio dell’Alaska

Into the Wild, Jon Krakauer (1996).  Il romanzo per eccellenza sull’Alaska, tratto dalla tragica storia vera di Chris McCandless, il giovane brillante che agli agi della vita borghese preferì l’ambiente selvaggio e inospitale del Nord, dove trovò la morte. Reso celebre dalla trasposizione cinematografica di Sean Penn (2007), con colonna sonora di Eddie Wedder, il libro inchiesta di Krakauer ricostruisce una lunga fuga verso l’innocenza dello stato di natura che ha come epilogo i magnifici paesaggi del Denali National Park, dominato dall’imponente rilievo, McKinley in inglese, che con i suoi 6194 metri è il più alto del Nordamerica.

Un paradiso estremo  da esplorare anche con un comodo bus. Lo Stampede Trail è invece il vicino sentiero montano, lambito dal corso impetuoso del fiume  Teklanika, dove Chris fu trovato esangue, insieme ai suoi libri, all’interno dell’abbandonato Magic Bus. Un passo di Tolstoj sottolineato dal ragazzo è forse lepitaffio migliore e la sintesi di tutta una ricerca culturale: “volevo il movimento, non un’esistenza quieta. Volevo l’emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore. Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla.

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Lo spettacolo primordiale, dalla bellezza violenta, del Glacier Bay National Park

La strada alla fine del mondo, Erin McKittrick (2009)A Long Trek Home, questo è il titolo originale dell’avvincente libro di Erin McKittrick, una ricercatrice in biologia dell’Università di Seattle, che ora vive a  Seldovia, nel Nord dell’Alaska, dedicato alla traversata epica condotta insieme al marito in direzione della wilderness più pura e incontaminata. Un’odissea di 6400 km, completamente a piedi, scii e canoa, alla scoperta delle foreste umide della British Columbia, di fiordi e ghiacciai dell’Alaska, in direzione Aleutine, che unisce tensione letteraria e osservazione scientifica intessendo una trama che incanta chiunque con i suoi paesaggi, l’odore di piogge estive, i colori desolanti dell’infinito. Non ci sarà bisogno di affrontare una traversata così dura per godersi la meraviglia dell’Inside Passage, ma basterà salire a bordo di una comodissima crociera panoramica. Su, fino all’incontro tra ghiaccio e massa liquida dell’Oceano tutelato dal Glacier Bay National Park, Patrimonio dell’Unesco: enormi pareti crepitanti che calano dentro bracci di mare in cui abitano balene e leoni marini.

Giunto ad Anchorage, il massimo centro dello stato (ma la capitale Juneau l’avrai già incontrata lungo l’Inside, un tipico porto nordico frequentato dai cetacei), avrai a disposizione numerosissime escursioni alla scoperta della natura alaskana: una gita in gommone nello Spencer Glacier, un volo alla scoperta delle abitudini degli orsi bruniuna sfrecciata in motoslitta tra architetture naturali lucenti, o meglio ancora su una slitta trainata da husky.

La sera, dopo una cena tradizionale, sfoglierai le pagine dei tuoi libri, compreso un passaggio, il passaggio definitivo sull’Alaska, di Jack London: “nel medesimo tempo sembrava che quel paesaggio emanasse come una specie di riso, un riso molto più terribile e spaventoso di qualsiasi malinconia o tristezza, un riso tragico […]. Era la sapienza potente e impenetrabile che irrideva alla vita, alla sua futilità e agli sforzi degli uomini. Era il Wild, il selvaggio Wild delle terre spietatamente gelide del Nord.”

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