La California della Beat Generation

Da San Francisco a Los Angels, via Big Sur, in viaggio sulle orme di Kerouac, Fante, Miller, Steinbeck, Bukowski e altri eroi della letteratura americana…

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Jack Kerouac, credits by http://www.jackkerouac.com

Perché la California è stata la Terra Promessa della Beat Generation, l’El Dorado di tutti i successivi movimenti controculturali dell’America del 900? Chi meglio può rispondere a questa domanda rispetto a Jack Kerouac che, nel suo On the Road, manifesto letterario e morale del movimento, scriveva che “la California è candida come bucato e ha la testa vuota“. Un miraggio esotico, un Messico dentro casa, parafrasando il poeta Robinson Jeffers, il paese di cuccagna dove, in Furore di Steinbeck, sperano di riparare i vinti,  così da cogliere senza fatica i frutti abbondanti della terra. Nei loro sogni bastava allungare una mano e la si riempiva di arance e uva. Salvo trovarvi una realtà molto più dura dell’idillio vagheggiato.

La fine di un continente, dell’East e dei suoi pregiudizi europei, la costa del sole e della libertà, delle notti brave, caotiche, allucinate, al cui fondo quei giovani, santi ribelli cercavano un’esistenza autentica e il significato assoluto della vita, nient’altro che, come ebbe a dire sempre Kerouac, il volto di Dio, scintillante nell’Oceano Pacifico… seguiamoli allora, attraverso quattro tappe fondamentali, nelle loro estasi mistiche, solitudini lancinanti e bagordi inenarrabili. Senza tralasciare altre importanti pagine della letteratura americana scritte in California. Ecco il trailer del viaggio.

San Francisco, la Varanasi Beat

Letteratura Beat Generation Ferlinghetti City Lights Bookstore
Il poeta Lawrence Ferlinghetti davanti alla sua City Lights Bookstore. credits by http://www.sftravel.com

Partiamo da San Francisco, culla, dopo la Guerra, del noto San Francisco Renaissance, galassia di poeti e artisti che cercavano di salvaguardare, mediante la contaminazione avanguardista di generi e culture, uno spazio di libertà e critica dell’esistente. Un tentativo di resistenza al “mondo in cui sopra ogni porta c’è scritto: la generazione dell’esperimento e della rivolta è finita, perché la vita bohémien è morta negli anni 20”, come lo definì il padre fondatore del Rinascimento, Kenneth Rexroth. Fusione di jazz e haiku giapponese, tradizione occidentale e spiritualità orientale, emancipazione giovanile dei costumi sessuali e anticonformismo, tanto in etica quanto in politica. Una commistione ibrida, letteralmente pop, che, pur a rischio di un arbitrio intellettuale ai limiti della parcellizzazione dilettantistica, ebbe una notevole influenza sui movimenti di protesta e le loro espressioni culturali, musica rock impegnata in testa (si pensi a un Bob Dylan). Sebbene privo di una fisionomia estetica coerente, il San Francisco Renaissance era tenuto insieme da un afflato filosofico incentrato sulla ricerca di una comprensione totalizzante, mistica, della vita e del rapporto tra il soggetto e il mondo, a fronte del disgregamento cui sono stati progressivamente sottoposti nella società industriale. Il documento migliore per tracciarne un confine definitorio, labile proprio in proporzione alla fecondità che dimostrò in questa stagione culturale, è l’antologia The New American Poetry 1945-1960, che raccoglieva gli autori principali, come un Lawrence Ferlinghetti e un Philippe Lamantia.

