Spoon River esiste: andiamo con Lee Masters per gli States

Il cimitero dell’Antologia, cantata anche da Non al denaro non allamore né al cielo di De André, si trova a Oak Hill, in Illinois

L’Antologia di Spoon River, la raccolta di epitaffi pubblicata nel 1915 da Edgar Lee Masters, è uno dei capolavori più celebri della poesia contemporanea. In Italia la tradusse, sotto il fascismo, Fernanda Pivano, e Fabrizio De André dedicò un intero album al camposanto posto su la collina. Non pura visione lirica, ma luogo reale, a Oak Hill, Illinois, dove un percorso guidato ti indicherà le corrispondenze tra sepolcri e epigrammi. A breve distanza da Chicago e Springfield, troverai il set di questo tuo grande amore letterario, le emozioni di quando scoccò. Come è successo a me…

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Oak Hill, tra le campagne del Midwest, dista circa 250 km da Chicago, oltre il Lago Michigan

Era la mattina di qualche anno fa. Dalla finestra aperta sui tetti del centro di Milano entrava una luce tersa, quasi crepitante, come la brina che ricopriva le tegole. Da ciò giudico che potesse essere inverno. Una splendida mattina azzurra, ghiacciata. La lezione era di letteratura greca. L’epigramma ellenistico dell’Antologia Palatina, corone di poesie delicate, erudite, imbevute di tenue nostalgia, raffinatezza urbana, disperata passione del vivere. Amanti sorpresi dall’alba in un appartamento d’Alessandria la Grande, l’epitaffio sarcastico di un naufrago mai più ritrovato, confessioni involontarie in un simposio, artisti bohème travestiti da caprai siciliani.

Mi sembra di ricordare un incanto assorto. La professoressa a un certo punto passò a parlare della fortuna di quella tradizione artistica nella storia della letteratura. Risuonò un nome non greco, ma inglese. Edgar Lee Masters. Non il Nilo o l’Ilisso, ma lo Spoon River. Rimaneva il carattere essenziale dell’Antologia, lo struggimento inguaribile e in fondo compiaciuto per le miserie quotidiane di noi mortali, la volontà di braccare mediante mille accorgimenti la felicità che fugge sempre e si gira a guardarti col suo volto obliquo di cerbiatta. Trasmutato nell’immensa atmosfera americana, di pianura e praterie, dove la luce s’allarga vasta, sconfinata, come l’alveo del Mississippi.

C’era anche una ragazza, in un banco poco distante dal mio, Daria. Forse perciò mi folgorò la storia di Francis Turner, un giovane malato di cuore che dovette sempre guardare la vita da spettatore. Un giorno, però, nel segreto di un giardino fresco di catalpe,

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“là quel pomeriggio di giugno/al fianco di Mary/baciandola con l’anima sulle labbra/all’improvviso questa presa il volo” (trad. F. Pivano)

acacie e viti, riuscì a baciare Mary. L’emozione fu così intensa che l’anima gli volò sulle labbra, mentre il suo corpo finì nel camposanto di Oak Hill, insieme a quelli del suonatore di fiddle Jones, – che arrivò a novant’anni senza aver mai rivolto un pensiero né al denaro, né all’amore, né al cielo, –  del giudice, del matto, dell’ottico e di tutti gli altri protagonisti della raccolta di Lee Masters.

 

Poi scoprii l’album di De André tratto dall’Antologia di Spoon River, e la passione per la collina del lontano Illinois, brulicante di vicende interrotte, si fece sempre più viva. E anche se nel frattempo erano svanite l’aula, la mattina d’inverno e pure Daria (che non seppe mai nulla, o probabilmente capì senza che avessi mai trovato il coraggio di parlarle), ogni tanto torno in quell’angolo elegiaco, mesto e sereno, di Midwest. Basta chiudere gli occhi, come fecero una volta e per sempre i suoi abitanti.

Certo, sarebbe fantastico andarci in carne ed ossa. Ovviamente portandosi dietro il libro e le tracce del vecchio LP di Faber.


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