California Beat Generation Allen Ginsberg
Allen Ginsberg, credits by http://www.poetryfoundation.org

Non mancarono collegamenti proficui con le altre esperienze letterarie degli States. Robert Duncan Robert Creeley  assicurarono una connessione col Black Mountain College di Asheville, North Carolina, cenacolo in cui insegnanti e allievi, impegnati anche nelle attività pratiche quotidiane, perseguivano una formazione umana integrale, incentrata intorno alle discipline umanistiche (vedi l’articolo sulla letteratura southern). E, appunto, con la Beat Generation, soprattutto grazie ad Allen Ginsberg, giunto a San Francisco nel 1954, dove conobbe anche il futuro fidanzato, il poeta Peter Orlovsky. Dopo che entrò in contatto con Rexroth, intorno a Ginsberg si coagularono i vari esponenti Beat, cioè Kerouac, Cassady, Gregory Corso, William Burroughs, Gary Snyder, Philip Whalen e via dicendo. Un ambiente – sonnambulo, jazzistico, allucinogeno – descritto in varie opere di Kerouac, da On the Road a  The Subterraneans. Celebre rimane a proposito la descrizione presente ne I Vagabondi del Dharma, romanzo dedicato alla fascinazione buddhista Beat (tit. or. The Dharma Bums), del concitato poetry reading di Howl, il poema di Ginsberg quintessenza di tutta un’epoca, flusso di coscienza psichedelico, mantra bebop, allegoria cabalistica affollata dalle visioni del peyote. L’America contraddittoria e caotica, emblema del moderno feroce e irresistibile, vi esplode in un grido di impressioni che, nel complesso, emanano la pace immota dell’eterno. Ecco il celebre incipit dell’Urlo:  I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked. Denuncia, rivolta, amore. A pubblicare Howl fu un altro poeta, Lawrence Ferlinghetti, che nel 1953 fondò City Lights Bookstore, libreria e casa editrice indipendente, fucina di pensiero progressista che diede voce agli interpreti di quel disagio generazionale.

California Beat Generation Coit Tower San Francisco
Coit Tower e North Beach, San Francisco

“La poesia è l’ombra proiettata dalle nostre immaginazioni da luci di strada”, così recitano, tradotti dall’inglese, i versi di Ferlinghetti inscritti su una targa della Columbus Avenue, di fronte all’ingresso dell’iconico negozio d’angolo. Siamo a North Beach, il quartiere italiano di Frisco ingentilito dalla chiesa cattolica di San Pietro e Paolo (Joe Di Maggio vi sposò Marilyn Monroe nel 1954) e dominato da Coit Towerla torre degli esuli di una nota poesia di Lamantia, nato proprio qui da genitori siciliani. Ognuno, di fronte all’Oceano, è un esule. Si è lasciato tutto alle spalle, nella vertigine dell’apertura. A North Beach i protagonisti della Beat Generation, profughi e pellegrini per definizione, trovarono una dimora comune. Il The Beat Museum racconta le loro peripezie attraverso le notti di questa Babele trasgressiva, multietnica, ribollente, i cui luoghi storici hanno mantenuto la stessa atmosfera di un tempo.

California Beat Generation Vesuvio Cafè North Beach
La poesia murales del Vesuvio Cafè di North Beach, credits by http://www.vesuvio.com

A partire dal mitico Caffè Vesuvio, aperto nel 1947, ritrovo prediletto da tutti i giovani artisti che, al culmine delle loro bevute spaventose, dovevano spesso giungere alla conclusione “It’s time for another Martini”, come asserisce l’ultimo verso di una poesia dipinta a guisa di murales sulla facciata del bar. Imperdibili, magari nel contesto di un Kerouac Tour ,   un’esibizione jazz nei locali del Fillmore District, l’Harlem del West, e una passeggiata sul promontorio di Sausalito, sulla falsariga di On the Road: soluzione ideale per dominare la Frisco Bay e il sogno dorato di quei giovani nomadi in cerca di se stessi, oltre le chimere fameliche del falso progresso.

California Beat Generation Jack London Ranch Sonoma Valley
Il Beauty Ranch di Jack London nella Sonoma Valley, credits by jacklondonpark.com

A San Francisco nacque nel 1876 uno dei più famosi autori americani di sempre, Jack London.  Nel suo caso si può davvero dire che la sua vita fu la sua principale opera d’arte: da classici intramontabili come Il richiamo della foresta, Zanna bianca, Il Tallone di ferro emerge il vitalismo battagliero ed eclettico, nel quale confluivano i più disparati apporti, che fu la cifra di un’esistenza breve ma intensa, avventurosa. Mai un singolo individuo seppe concentrare in se stesso tutte le tensioni di un popolo: impazienza, vagabondare da pionieri, richiamo potente della wilderness, aspirazioni egualitarie, o addirittura socialiste, ricerca di un mondo retto dai valori. Poco distante dalla Baia, nello scenario selvaggio della Sonoma Valley, in California, si estendono i possedimenti del Beauty Ranch, dove London trascorse in compagnia della moglie buona parte della propria parabola terrestre, traendo dal respiro vigoroso delle sequoie (una conta 2000 anni d’età), l’ispirazione e la tranquillità necessarie al lavoro. All’interno di quello che dal 1962 è il Jack London State Historic Park sono previste camminate a piedi o a cavallo per scoprire il ricchissimo patrimonio faunistico e floreale, oltre alla visita degli ambienti domestici.

California Beat Generation Charles M. Schulz Santa Rosa Peanuts
Il museo di Santa Rosa dedicato a Charles M. Schulz, padre dei Peanuts, credits by shulzmuseum.org

A soli 30 km dal rifugio di London, nel centro di Santa Rosa, si impone all’attenzione il Charles M. Schulz Museum and Research Center, centro espositivo interattivo inaugurato nel 2002 per commemorare e tutelare il creatore dei Peanuts, la celebre striscia quotidiana di fumetti con protagonisti Charlie Brown, Lucy van Pelt, Snoopy, Linus. La “letteratura disegnata”, per usare la definizione di Hugo Pratt, ebbe in Shulz, vissuto nella città californiana fino alla scomparsa , uno degli artefici più influenti e sensibili, un vero poeta, stando al giudizio di Umberto Eco. Per cinquant’anni attese, ogni giorno, ad osservare il mondo contemporaneo attraverso le vicende minime, tragicomiche, dei suoi personaggi. Il Museo, oltre a raccogliere un enorme archivio di manoscritti originali dei Peanuts, vanta diverse installazioni artistiche a loro tributo, tra cui sculture di  Yoshiteru Otani e Christo.

Big Sur, la Costa dei Poeti

California Beat Generation Big Sur Kerouac
Big Sur, la costa dei poeti Beat

Seconda tappa Big Sur, la costa dei poeti, un magnifico anfiteatro di scogliere ammantate di sequoie che creano silenzi ombrosi, mentre il Pacifico sbatte violento sulle spiagge selvagge. Qui il solito Kerouac si ritirò, nel 1962, all’ombra del canyon scavalcato dallo scenografico Bixby Bridge, all’interno di una capanna di proprietà di Ferlinghetti, e scrisse l’omonimo romanzo che, trasfigurando tale esperienza autobiografica, si concludeva con il canto bepop dell’Oceano, in veste di un immenso angelo inneggiante. Alla “beatitudine del Vuoto Perpetuo”. Che Big Sur sia un santuario congeniale alla ricerca spirituale te lo testimonierà anche un luogo legato a un altro gigante della letteratura americana, l’Henry Miller Memorial Museum, dedicato allo scrittore che nel silenzio della natura imparò a dire amen e trovò un rifugio dall’incubo ad aria condizionata della civiltà industriale, come raccontato da Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch. 

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La copertina della prima edizione di “Big Sur and the oranges of Hieronymus” Bosch di Miller, credits by henrymiller.org

Miller, nato a New York nel 1891, si trasferì a Big Sur nel 1944, dopo che aveva già composto i suoi capolavori densi di erotismo e critica politica,  Tropico del Cancro Tropico del Capricorno. La stagione estiva, da maggio a ottobre, offre un ricchissimo calendario culturale che ha i suoi clou nel Big Sur International Short Film Screening e in concerti resi unici non solo dal contesto raccolto, romantico, ma anche da bands del calibro di  Band of Horses e Red Hot Chilli Peppers.

La longeva comunità monastica del New Camaldoli Hermitage invece coltiva, a Big Sur, la regola di San Romualdo, in silenzio, di fronte a un’immagine sensibile del Paradiso. Il sottofondo musicale ideale per questo itinerario alla scoperta dell’invisibile nella meraviglia per il visibile è Celebration at Big Sur, live registrato in pieno clima Woodstock presso l’Esalen Institute, il panoramico centro terapico ispirato ai principi della Gestalt, teorizzati da un altro grande fustigatore della distopia contemporanea, Aldous HuxleyA scorrere nelle tue cuffie voci immortali: Joan Baez, Crosby, Stills, Nash & Young, Joni Mitchell e John Sebastian.

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Statua di John Steinbeck nella natale Salinas

Virando non di molto verso l’entroterra si raggiunge la città natale di un protagonista assoluto della Lost Generation, etichetta coniata da Hemingway per indicare la nidiata di eccezionali personalità letterarie che raccontarono gli sconvolgimenti inediti che segnarono gli inizi del XX° secolo, soprattutto le guerre mondiali. A Salinas nacque, nel 1902, John Steinbeck, divenuto Premio Nobel all’età di sessant’anni. I suoi romanzi, realizzati in coincidenza con il periodo della Grande Depressione e del New Deal, ai quali fornirono peraltro un potente sostegno ideologico (Steinbeck era personalmente amico di Roosevelt), raccontano sul tono di un realismo approfondito, rigoroso, la vita dei contadini della valle di Salinas e le enormi difficoltà patite dai ceti subalterni in quella drammatica congiuntura storico-economica. Miseria, speranze, lotte sociali, sopraffazioni e soprusi, raccontate attraverso grandiose epopee familiari, segnate da sacrifici immani. E un punto di riferimento costante, la California, l’East of Eden (opera del 1952), la pingue salvezza agognata dai mezzadri sfrattati dai latifondi dell’Oklahoma, resi incoltivabili a causa del dust bowl. La storia di Furore (titolo originale The Grapes of Wrath, alla lettera “i grappoli dell’ira”), il grande capolavoro del 1939, tradotto in film l’anno seguente da John Ford. Imperdibile, nella cittadina natale, il National Steinbeck Center, utilissimo per approfondire la biografia e l’opera imponente dell’autore. Dotata di un’unità strutturale. Infatti, come ha osservato il critico Edmund Wilson, al fondo dell’epos politico, pieno di accenti biblici nelle marce di questi profughi diseredati, permane una concezione sacrale della vita, un’attenzione costante all’aspetto biologico delle cose che accomuna uomini e animali (o Uomini e topi) in una lotta dura, ma benedetta.

California Beat Generation Cannery Row Ed Ricketts Steinbeck
I Pacific Biological Laboratories di Ed Ricketts a Cannery Row, Monterey

Questo interesse forse veniva a Steinbeck dalla profonda amicizia con Edward Ricketts, biologo e filosofo che nei suoi Pacific Biological Laboratory di Monterey, poco distante da Salinas, tenne un vivace salotto letterario al quale prendevano parte anche Miller e Steinbeck. Quest’ultimo si è ispirato all’amico per numerosi personaggi dei suoi libri, specie nel caso di Doc, il biologo marino e intellettuale poliedrico che compare in Cannery Row (1945), romanzo ambientato nella zona di Monterey di fronte all’Oceano che era cornice al laboratorio di Ricketts, affollata di poveri e prostitute. Memorabile l’incipit: “Cannery Row è una poesia, un odore, un rumore stridulo, una qualità della luce, una tonalità, un’abitudine, una nostalgia, un sogno.”

California Beat Generation Robert Louis Stevenson Monterey
Il French Hotel di Monterey ospitò per qualche mese, nel 1879, Robert Louis Stevenson, credits by http://www.parks.ca.gov

Le attrattive letterarie di Monterey non terminano qui. Nel 1879 niente meno che Robert Louis Stevenson vi soggiornò qualche mese, malato e povero, nel tentativo di ricongiungersi all’amata Fanny Van de Grift Osbourne. Il viaggio dall’Europa aveva messo a durissima prova i suoi polmoni affetti da una fragilità congenita. Si impose un periodo di lungo riposo che però, a testimonianza di quanto l’ozio possa essere gravido di frutti insospettati, lo avrebbe aiutato a concepire l’ambientazione per L’isola del tesoro, grazie alle passeggiate salutari lungo la costa dell’incantevole baia. Ospizio di Stevenson era il French Hotel, risalente alla dominazione spagnola, oggi sede di un piccolo percorso espositivo.

California Beat Generation Tor House e Hawk Tower Robinson Jeffers
La Tor House e la Hawk Tower dove visse Robinson Jeffers, di fronte all’Oceano di Carmel-by-the-Sea

Percorrendo la stupefacente 17-Mile Drive, strada privata che lambisce la costa del promontorio ai cui estremi si trovano a Pacific Grove a Pebble Beach, attraversando boschi di pini marittimi, i campi da golf più belli del mondo, ville da sogno affacciate sulle scogliere, si incontra un’altra importante figura della letteratura californiana. A Carmel by-the-Sea, villaggio amato da tantissimi artisti, abitò dal 1919 al 1999 Robinson Jeffers, poeta che da questa scaglia di West Coast, e dagli usi dei suoi abitanti, distillò abbondante materia lirica. Gli bastava affacciarsi dall’affioramento roccioso screziato di macchia mediterranea, odorosa, secca, della Tor House, o da una feritoia della Hawk Tower, per riassumere in scorcio l’essenza della California, la radice sempre tenera del suo canto. Un parco storico organizza tour alla scoperta di questo pezzo di Cornovaglia o Scozia trasposto sul Pacifico.

A Los Angeles, da Fante e Bukowski

California Beat Generation John Fante Los Angeles
John Fante, il padre della letteratura italo-americana, credits by http://www.johnfante.org

Atmosfera ben diversa da quella di Big Sur si respira a Los Angeles, nei suoi fondi metropolitani che i poeti Beat sprofondano in tenebre ancora più buie e disperanti per contrasto al luccichio mondano di Hollywood. Nel contesto del sociale degli anni 30 sono ambientati i romanzi dell’autore che segnò la nascita definitiva del romanzo a Los Angeles e, più in generale, della letteratura italo-americana: si tratta di John Fante, nato a Denver nel 1908 da padre originario di Torricella Peligna, tra i monti d’Abruzzo, e trasferitosi in California a 22 anni, dopo aver abitato a Boulder. Proprio The Road to Los Angeles, scritto nel 1936 ma uscito soltanto nel 1985, è uno dei capitoli della saga autobiografica di Arturo Bandini, alter-ego di Fante, materia per film di successo: un aspirante scrittore squattrinato che vive un amore non corrisposto per la cameriera messicana Camilla Lopez, in una sequela di delusioni, fallimenti, sconfitte. Ask the Dust  rimane il capolavoro di Fante. “Chiedi alla polvere”, allo squallore della vita che prolifera nel degrado, a una sapienza senza consolazione, descritta con semplicità arida, lineare, implacabile. Non sorprende dunque il debito riconosciutogli dall’angelo maledetto cantore di Los Angeles, Charles Bukowski, che non esitava a definire Fante il migliore scrittore che avesse mai letto e, addirittura, il suo Dio.

California Beat Generation Charles Bukowski Los Angeles
Charles Bukowski, credits by bukowski.net

Ne ereditò una potente declinazione simbolica  dalla città adottiva, che lo accolse a 10 anni, nel 1930, verso la quale provò tutta la vita un’identificazione viscerale ed esasperata, un “odi et amo” lancinante. Los Angeles anche per Bukowski è l’orizzonte geografico ed esistenziale, “l’unico luogo che vedo”, abitato però con una tale carica deformante da trasfigurarla in un’allegoria ruggente, a tratti mostruosa, del mistero, dell’eterna tenebra in cui rischiamo di precipitare, se non ci siamo già immersi. Un Bukowski Tour non si limita a toccare gli innumerevoli bar in cui il maudit californiano si tirava le sue epiche sbronze, ma anche i luoghi di un’infanzia poco serena, a partire da Longwood Avenue, l’inferno domestico da cui fuggiva verso la Los Angeles Central Library. Tra le sue teche e una lettura di Hemingway o Dostoevsky iniziò a divorarlo la voglia di dire il proprio esserci. In mezzo a tante storie di ordinaria follia.

California Beat Generation Hollywood Fante Bunker
L’industria cinematografica di Hollywood ha fatto ampio ricorso alla letteratura californiana, impiegando gli autori come scenografi

La Los Angeles spietata, a tratti infernale, in cui la malavita si infiltra passando tra le maglie larghe di una società diseguale ed ingiusta, è protagonista di tutto un fortunato filone poliziesco e crime, consacrato da faraoniche produzioni cinematografiche. Così abbiamo Edward Bunker, nato a Hollywood nel 1933, criminale più volte arrestato che decise di raccontare il mondo brutale della strada dopo aver conosciuto, nel penitenziario di San Quintino (vi entrò a 17 anni, conseguendo il primato di recluso più giovane), Caryl Chessman, condannato alla pena capitale che scrisse quattro libri, tra i quali il celebre Cella 2455 braccio della morte. I romanzi di Bunker, come Little Boy Blue del 1980 o Cane mangia cane del 1996, hanno fornito lo spunto a molti film, prodotti dai più grandi registi di Hollywood, che in varie occasioni l’hanno ingaggiato in qualità di scenografo, consulente e interpretando piccoli cammei. Un profondo estimatore di Bunker, James Ellroy, ha addirittura concepito una Tetralogia di Los Angeles, ciclo noir di gusto postmoderno che fa muovere i suoi personaggi senza riscatto in una Los Angel Confidential (ultimo capitolo della saga, uscito nel 1996 e l’anno dopo trasposto in un colossal da due Premi Oscar) fatta di parcheggi pericolosi, spacciatori, drogati, solitudine, perdizione.

California Beat Generation Los Angeles Confidential
Los Angeles, la città noir e poliziesca della California

Ovviamente non può mancare Kerouac, che a Los Angeles visse una intensa, e misera, storia d’amore con la la piccola messicana Terry, nella babelica South Main Street. Poi i due si trasferirono al paese natale della ragazza, a lavorare nei campi di cotone, dormendo sotto stelle calde come lacrime, in un azzurro pigro sotto cui tutto veniva rimandato in uno stanco domani che, alle orecchie dell’artista, sembrava significare cielo. A Sabinal, però, sarà già quasi Messico, il sogno inconfessabile, originario, tropicale, di tutta la Beat Generation. Una California al cubo. Un’altra storia, o forse la stessa. Ora scendiamo verso la frontiera, alla ricerca di altri racconti.

Verso la frontiera

California Beat Generation letteratura Calvino Palomar
Il grande occhio di Monte Palomar ha dato il titolo a un romanzo di Italo Calvino

Deviando dalla costa verso l’entroterra troviamo, a 1700 metri d’altezza, un polo scientifico che ha goduto di notorietà  letteraria. Grazie a uno scrittore italiano. L’Osservatorio di Monte Palomar, progettato nel 1928 da George Ellery Hale, oltre ad aver rappresentato  il più grande riflettore del mondo fino al 1976, ha fornito all’omonimo romanzo del 1983 di Italo Calvino. Il protagonista, l’introverso Signor Palomar, in cerca di un’armonia nel mondo dilaniato e stridente (e soprattutto affollato di voci), è sia un io che un occhio, “un pezzo di mondo che guarda un altro pezzo di mondo”, inseguendo l’ossessione della completezza descrittiva: un’onda, le costellazioni, il fischio del merlo, un chilo e mezzo di grasso d’oca, tutto l’apparire delle cose senza linguaggio letto e rendicontato con minuzia, precisione, nel tentativo incolmabile di seguire l’apparire del reale. “Un libro sul silenzio e su quante parole possono nascere dal silenzio”.

California Beat Generation La Jolla Chandler Letteratura
L’incantevole spiaggia di La Jolla

Anche a La Jolla, il “gioiello”, in spagnolo, perla preziosa ed elegante del litorale californiano, non mancano incontri letterari degni di menzione. L’ambita località balneare fu eletta a rifugio lavorativo da uno dei giganti del genere giallo-poliziesco americano, Raymond Chandler, nato a Chicago nel 1888. L’inventore del detective privato Philp Marlowe, che dalla versione filmica del 1946 de Il Grande Sonno (1939) non può che avere il volto scuro e ironico di Humphrey Bogart, è stato uno dei primi a raccontare le periferie desolate e pericolose della Los Angeles anni 30 nelle quali si aggira l’investigatore solitario, dal sentimentalismo criptico, la sigaretta sempre pendente dalla bocca. Sul Camino de la Costa è ancora riconoscibile la villa appartenuta a Chandler. La vivacità culturale di La Jolla è ulteriormente dimostrata dalla D.G. Wills Books, una libreria frequentata, nel corso dei decenni, da importantissimi intellettuali. Le foto affisse all’interno, in mezzo agli scaffali stipati di libri, ritraggono i protagonisti della letteratura U.S.A. che vi hanno tenuto conferenze e incontri, giganti che farebbero impallidire qualsiasi esercizio commerciale analogo di Los Angeles o New York.

California Beat Generation Letteratura La Jolla Dr. Seuss Geisel Library
La Geisel Library di La Jolla, intitolata al Dr. Seuss

L’eccentrico e geniale Norman Mailer, che amava molto La Jolla, Allen Gisberg e Lawrence Ferlinghetti inanellano la ghirlanda beat, cui si aggiungono colossi come i premi Nobel Watson e Crick, fautori del modello a doppia elica del DNA, e decine di Premi Pulitzer. Un altro importante artista che trasse giovamento dalla tranquillità conciliante di La Jolla fu Theodor Seuss Geisel, noto con lo pseudonimo di Dr. Seuss, inventore de “Il gatto col cappello”, il celebre “Grinch”, i “Rax”, oltre ad altre centinaia di fortunate pubblicazioni per bambini, opere scritte, come solo un genio fantasioso e rigoroso può fare, in metrica classica corredata da strisce illustrate, per non citare produzioni televisive, musical, e un documentario di guerra premiato con l’Oscar nel 1948. Ad oltre 20 anni dalla morte le creazioni del Dr. Seuss continuano a fruttare circa 15 milioni di dollari all’anno in diritti.

California Beat Generation letteratura confine USA Messico
Il confine internazionale tra USA e Messico a San Diego, in California

Una frontiera talora separa davvero due mondi. Non è una semplice linea immaginaria, ma un abisso che demarca i salvi dai sommersi. La California e la Baja California, il Nord e il Sud. Una dimensione intermedia dove i disgraziati si affannano come topi in cerca di riscatto e cadono nella trappola dell’illusione, impigliati nel meccanismo letale che finisce sempre per sancire il diritto del più forte. Sulla scorta del consolidato filone poliziesco californiano Don Winslow, uno dei suoi principali rappresentanti contemporanei, racconta la macelleria sociale e morale del confine, dominato dai cartelli del narcotraffico e dalla connivenza delle classi benestanti. Sotto gli occhi dei borghesi rispettabili e dei criminali efferati, la mattanza degli ultimi. Il titolo Le belve, romanzo del 2010 riletto in film da Don Winslow, sintetizza il degrado nel quale piomba l’umano in questa California brutale. Il solito sogno abbagliante, questa volta per chi sta al di là del muro.


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